1. Le Origini
La Rete Oncologica della Regione Lazio nasce formalmente nel 2009 con il Decreto del Commissario ad Acta (DCA) n. 87/2009, successivamente integrato dai DCA n. 48/2010 e n. 59/2010, adottando un modello organizzativo di tipo Hub & Spoke.
In questa prima fase, la rete viene strutturata secondo una connotazione geografica, con la suddivisione del territorio regionale in quattro Macroaree, ciascuna afferente a un Centro Hub con funzioni cliniche di riferimento e di coordinamento dei territori di competenza.
La prima rete fu quella senologica (2015), seguita da quella del polmone e del colon. Questo primo tentativo basato sulla centralizzazione provocò non poche resistenze.
Questo assetto iniziale rappresentò il primo tentativo sistematico di superare la frammentazione dell’assistenza oncologica regionale, promuovendo la concentrazione dei volumi nei centri di riferimento e maggiore appropriatezza dei percorsi di cura.
2. Il PACO come primo strumento operativo della nuova Rete Oncologica Laziale
Nel percorso della riorganizzazione della Rete Oncologica della Regione Lazio, rinnovata nell’ambito delle linee di indirizzo che recepivano il Piano Oncologico Nazionale 2023-2027 (DGR 694/2023), uno dei primi strumenti operativi recentemente introdotti è rappresentato dal PACO – Punto di Accesso e di Continuità di Cura Oncologica. Il PACO nasce come risposta organizzativa per migliorare l’accesso del paziente ai servizi sanitari, rafforzare l’integrazione ospedale–territorio e ridurre il ricorso improprio ai Pronto Soccorso. I PACO sono ambulatori diffusi capillarmente a contatto con i gruppi multidisciplinari per patologia organizzati in PDTA (Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistiti).
Tali innovazioni devono essere lette nel contesto della riforma della Medicina di Prossimità.
Le Case della Comunità (CdC), introdotte dal DM 77/2022 e dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR – Missione 6), sono presidi sanitari che riorganizzano l’assistenza territoriale, luogo fisico e di facile individuazione al quale i cittadini possono accedere per bisogni di assistenza sanitaria e socio-sanitaria.
Il PACO si configura come uno snodo funzionale di accoglienza, presa in carico e orientamento, con l’obiettivo di instradare e accompagnare il paziente oncologico lungo il percorso diagnostico e assistenziale, favorendo una gestione appropriata dei bisogni clinici e assistenziali sin dalle fasi iniziali. In questo senso, rappresenta un primo prodotto concreto della nuova visione di rete oncologica, orientata alla prossimità dei servizi e alla razionalizzazione dei flussi di accesso alle strutture ospedaliere.
È importante sottolineare che il PACO non è uno strumento specifico della Rete Neuro-Oncologica, ma un passaggio intermedio e trasversale verso i PDTA aziendali e contribuisce a creare le condizioni organizzative e culturali per una presa in carico integrata del paziente oncologico.
La realizzazione dei PACO si sta diffondendo a ritmo serrato sul territorio dal 2025.
- La Rete Neuro-oncologica del Lazio
L’evoluzione epidemiologica, tecnologica e organizzativa delle patologie oncologiche del Sistema Nervoso Centrale ha progressivamente reso evidente la necessità di un modello di rete specifico, in grado di rispondere alla complessità clinica e assistenziale dei tumori cerebrali, che sono da annoverare tra i tumori rari.
Questo percorso evolutivo ha condotto all’istituzione formale della Rete Neuro-Oncologica della Regione Lazio, sancita con la Determinazione della Direzione Regionale Salute e Integrazione Sociosanitaria del 15 dicembre 2025, n. G17731, pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio. Con tale atto viene approvato il Piano di Rete Regionale per la gestione del Tumore Cerebrale, configurando una rete clinica dedicata, strutturata e integrata fondata su criteri di appropriatezza e monitoraggio degli esiti.
La Rete Neuro-Oncologica rappresenta un progetto concreto, il punto di arrivo di un percorso graduale: DA una rete oncologica generalista orientata a un riferimento geografico organizzato per Macroaree AD una rete specialistica capace di valorizzare le competenze esistenti sulla base dell’adesione a criteri di uguaglianza sia nell’ accesso alle cure che nel successivo percorso.
La Rete Neuro-Oncologica descrive ora i requisiti del percorso, da assicurare tramite i PDTA che sono e saranno i nodi della rete. I PDTA aziendali, solo ospedalieri o misti ospedale – territorio, che prevedano Neurochirurgia, Radioterapia e Chemioterapia, organizzate come descritto nella delibera, per ora presenti in pochi Ospedali, ma sono destinati a svilupparsi come pilastri della rete.
4. Il PDTA Neuro-Oncologico e l’esperienza dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata
Nel quadro della Rete Neuro-Oncologica Laziale, il Percorso Diagnostico-Terapeutico Assistenziale (PDTA) rappresenta lo strumento cardine per la standardizzazione e l’appropriatezza dei processi clinico-assistenziali dedicati ai pazienti affetti da tumori del Sistema Nervoso Centrale.
L’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata (AOSGA) costituisce una realtà di riferimento regionale che, già da diversi anni, ha avviato e implementato il “PDTA dei tumori cerebrali”, anticipando i principi oggi formalizzati nella rete regionale. Il PDTA aziendale si fonda su un modello multidisciplinare e multiprofessionale, che coinvolge neurochirurghi, neurologi, oncologi, radioterapisti, neuroradiologi, anatomopatologi, anestesisti-rianimatori, fisiatri, fisioterapisti, logopedisti, tecnici di neurofisiopatologia, infermieri dedicati e case manager.
Elemento centrale del percorso è il Board Neuro-Oncologico Multidisciplinare, sede collegiale in cui vengono discusse e condivise tutte le decisioni relative alle fasi diagnostiche, terapeutiche e di follow-up, garantendo appropriatezza clinica e personalizzazione dei trattamenti.
Il PDTA Neuro-Oncologico dell’AOSGA si articola in:
- fase diagnostica, con accesso strutturato alla diagnostica per immagini, alla diagnosi istologica e molecolare, ma soprattutto la valutazione del paziente;
- fase terapeutica, comprendente il trattamento chirurgico e le terapie oncologiche adiuvanti, definite sulla base delle caratteristiche della patologia e del paziente;
- fase di follow-up, clinico e strumentale, integrata con i percorsi riabilitativi e di supporto.
Secondo i dati più recenti del “PDTA dei tumori cerebrali” AOSGA (anno 2025), il percorso presenta percentuali di adesione del 99% dei pazienti eleggibili. La soddisfazione è risultata “elevata” o “molto elevata” nel 91% dei casi a conferma dell’efficacia organizzativa e dell’attenzione alla centralità della persona.
Per composizione, articolazione delle fasi diagnostico-terapeutiche e risultati in termini di adesione e soddisfazione, il PDTA Neuro-Oncologico dell’AOSGA si configura come un modello pienamente coerente con gli obiettivi e i requisiti della nuova Rete Neuro-Oncologica Laziale, contribuendo in modo attivo alla sua implementazione e al miglioramento continuo della qualità dell’assistenza. Questo percorso rinnova profondamente anche la relazione medico – paziente incoraggiando l’engagement ovvero la partecipazione attiva di pazienti e caregiver.
Punto di accesso: neurochirurgia@hsangiovanni.roma.it
In conclusione, stiamo assistendo da 3-4 anni ad una significativa riforma dei servizi sanitari che necessita una riconversione culturale perché possa essere supportata attivamente e interpretata secondo principi di uguaglianza e sostenibilità.
Riferimento istituzionale
- Rete Oncologica della Regione Lazio
https://www.regione.lazio.it/enti/salute/rete-oncologica-lazio
