
A Tor Tre Teste, un’ora riservata per far nuotare chi generalmente ne resta fuori, fa scatenare una parte politica che ci costruisce sopra una campagna di odio e xenofobia
Una fascia oraria settimanale. Solo donne. Di ogni etnia, colore, religione e orientamento sessuale.
Basta questo per far esplodere un caso.
Alla Piscina di Tor Tre Teste partirà a giorni questo nuovo turno in piscina. È un’iniziativa privata, in una struttura privata, a pagamento per chi ne usufruisce e fuori dall’orario di apertura al pubblico ed ai soci. Zero soldi del Comune, zero patrocini.
Eppure in 24 ore per le destre è diventata “il simbolo del degrado”, “la resa al fondamentalismo”, “il woke di quartiere”.
Infatti sotto il post di Welcome to Favelas sulla “Piscina Halal” i commenti sono scivolati subito nell’islamofobia e nella xenofobia. Un problema di accesso allo sport è di dialogo trasformato in propaganda a basso costo.
Eppure l’idea della Piscina aperta alle sole donne non l’ha partorita nessun partito o movimento ma è nata da due miei incontri tra persone completamente diverse che mi hanno manifestato un’esigenza comune: la necessità di avere uno spazio protetto. Quel luogo può rappresentare uno spazio di libertà per tutte, religiose o atee, in bikini e con corpi conformi, ma finalmente fuori dall’invadenza giudicante dello sguardo maschile che si abbatte su tutte, sempre
Il primo è stato con una mia carissima amica che convive da anni con disturbi alimentari. Sentirla raccontare la sua sofferenza all’idea di spogliarsi e mostrare il suo corpo in una spiaggia o in piscina, mi ha fatto capire cosa possa comportare l’esposizione del proprio corpo. Lo stesso disagio che vivono donne operate, con amputazioni, con cicatrici, con traumi. Per loro piscina e spiaggia non sono svago ma il terrore del giudizio, delle occhiate indagatrici, dei commenti sussurrato o dei risolini.
Non tutte hanno la forza di sopportarli.
Il secondo incontro è avvenuto durante la Festa Islamica a Villa Gordiani. Ho parlato con le ragazze della Comunità musulmana del CIR,italiane, universitarie, lavoratrici che vogliono fare sport col burkini e che ogni volta devono subire sguardi, commenti, curiosità invadenti, spesso anche insulti ed accuse di “terrorismo”
Ebbene da questi confronti è nata una idea semplice, aiutare alcune donne a cui serviva uno spazio protetto. Non per dividere, ma per includere chi oggi resta fuori.
Quindi alla fine tutto è stato perfettamente organizzato: regolare turno a pagamento a piscina chiusa, regole igieniche identiche a tutte le altre: costumi in lycra, doccia, norme sanitarie di tutti. Nessuna violazione e, sopratutto, nessuna ghettizzazione ma solo una splendida opportunità in più
Garantire un’ora sicura significa infatti poter far entrare in una piscina chi, per motivi diversi, molto probabilmente non entrerebbe mai.
L’inclusione a volte non significa necessariamente essere “tutti insieme sempre” ma spesso, semplicemente il “cerco di mettere in campo tutte le condizioni perché anche tu possa esserci”.
Ed invece ecco agitarsi lo spettro dell’occasione persa.
E così mentre le famiglie fanno i conti con bollette, inflazione e povertà, usare una scelta imprenditoriale legittima per fare campagna di odio è solo becera e squalloida propaganda sul corpo delle donne.
Si attacca una piscina di quartiere per non parlare dei veri problemi del Paese. Si usa il corpo delle donne, le loro cicatrici e la loro fede, come arma per attaccare chi crede nell’inclusione e nel rispetto.
Avremmo potuto parlare solo di sport e tempo libero in allegria, di rispetto e di inclusione appunto, e di come una città come Roma riesce a tenere insieme le differenze. Invece si è scelto lo scontro duro, la divaricazione xenofoba, l’insulto razzista.
Un Deputato della Maggioranza ha fatto addirittura una interrogazione parlamentare paventando l’invasione Islamica contro i dettami Costituzionali.
Ringraziando con tutto il cuore la proprietà e tutti i lavoratori della struttura sportiva, possiamo dire con forza che la Piscina di Tor Tre Teste non alza muri, ma costruisce ponti.
Non chiude porte, ma ne apre una.
Per un turno alla settimana.
Grazie.
