
Era il 1998 quando per azzerare il traffico di Roma si pensò di cementificare il Tevere per farne un’enorme arteria stradale. A quasi 30 anni dal comizio cult di Carlo Verdone in Gallo Cedrone, Roma continua ad essere la città più trafficata d’Italia, quella in cui le persone passano in media 103 ore bloccate nel traffico e dove per percorrere 10 km impiegano mezz’ora. Ma siamo anche nelle condizioni di fare in modo che non sia più così, grazie allo smart working e al trasporto pubblico, con l’effetto di determinare un cambio di passo sui tempi di vita a Roma.
Da quasi un anno portiamo avanti una battaglia culturale sullo smart working perché siamo fortemente convinti che possa essere un vettore di trasformazione del volto della Capitale. È una delle 10 azioni che la Cgil ha proposto al Campidoglio per cogliere il Giubileo come occasione di miglioramento delle condizioni di chi a Roma vive, studia e lavora.
A Roma ci sono almeno 700 mila lavoratrici e lavoratori – di cui quasi il 70% si muove in auto – che svolgono mansioni compatibili con lo smart working e il lavoro da remoto, ma a troppi viene impedito a causa di una visione retrograda dell’organizzazione del lavoro che stiamo contrastando per affermare un modello che liberi le persone dal lavoro e nel lavoro.
Nella Capitale oggi si contano 64 automobili ogni 100 abitanti: è il tasso di motorizzazione più alto del Paese. Da subito, e a costo zero, lo smart working potrebbe togliere 100 mila vetture private dalle strade. Grazie al trasporto pubblico, però, le auto in circolazione potrebbero addirittura dimezzarsi con importanti benefici per l’ambiente e la salute delle persone.
È quindi un fatto importante che l’Amministrazione Capitolina non abbia perso l’occasione di investire sul rinnovamento delle infrastrutture del trasporto pubblico dopo anni di immobilismo e mancate scelte che hanno aggravato la frammentazione del tessuto sociale e urbano della Capitale. Ridisegnare e potenziare la rete tranviaria, chiudere finalmente l’anello ferroviario, rinnovare la flotta dei mezzi di superficie e delle metro, sono la cura di cui Roma ha bisogno per riequilibrare gli assetti urbani, periferici e centrali, e per rigenerare le comunità.
È una questione di democrazia e giustizia sociale, prima di tutto. Nel 2023 gli abbonamenti annuali all’Atac sono stati 325 mila(poco più di un abitante su dieci), a Parigi oltre un milione (quasi un abitante su due). Un divario che rende chiaro come la mobilità pubblica sia ancora un diritto inesigibile per troppe persone che vivono, lavorano e studiano a Roma. Il blocco dell’aumento delle tariffe è un risultato importante, ma ora serve rafforzare le agevolazioni per abbattere le spese sostenute dalle persone. La scelta di portare l’abbonamento dell’Atac per gli under 18 a 50 euro è un segnale positivo, adesso bisognerebbe proseguire con altre azioni. Noi immaginiamo l’emissione di un milione di abbonamenti annuali entro il 2030 al costo di 100 euro, anziché 250, per tutte le persone con redditi medio bassi e che non possano già usufruire di altre agevolazioni.
Per tutto questo serve agire e portare avanti la mobilitazione nei confronti del Governo, al quale spetta la responsabilità di riconoscere alla Capitale le risorse di cui ha bisogno, a partire dal Fondo nazionale del Trasporto pubblico.
