
Con la destra al governo della Regione Lazio, pian piano stanno cambiando le regole urbanistiche che muteranno il volto delle nostre città e lo stanno facendo con leggi scritte con i piedi.
Sia chiaro che nessuno, tantomeno io che ho fatto per cinque anni l’assessore regionale alla casa e all’urbanistica nella giunta Zingaretti, si illude che la destra al governo non toccherà le norme ereditate dal passato. Anzi, sinceramente la trovo una pretesa sbagliata perché chiunque vinca le elezioni ha il diritto di concretizzare un programma elettorale e di realizzare un’altra idea di politica. È la democrazia. Peccato però che in questo caso, nei programmi elettorali dell’amministrazione Rocca, non ci sia traccia di nessun paragrafo o capitolo che riporti le tante cose sgangherate che stanno facendo, provvedimenti che rischiano di produrre effetti devastanti. Così come non esiste nessuno nel centrodestra che abbia la capacità politica e intellettuale di spiegare le ragioni che sono all’origine di alcuni provvedimenti, il tutto perché non c’è una visione o una strategia ma solo un capillare meccanismo clientelare che serve solo a dare risposte a domande singole o a problemi parziali. In nome della semplificazione si tenta di approvare una legge che reintroduce doppi o tripli passaggi autorizzatori, proprio alla faccia della semplificazione e della velocità degli interventi; oppure si tolgono ai comuni alcune competenze per riportarle in capo alla Regione con il solo fine di decidere “al posto di”. Il percorso che giustifica ogni provvedimento che fino ad oggi hanno approvato è sempre quello di chiedere il parere tecnico dei singoli attori del mondo produttivo legato all’edilizia: associazione dei costruttori, ordini professionali, grandi organizzazioni di settore. Mai nessuno però ha provato a spiegare un disegno coerente, generale, perché l’urbanistica non è l’edilizia: certo il nesso esiste, ma un conto sono le regole con cui si organizza lo spazio in cui le persone vivono, che è lo scopo dell’urbanistica, e un conto sono i cantieri. E la mancanza di un disegno preciso sull’urbanistica è testimoniata dall’atteggiamento contraddittorio che hanno avuto anche nei confronti delle aziende: la destra blocca il meccanismo del bonus 110% rendendo impossibile cedere i crediti al sistema bancario e mettendo quindi in crisi migliaia di aziende, poi in regione, cerca di scardinare il sistema delle regole e delle tutele del paesaggio e del territorio per strizzare l’occhiolino agli stessi attori. Il rischio che corre il sistema Lazio però è enorme.
La filosofia alla base di questo processo è quella del supermercato: “se ti serve qualcosa con noi la trovi”.
Leggi senza un disegno, solo risposte date a singole richieste speculative. Sono partiti nei mesi scorsi con il condono degli abusi realizzati nelle aree vincolate e di altissimo pregio che erano tutelate da una una legge voluta addirittura da Storace, una legge che noi non ci siamo sognati di toccare, mentre la destra con un provvedimento di un solo articolo lo ha fatto.
Ma il peggio deve ancora arrivare mentre la destra, alle prese con una crisi politica che dura da sette mesi, ha messo proprio la delega dell’urbanistica tra le merci da contrattare per trovare un nuovo equilibrio tra Forza Italia e Fratelli d’Italia.
Da tempo, questa destra sta provando a trasformare le cantine in case e uffici. Come se non bastasse, con la nuova legge che a breve arriverà in Consiglio Regionale, la 171, salta ogni regola, anche quelle del buonsenso: i cinema potranno diventare centri commerciali, mentre nelle zone agricole, saranno possibili i cambi di destinazione d’uso per casali, cantine, deposito attrezzi, stalle che diventeranno residenze, ristoranti, negozi, sedi di eventi, alla faccia di ogni logica di tutela e di rispetto dei piani regolatori. Sì perché un’altra incoerenza che si abbatte sul sistema territoriale, e che espropria i comuni di competenza che è una loro peculiarità è proprio questa: la pianificazione urbanistica con i loro piani regolatori non vale più niente. Se in un’area agricola si può fare ogni cosa, a che serve la previsione di un PRG, se con un cambio di destinazione d’uso se ne consente ogni utilizzo? E che importa se poi dopo aver autorizzato residenze, ristoranti, attività turistiche e commerciali, dopo saranno necessarie strade, fogne, illuminazione, servizi vari. Con la scusa di evitare il consumo di suolo, permettiamo invece il suo contrario, mangiamo le campagne e l’agro e ne distruggiamo la vocazione.
La legge sulla rigenerazione urbana, pensata proprio per riqualificare le zone degradate e fatiscenti delle città senza continuare a cementificare, sparisce. Anzi, si potranno buttare giù manufatti e spostare quei diritti edificatori altrove, consumando quindi altro suolo e aggiungendo altri pesi insediativi in altre zone delle nostre città, così, come per miracolo. Si aumentano le cubature ovunque, nelle zone residenziali e in quelle agricole, senza un disegno di riqualificazione ma solo per soddisfare appetiti speculativi. Anche per questo sarà inoltre possibile intervenire con edificazione nelle aree naturali protette. La logica è che si può fare tutto, chi se ne frega di cosa potrà accadere al nostro paesaggio, alle nostre città. È per questo che credo necessaria una grande mobilitazione di cittadini, comitati, amministratori per far crescere l’opposizione sociale a questa cultura selvaggia, un’opposizione forte fuori dal Palazzo che sappia gridare No a questa deriva da far west in cui la destra sta portando una regione meravigliosa. Una Regione governata da amministratori senza scrupoli e pericolosi.
