
L’Europa ha attraversato secoli di divisioni, conflitti e barriere nazionali. Eppure, negli ultimi decenni, un programma educativo ha saputo creare più legami tra le nuove generazioni di qualsiasi trattato diplomatico o accordo politico: il programma Erasmus+.
Con oltre 15 milioni di partecipanti dal 1987 a oggi e un budget record di 26,2 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, Erasmus+ non è solo un programma di mobilità per studenti e giovani lavoratori, ma una vera e propria infrastruttura sociale che contribuisce alla formazione di un’identità europea condivisa.
In un’epoca segnata dalla rinascita dei nazionalismi e dallo scetticismo nei confronti dell’integrazione europea, Erasmus+ rappresenta uno strumento fondamentale per contrastare le derive isolazioniste, favorendo la coesione tra i popoli e la costruzione di una cittadinanza attiva e solidale.
Ma come si concretizza questo impatto? Quali dati dimostrano che l’Erasmus+ sta effettivamente contrastando i nazionalismi in Europa?
I numeri parlano chiaro: oltre 15 milioni di persone hanno partecipato ai programmi Erasmus ed Erasmus+ dal loro lancio nel 1987. Solo nel 2023, il programma ha coinvolto più di 700.000 studenti universitari in mobilità, oltre 16.000 studenti e 10.000 insegnanti negli scambi internazionali, e decine di migliaia di giovani e lavoratori che hanno beneficiato di programmi di apprendimento in altri paesi dell’UE.
Il budget di Erasmus+ è aumentato esponenzialmente: per il settennato 2021-2027 sono stati stanziati 26,2 miliardi di euro, con un’aggiunta di 2,2 miliardi di euro provenienti da altri strumenti finanziari dell’UE. Questo investimento dimostra la volontà delle istituzioni europee di rafforzare la cooperazione educativa come elemento chiave per la stabilità e la crescita comune.
Ma il vero impatto non si misura solo in termini economici: uno studio condotto dalla Commissione Europea mostra che il 95% degli ex partecipanti Erasmus+ si sente più europeo dopo l’esperienza, e il 93% ritiene che il programma abbia migliorato la loro capacità di adattarsi a culture diverse.
Questo è un dato cruciale in un contesto di crescente chiusura identitaria e di politiche anti-immigrazione.
Negli ultimi anni, l’Europa ha assistito alla crescita di movimenti nazionalisti e populisti che mettono in discussione l’integrazione europea.
La Brexit è stata un chiaro segnale di come il sentimento anti-europeo possa prendere il sopravvento, portando a decisioni politiche drastiche.
Tuttavia, una delle prime preoccupazioni emerse tra le fasce di popolazione piu giovani nel Regno Unito post-Brexit è stata proprio la perdita dell’accesso al programma Erasmus+.
Erasmus+ contrasta i nazionalismi in diversi modi. I giovani che partecipano a Erasmus+ sviluppano un forte senso di appartenenza all’Europa. Vivere e studiare in un altro paese permette di comprendere meglio culture diverse, di abbattere stereotipi e di costruire relazioni transnazionali. Questo riduce la paura dell’“altro” e promuove valori di apertura e solidarietà.
Le ricerche in diversi paesi dell’unione dimostrano che coloro che hanno vissuto un’esperienza Erasmus+ sono meno propensi a votare per partiti nazionalisti o euroscettici. Uno studio condotto dalla European Youth Survey evidenzia che i giovani con esperienze di studio all’estero sono il 60% meno inclini a sostenere politiche isolazioniste o protezioniste.
Il programma non si limita agli studenti universitari, ma coinvolge anche categorie più vulnerabili: giovani con minori opportunità economiche, persone con disabilità, rifugiati e cittadini di paesi terzi. Erasmus+ è quindi un modello di inclusione sociale che dimostra come l’Europa possa essere una casa comune per tutti, e non solo per le élite.
Se da un lato Erasmus+ è conosciuto principalmente per la mobilità studentesca, in realtà il programma offre una vasta gamma di opportunità per associazioni, ONG, enti del terzo settore e realtà locali che vogliono promuovere valori europei e contribuire al cambiamento sociale. Ogni anno Erasmus+ pubblica numerosi bandi per finanziare progetti che promuovono la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e la formazione professionale.
Alcune delle azioni più rilevanti includono i progetti di mobilità per l’apprendimento, che permettono a educatori, formatori, operatori giovanili e volontari di acquisire nuove competenze attraverso esperienze all’estero; i partenariati di cooperazione, che finanziano la collaborazione tra scuole, università, enti locali e ONG per sviluppare metodologie innovative in ambito educativo e sociale; e i progetti di sostegno alle politiche giovanili, che migliorano il dialogo con le istituzioni europee e influenzano le politiche di settore.
Uno degli obiettivi principali del programma è quello di raggiungere giovani con minori opportunità, favorendo la loro partecipazione attiva alla società. In questa direzione, sono stati sviluppati progetti che promuovono l’integrazione di giovani migranti e rifugiati attraverso l’educazione non formale, creano percorsi di formazione per giovani con disabilità facilitando la loro inclusione nel mercato del lavoro e rafforzano il ruolo delle comunità locali nella costruzione di una cittadinanza europea attiva e partecipativa.
Sempre più aziende riconoscono il valore dell’esperienza Erasmus+ come un vantaggio competitivo nel mondo del lavoro. Per questo, sono attivi numerosi progetti di apprendistato internazionale e scambi professionali finanziati dal programma, che permettono ai giovani di acquisire competenze pratiche in settori chiave come l’innovazione sociale, la tecnologia e la sostenibilità.
Nel cuore di ogni progetto di integrazione europea c’è un’idea fondamentale: la cooperazione tra i popoli è la chiave per la pace, la crescita e la giustizia sociale.
Erasmus+ è uno degli strumenti più efficaci che l’Unione Europea ha saputo mettere in campo per dare concretezza a questo principio, formando generazioni di cittadini europei che vedono la diversità come una risorsa e non come una minaccia.
Oggi, di fronte alla rinascita di movimenti nazionalisti e sovranisti, è necessario più che mai difendere e rafforzare programmi come Erasmus+. Non si tratta solo di un’opportunità formativa per i singoli, ma di un investimento strategico per il futuro dell’Europa: un’Europa che deve essere sociale prima ancora che economica, equa prima ancora che competitiva, accogliente prima ancora che efficiente.
Chi crede nei valori della sinistra democratica e progressista non può non vedere in Erasmus+ un esempio concreto di ciò che significa un’Europa dei diritti, della solidarietà e dell’uguaglianza. Il nazionalismo e il protezionismo si alimentano della paura e dell’ignoranza reciproca; l’Erasmus+, al contrario, genera fiducia, conoscenza, cooperazione.
Dove i confini dividono, il programma Erasmus+ unisce. Dove il sovranismo vuole chiudere, l’Erasmus+ apre. Dove i populismi seminano odio, l’Erasmus+ coltiva comunità.
Il futuro dell’Unione Europea non si costruirà con i muri, con i confini rigidi o con le retoriche identitarie. Si costruirà con la conoscenza reciproca, con la contaminazione culturale, con la consapevolezza di essere parte di qualcosa di più grande: una comunità di persone e non solo di economie.
Erasmus+ è molto più di un programma di scambio. È una visione dell’Europa che dobbiamo proteggere e far crescere. Perché il futuro dell’Europa sarà Erasmus+, o non sarà.
