La crisi della maggioranza di destra in Regione Lazio che si è aperta nel luglio scorso e che a oggi, mentre scriviamo, non ha ancora trovato una sua composizione, ha prodotto un doppio effetto: sollevare il velo dai piedi d’argilla del gigante che nel febbraio del 2023 aveva stravinto le elezioni e dimostrare che le ragioni che uniscono, o quantomeno avvicinano, le opposizioni di centro-sinistra sono sicuramente più numerose di quelle che allora ci divisero portandoci inopinatamente alla sconfitta dopo una stagione comune di buon governo.

Mentre Rocca ha dimostrato di non essere il capo politico della coalizione che lo ha eletto esacerbando così le fibrillazioni che la attraversano, noi abbiamo voluto e saputo costruire una linea politica chiara e da cui tutte le forze di minoranza possono sentirsi rappresentate al di là delle ovvie e legittime peculiarità di ciascuno.

Ed è abbastanza evidente che se il centro-sinistra nel Lazio è all’inizio di un percorso, dopo appena un anno e mezzo il centro-destra, dilaniato da rivendicazioni interne per poltrone e strapuntini, sembra essere già arrivato al capolinea. 

Al punto che negli ultimi giorni lo stesso Rocca, che fino a oggi si era tenuto pilatescamente alla larga dalla rissa scaricando sui partiti la responsabilità di trovare una soluzione che in questo momento non esclude nemmeno il sostegno esterno di Forza Italia, sembra aver perso la pazienza.

Sarebbe tuttavia forse troppo semplicistico ridurre il copione di questo psicodramma a una mera questione di equilibri di potere. Nemmeno la sostituzione di uno o due assessori in Giunta potrà infatti sanare un vulnus più profondo che sta consumando l’esperienza del governo di centrodestra nel Lazio.

C’è infatti nello stesso approccio di Rocca, nella sua postura da presidente, un palese difetto di capacità di ascolto, di sintesi, di collegialità che, insieme a tutte le opposizioni, come Partito Democratico, abbiamo non solo denunciato ma proprio subìto. 

Una inadeguatezza che è assenza di visione politica e di efficacia amministrativa e che ha portato il Consiglio regionale a rimanere sostanzialmente bloccato per lunghe settimane costringendoci anche a forme di protesta plateali come la simbolica occupazione dell’Aula chiusa da prima della pausa estiva accompagnata dalla richiesta di riaprire la Regione per rimettere al centro gli interessi e i bisogni concreti delle cittadine e dei cittadini del Lazio.

Interessi e bisogni omessi o sacrificati a logiche di parte che, per citare solo il grande tema della Sanità, nel suo ruolo di presidente-assessore – unico caso in Italia – Rocca interpreta da protagonista assoluto. Per esempio destinando milioni di euro extra budget ai ras delle cliniche private (siamo arrivati a oltre 50 più gli 8 milioni che dovevano finire, senza bando, alla CRI e che siamo riusciti a bloccare) o stanziando 17 milioni per permettere alle Asl di erogare 400 mila prestazioni “fuori soglia”, ossia appaltandole al privato accreditato. Una distrazione continua di fondi dal pubblico al privato che mina alle basi il diritto di tutte e tutti a un servizio sanitario pubblico di qualità. Perfino sul futuro del Policlinico Umberto I di Roma, il più grande ospedale d’Europa, è stata alzata una cortina fumogena. Secondo dati Gimbe, nel 2023 il Lazio ha avuto una delle incidenze più alte per la rinuncia da parte dei cittadini alle prestazioni sanitarie per curarsi altrove: il 10,5% in aumento dal 2022 del 3,6%.

Altrettanto si dica in ambito urbanistico dove solo il fuoco incrociato di forti obiezioni arrivate da più parti, compresi gli stessi uffici tecnici-normativi della Regione, hanno potuto bloccare il tentativo, purtroppo non ancora del tutto abbandonato, di una deregulation selvaggia che mirava a rendere abitabili addirittura gli interrati.

Davanti a queste come a numerose altre iniziative che stanno qualificando questa destra per impreparazione e arroganza, il Partito Democratico si sta ponendo come argine e perno di un’opposizione seria, responsabile ma anche determinata a non fare sconti, in Aula e fuori. 

In Aula, come in questi giorni, mettendo in campo una strategia ostruzionistica in grado di far esplodere tutte le contraddizioni interne alla maggioranza. Fuori dall’Aula facendosi trovare sempre laddove c’è da difendere, laddove vengono minacciati, i diritti fondamentali delle persone al lavoro, alla casa, allo studio, alla mobilità, la tutela dell’ambiente e così i valori fondanti della nostra democrazia. 

Anche nel Lazio abbiamo voluto presentare già a luglio una richiesta in Consiglio regionale di referendum abrogativo della legge sull’autonomia differenziata e, come Partito Democratico, abbiamo contribuito a fare della nostra Regione la seconda per numero di firme raccolte.

E penso che è e sarà proprio su queste battaglie, da quella per tenere unito il Paese a quelle, tra molte altre, per aumentare le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale o per arrivare a fissare per legge un salario minimo contro lo sfruttamento e per la dignità del lavoro, che, sia a livello nazionale che locale, potremo costruire quell’alternativa necessaria al governo delle destre e mettere in campo una proposta forte, credibile e di sinistra per il Paese e per il Lazio.  

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