Il futuro della Regione Lazio passa per la nomina di uno sconosciuto direttore di una o due aree ambientali protette nel viterbese, in una querelle tra due comuni, che ne potrebbero decidere la designazione, e che insieme contano meno di 3 mila abitanti. Si potrebbe riassumere così lo stato dell’arte di una delle più importanti regioni d’Italia.

Stando infatti anche alle indiscrezioni della stampa di questi giorni, lo scontro in atto all’interno della maggioranza di centro destra della Giunta Rocca è ormai quasi strutturale. Che poi neanche di vero scontro dovremmo parlare, perché se così fosse si vedrebbe del dinamismo, fosse anche solo verbale. Qui invece parliamo di totale immobilismo.

Il motore della regione della Capitale del Paese, è ormai spento, incastrato in un braccio di ferro di potere tra partiti della maggioranza e capibastone. Fratelli d’Italia contro Forza Italia, tutti e 2 contro la Lega, ma forse non contro il PD che, secondo alcuni, potrebbe anche condividerne dubbi e analisi.
Ma questo è solo uno dei tanti problemi accusati dalla Pisana.

Nelle prossime settimane, ad esempio, come Diurna inizieremo anche a mostrare i nostri risultati dell’analisi di produttività degli assessori del Presidente Rocca. Quello che potremo vedere è che molto spesso non si tratta solo di un problema di scontro al vertice o tra forze politiche, bensì anche di totale incapacità a saper lavorare, da parte dei soggetti coinvolti.

Non è insomma solo l’indecisione se accorpare o meno due enti parchi diversi, bensì è il risultato, pari a zero, di due anni di non governo. Ancora una volta, come già avvenne per la Polverini e per Storace, il Lazio, la seconda Regione d’Italia, viene gestito sulla spinta di interessi personali e con figure dallo spessore pressoché nullo.


E invece l’opposizione? Seguendo i lavori in aula, ripresi da poco dopo mesi di interruzione per le beghe nel centrodestra, sembra che ci sia una convergenza sui temi da parte delle forze del campo progressita che deve però diventare ancora più incisivo. Gli anni di buon governo della stagione del centrosinistra al governo del Lazio vanno rivendicati, a partire dai risultati che hanno prodotto sulla vita delle persone e della visione che aveva ispirato questi provvedimenti, misure che la destra sta attaccando per puro furore ideologico e che invece vanno difesi e rilanciati.

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