di Raffaele Megna
Non è un triangolo degli affetti. Forse non è nemmeno un triangolo, e se sarà degli affetti, lo vedremo. È piuttosto un rapporto a due: una comunità che vive su un territorio controverso e uno dei più grandi aeroporti d’Europa e del mondo, il Leonardo Da Vinci. Un rapporto senza dubbio complesso. Sulla complessità, una premessa va fatta. Non sono tempi questi che accettano la complessità, il dubbio, il ragionamento e nemmeno, come lontana conseguenza, il garbo nei modi. Tutto è riduzione alla semplicità, o al semplicistico e ciò invoca lo schierarsi: bianco o nero, si sta di qua o di là, amico o nemico. Fino ad arrivare, su vicende in cui si confrontano interessi economici e diritti di una collettività, alle accuse reciproche: “ …sei uno sciocco idealista, no tu sei un prezzolato al servizio dei “poteri forti”. In generale, ansia e violenza nelle parole e nei fatti sono la norma. E questo è il clima nel quale le nostre società sono immerse e naturalmente il mondo della politica con esse.
A proposito di politica tengo a precisare che parlo da iscritto al Partito Democratico. Fiumicino è un giovane Comune senza una radicata storia di autonomia amministrativa che si rispetti, se non essere stata la più lontana e più povera delle Circoscrizioni di Roma. Un territorio estesissimo con più di dieci località, alcune delle quali per estensione e popolazione potrebbero competere con molti importanti e rinomati Comuni del Lazio. Un territorio, il nostro, dalle mille contraddizioni: fino a qualche anno fa uno dei più grandi comuni agricoli e zootecnici d’Italia e forse lo è tutt’ora, con all’interno una estesissima e modernissima azienda agricola di proprietà dei Benetton, la stessa famiglia che ha una gran voce in capitolo nella gestione dell’aeroporto Leonardo Da Vinci. Fiumicino è meta di terminal petroliferi, ma anche, lungo le sponde del Tevere, sede del più “spontaneo” ed esteso approdo di natanti del Mediterraneo con tanti cantieri, non tutti proprio in regola. Si sta costruendo con soldi pubblici un porto peschereccio a mare per ospitare una delle più grandi marinerie del Lazio, ma nella stessa area ben altri approdi sono in previsione come le navi Ro-Ro e da crociera. Ancora, a qualche chilometro a sud, alle spalle della grande fiumara e del vecchio Faro insiste una concessione in mano a una multinazionale, ferocemente contestata da una costellazione di associazioni e cittadini legati ai “Tavoli del Porto”, per costruire e gestire un Porto per mega navi da crociera al servizio del mordi e fuggi verso Roma. Non ci siamo fatti mancare due grandi Centri Commerciali sulla autostrada Roma Fiumicino con alle spalle un grande Interporto.
Però, questo Comune è anche terra di aree protette sul litorale e aree umide nell’entroterra, dell’estesissimo Parco Archeologico di Ostia Antica con la stupenda Necropoli e le grandi aree dei Porti Imperiali di Claudio e Traiano, di resti preistorici unici, ma sconosciuti ai più presso Maccarese e testimonianze nel profondo Nord che evidenziano il contatto fra la Roma Antica e la civiltà etrusca. Dimenticavo, tanto di questo territorio è inserito nella Riserva Statale del Litorale Romano insieme a molto del X Municipio di Roma. Poi c’è lui, l’Aeroporto Leonardo da Vinci. Nato nei primi anni ‘60 del secolo scorso, è cresciuto sempre più fino a diventare ciò che è oggi: un Hub da circa cinquanta milioni di passeggeri all’anno.
Qualche anno dopo la sua costruzione, attorno a lui è nata una intera città, spontaneamente s’intende, leggi abusivamente. Fra gli anni ‘70 e ’80 del secolo scorso abbiamo raggiunto livelli poco sotto alla città di Gela in Sicilia per cubature e velocità d’esecuzione con conseguente precarietà e inadeguatezza dei servizi primari e secondari di cui a tutt’oggi paghiamo lo scotto. Il PRG, approvato anni fa, non ha smorzato le prospettive di crescita; le ha regolate. Oggi la sola Isola Sacra, il territorio compreso fra i due rami del Tevere e il mare, ha poco meno di quaranta mila abitanti, ma si hanno concrete certezze che verranno superati a breve. In ogni caso l’aeroporto vuol dire sicuramente occupazione. Posti di lavoro di donne e uomini residenti in gran parte fra il Comune di Fiumicino e il X Municipio di Roma. Non c’è famiglia in questo pezzo di litorale romano che non abbia avuto o non abbia un parente più o meno prossimo occupato in aeroporto o nell’indotto. Lo abbiamo visto sotto il Covid cosa ha significato l’aeroporto fermo.
Quindi la domanda di qualche recente sondaggio che chiedeva se l’aeroporto potesse o no significare lavoro e benessere economico offende l’intelligenza degli intervistati prima che il buon senso. L’Aeroporto è stato ed è occupazione e reddito. Certo, chi di dovere avrebbe l’obbligo di verificare che tipo di occupazione; non tanto in AdR quanto nella miriade di aziende, “cooperative” e quant’altro che gestiscono i tanti servizi appaltati e subappaltati. Le voci di chi si incontra per strada mormorano e spesso urlano che in quegli ambienti lavorativi lo Statuto dei Lavoratori non è una delle letture più diffuse. Poi ci siamo Noi, il terzo incomodo: la popolazione del Comune di Fiumicino e la tenuta del suo territorio. Sull’occupazione ho già detto e non ne ridimensiono la portata, ma non si vive di solo lavoro. Vediamo perché elencando alcuni dei problemi già oggi evidenti.
La nostra comunità non ha mai conosciuto uno studio sistematico, approfondito e indipendente su quali siano state e sono le conseguenze della presenza aeroportuale sulla salute pubblica. Ora non mancano gli strumenti tecnologici di raffinata precisione per indagare su l’inquinamento acustico e atmosferico, ciò nonostante, ad oggi non conosciamo nulla sulla incidenza delle malattie legate a questo inquinamento se non smozzicate informazioni prive della serietà di uno studio pubblico e approfondito. La Regione Lazio ha il potere di stanziare fondi, mettere ordine e sistematizzare, attraverso le proprie agenzie, i tanti tentativi di monitorare le fonti inquinanti. Cosa aspetta la ASL RM3 a rendere pubblici i dati, ammesso che li abbia, sulla incidenza delle malattie legate all’inquinamento? Il diritto alla salute e all’informazione sono costituzionalmente garantiti e gli abitanti del Comune di Fiumicino sarebbero i più felici di apprendere che il Leonardo Da Vinci non incide sulla media delle malattie da inquinamento. Basta saperlo.
La costante crescita dell’aeroporto in questi ultimi anni ha prodotto dei curiosi fenomeni dal forte impatto sociale e ambientale. Il primo è la proliferazione di parcheggi a cielo aperto per le auto dei viaggiatori aeroportuali, soprattutto fra Fiumicino e Isola Sacra, chissà quanto regolari o abusivi. Una marea di lamiere, migliaia di auto che riempiono tutti i pochi fazzoletti di terra privati rimasti liberi. Nei periodi caldi anche i parcheggi delle scuole e dei luoghi pubblici rappresentano una soluzione. Il secondo è il proliferare del B&B affitta camere ed altro. Nonostante i 4000 posti letto fra Alberghi ed altre strutture ricettive regolari, ora da Isola Sacra si vedono uscire dai posti più inaspettati ed improbabili a qualsiasi ora del giorno e della notte comitive di trolley che vanno e vengono dall’aeroporto, anche a piedi. Per pura carità cristiana non approfondiamo il tema dellamobilità che porta migliaia di lavoratori aeroportuali a spostarsi da e per il lavoro, sui vari turni, attraverso un unico asse viario e un unico ponte che collega Fiumicino ad Ostia. Sventurato l’automobilista che incappa in uno di questi turni.
In questo complesso, ma sommario, quadro si inserisce la volontà dell’aeroporto e del suo management di arrivare a cento milioni di passeggeri all’anno entro i prossimi vent’anni. Per farlo, dovrà attingere ai circa 9 miliardi di euro frutto delle tasse aeroportuali ed altre entrate nella disponibilità di AdR, per rinnovare le infrastrutture all’interno dell’attuale sedime e per costruire una nuova pista, oltre le tre esistenti, fuori dall’area occupando circa 250 ettari di terra, 150 dei quali in zona di Riserva di cui un centinaio di ettari circa ricadenti nella proprietà dell’Azienda Agricola Maccarese. Quindi, chi cede la terra dietro indennizzo a prezzo di mercato e chi la acquisisce utilizzando parte del famoso gruzzolo miliardario è lo stesso soggetto economico. Legale lo sarà sicuramente se c’è una la previsione normativa e non c’è motivo di credere che non lo sia; se sia bello a vedersi lo deciderà la sensibilità di ognuno di noi. Non si può non immaginare che l’aeroporto e questa sua volontà di crescita sono un vantaggio per Roma e se ne comprende il motivo: più turismo, più sviluppo, più occupazione, più entrate. Il Sindaco Gualtieri con la sua Amministrazione comprensibilmente non fanno nulla per nasconderlo anche se Roma i conti con l’ overtourism prima o poi dovrà farli. Ma questa è un’altra storia. Credo invece sia legittimo chiedersi cosa avverrà al Comune di Fiumicino, al suo territorio, alla sua gente nel 2046 quando le ambizioni aeroportuali travalicheranno i già grandi numeri odierni. Sul disordinato parcheggio – albergo diffuso che oggi interessa Fiumicino- Isola Sacra vista la crisi economica non certo passeggera, è fantascienza aspettarsi che si faranno affari o si arrotonderanno le entrate familiari ospitando nel giardino di casa qualche auto e nella stanza dei bambini qualche viaggiatore? Forse no.
Inoltre, credo sia altrettanto naturale pensare, senza incorrere in una scomunica per lesa maestà, che nell’arco di vent’anni, raddoppiando i passeggeri, l’inquinamento atmosferico, al netto delle innovazioni tecnologiche già in essere sugli aeromobili e di nuove soluzioni organizzative sull’atterraggio e partenze dei voli, comunque aumenterà. Inoltre, come già detto sopra, per arrivare ai cento milioni di passeggeri serve costruire una nuova pista E qui il dibattito e lo scontro sono corposi fra chi come i responsabili del Leonardo Da Vinci e per altre ragioni forse i piloti e i sindacati di categoria, pensano che sia necessario costruire la pista fuori dall’attuale perimetro dell’aeroporto e chi come il “Comitato Fuori Pista” e importanti fette di cittadinanza, pensa che basti organizzare meglio il traffico all’interno dell’attuale sedime senza togliere terreno alla tutela della Riserva per consegnarlo al cemento. Anche se, a onor del vero, in questi anni l’associazionismo e i partiti, compreso il mio, avrebbero potuto, avremmo potuto credere e lottare di più per avere una Riserva Statale che non fosse solo salvaguardia e vincoli, ma anche occasione di sviluppo economico innovativo e ecologicamente rispettoso del territorio e della salute pubblica. Ma anche questa è un’altra storia. Dobbiamo chiederci quindi se, alla luce del quadro fin qui solo tratteggiato, questa terra, questo disordinato e squilibrato tessuto urbano, questa collettività possano sopportare nei prossimi venti anni il raddoppio dei passeggeri. Una scelta va fatta e la devono fare le forze politiche e prima fra tutte quella a cui appartengo. La politica deve assumersi la responsabilità di scegliere attraverso il diretto coinvolgimento dei cittadini se il Comune di Fiumicino deve avviarsi a diventare solo una gigantesca piattaforma logistica intermodale al servizio in gran parte di Roma e della sua straordinaria capacità attrattiva, oppure possa essere un territorio in cui si metta un punto sul consumo di terra.
Questo pezzo di litorale si aspetta una classe politica che non guardi alla convenienza immediata, ma cerchi di immaginare il futuro, innanzitutto rispettando il diritto dei propri cittadini a vivere bene e in salute rendendo, quindi, percorribili le potenzialità economiche, turistiche e culturali finora inespresse di cui siamo ricchissimi. Queste potrebbero dare reddito e lavoro molto più di quanto non si creda, integrandosi con quanto già esiste. E’ una scelta fra modelli di sviluppo diversi: un territorio coperto fino all’osso dalle grandi infrastrutture utili anche a sorreggere il turismo di altri o un Comune che viri, finché è in tempo, verso un rafforzamento dell’economia turistica di prossimità già esistente e un deciso investimento verso una offerta turistica talmente convincente e organizzatache i Tour Operator possono convincere chi viene a Roma a rimanere anche un giorno in più dalle nostre parti per le straordinarie bellezze che queste offrono e per le esperienze che fanno vivere. Questo per sommi capi è il turismo lento che non consuma territorio e da reddito tutto l’anno. Ecco che la Città Eterna, da presenza un po’ ingombrante si trasformerebbe in opportunità di crescita.
Questa vicenda dell’aeroporto non può essere lasciata al solo dibattito politico locale che in alcuni casi, ripeto in alcuni casi, rischia di perdersi in tifoserie contrapposte fatte di imbarazzanti inchini ossequiosi ai poteri, così come da ottuse e opportunistiche contrapposizioni a questi. Intanto, purtroppo le sole opposizioni in Consiglio si sono dichiarate giustamente contrarie alla deperimentrazione della Riserva. Le forze di centrosinistra troveranno un loro equilibrio liberandosi da scorie e retropensieri solo se si faranno aiutare, sia dal coraggio di parlare con tutti senza preclusioni o timori, compreso il mondo delle imprese e i sindacati che interloquendo con l’intelligente e raffinato lavoro che in questi anni i Comitati sopra ricordati hanno fatto nell’opporsi ad alcuni tentativi di decidere i destini di un territorio senza fare i conti con la comunità che lo abita.
Tornando al trasporto aereo, va detto che questo è un ambito strategico e lo si deve affrontare come un tema nazionale con una sua concreta declinazione regionale a patto che si ragioni anche del coordinamento con altri sistemi di trasporto di persone e merci. Aeroporti di Roma e sindacati di categoria per motivi diversi vogliono comprensibilmente sventare la perdita di competitività con gli altri aeroporti mondiali, vogliono evitare l’abbandono da parte dei vettori più prestigiosi delle tratte italiane più importanti e redditizie. Ma siamo sicuri che per realizzare tutto questo, l’unica strada sia l’“ingrassamento forzato “ del polo di Fiumicino e non un razionale ed efficiente sistema aeroportuale regionale, magari con la costruzione di un terzo aeroporto ben collegato alla Capitale e agli altri snodi?
La mia parte politica, se vuole candidarsi a governare dal locale al nazionale passando per la Regione, ha la responsabilità, anche su questi temi, di chiarirsi velocemente le idee innalzando il dibattito a tutti i livelli per potersi presentare davanti il mondo dell’impresa e davanti le comunità locali con le idee chiare su come perseguire lo sviluppo economico nel pieno rispetto della terra e dei suoi equilibri.
È una questione complessa e la politica è su questo che deve cimentarsi se vuole essere credibile.
