
Le parole tratte dal brano “Casa Mia” di Ghali, presentato al Festival di Sanremo 2024 — “Ma come fate a dire che qui è tutto normale? Per tracciare un confine con linee immaginarie bombardate un ospedale. Per un pezzo di terra o per un pezzo di pane. Non c’è mai pace.” — risuonano come una forza profetica e devastante se lette attraverso la lente della catastrofe che si sta consumando a Gaza. Non sono più solo versi di una canzone, ma il crudo resoconto di una realtà che ha superato ogni immaginazione. Come si può parlare di “normalità” quando la logica della guerra cancella i luoghi di cura e la sopravvivenza si riduce a una lotta per un pezzo di pane?
Un operatore umanitario ha recentemente riassunto l’abisso della disperazione con una frase agghiacciante: “I bambini dicono ai loro genitori di voler andare in paradiso, perché almeno in paradiso c’è cibo “. Questa non è un’iperbole. È la cronaca di una catastrofe sanitaria prodotta dall’uomo, una crisi senza precedenti moderni che si sta consumando sotto gli occhi del mondo. Il conflitto ha innescato una guerra contro la sopravvivenza stessa, combattuta attraverso lo smantellamento sistematico del sistema sanitario e una carestia deliberatamente indotta.
L’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 ha scatenato una reazione militare di una violenza che ha fatto precipitare la Striscia di Gaza in un abisso umanitario. Quella che è seguita non è stata una guerra convenzionale, ma una discesa in un inferno metodicamente costruito: prima, l’assedio totale, che ha tagliato i rifornimenti di cibo, acqua e carburante; poi una campagna di bombardamenti a tappeto; infine, un’invasione di terra che ha spinto la popolazione in un esodo perpetuo.
“Bombardare un Ospedale”: L’annientamento sistematico della sanità
Prima del 7 ottobre, il sistema sanitario di Gaza era già in ginocchio, indebolito da 16 anni di blocco. Quello che è accaduto dopo non è stato un collasso, è stata un’obliterazione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) non usa mezzi termini, parlando di uno “smantellamento sistematico del sistema sanitario“, un’affermazione che sposta il paradigma dal danno collaterale all’azione deliberata.
Le cifre sono la fredda testimonianza di questa strategia. Ad agosto 2025, secondo i dati dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), solo 11 dei 36 ospedali in tutta la Striscia di Gaza rimanevano parzialmente funzionanti. La capacità totale di posti letto è crollata da 3.500 ad appena 2.085 per oltre due milioni di persone. Di questi, circa 800 sono in ospedali da campo, lasciando solo 1.200 letti nelle strutture fisse per gestire un flusso incessante di feriti, malati cronici e partorienti.
La distruzione ha creato veri “deserti sanitari”, privando quasi del tutto il nord di assistenza. La chiusura dell’ospedale Kamal Adwan ha significato una condanna per i bambini affetti da malnutrizione acuta grave. Le poche strutture attive operano in condizioni disumane, a quasi il 300% della capacità. Per sopperire, diverse nazioni e ONG (Medici Senza Frontiere (MSF); International Medical Corps (IMC); Emirati Arabi Uniti, Giordania, Egitto e altri Paesi) hanno istituito ospedali da campo, la cui operatività è però costantemente minacciata da insicurezza e carenza di forniture e personale. Nonostante le enormi difficoltà, questi ospedali da campo rappresentano un baluardo di speranza, riuscendo a fornire cure essenziali a decine di migliaia di feriti e malati.
La guerra ha colpito duramente oltre che le infrastrutture, anche il personale sanitario. Secondo Insecurity Insight, tra ottobre 2023 e luglio 2025 nei territori palestinesi occupati si sono verificati 2.756 episodi di violenza contro l’assistenza sanitaria, con almeno 662 operatori uccisi a Gaza. Medici, infermieri e autisti di ambulanze sono stati sistematicamente presi di mira, compromettendo ogni possibilità di ricostruzione. Le Nazioni Unite parlano di attacchi mirati contro ambulanze e convogli umanitari. Questo fenomeno, definito “demedicalizzazione”, priva la popolazione di qualsiasi sicurezza sanitaria.
“Per un pezzo di pane”: La carestia come arma
Mentre gli ospedali venivano rasi al suolo, un’altra arma, più silenziosa ma altrettanto letale, veniva affinata: la fame. Il 22 agosto 2025, l’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), un monitoraggio sostenuto dalle Nazioni Unite, ha ufficialmente dichiarato la carestia a Gaza City, prevedendo la sua espansione al centro e al sud della Striscia entro la fine di settembre. L’analisi effettuata su questo fenomeno, ha confermato che si tratta di una carestia “man-made” (causata dall’uomo), conseguenza diretta e prevedibile del blocco e della distruzione dei sistemi alimentari.
Secondo l’analisi dell’IPC, oltre 640.000 persone affronteranno livelli catastrofici di fame (Fase 5 dell’IPC) entro la fine di settembre 2025. A luglio, il numero di famiglie che hanno riportato una fame molto grave è raddoppiato rispetto a maggio. Le persone muoiono di fame non perché il cibo manchi, ma perché l’accesso è stato deliberatamente negato.
I bambini sono le vittime più innocenti. A luglio 2025 sono stati identificati oltre 12.000 bambini affetti da malnutrizione acuta, la cifra mensile più alta mai registrata e un aumento di sei volte dall’inizio dell’anno. L’OMS ha verificato che nel solo 2025, 206 persone sono morte a causa degli effetti della malnutrizione. A questa tragedia si aggiunge una simbiosi letale: la malnutrizione indebolisce il sistema immunitario, mentre malattie come la diarrea, che dilagano a causa del collasso dei sistemi idrici, causano perdita di nutrienti, creando un “ciclo mortale”. In un’ulteriore, crudele beffa, anche l’arrivo del cibo può diventare una minaccia. MSF avverte del rischio della “sindrome da rialimentazione”: dopo mesi di fame, la reintroduzione del cibo richiede supervisione medica, una risorsa quasi del tutto assente a Gaza.
La Guerra: Il tributo infinito sulla vita e sulla mente
Secondo il Ministero della Sanità di Gaza, al 27 agosto 2025, il bilancio ufficiale delle vittime palestinesi dal 7 ottobre 2023 è salito a 62.895 morti e 158.927 feriti, con migliaia di altre persone che risultano disperse sotto le macerie. La maggior parte delle vittime sono donne e bambini. Gli ospedali rimasti sono in un perenne stato di “mass casualty incident”, sopraffatti da ondate di feriti che non possono gestire. Mancano le forniture più basilari e i chirurghi sono costretti a compiere scelte disumane, eseguendo amputazioni senza un’anestesia adeguata.
Il collasso delle infrastrutture igienico-sanitarie ha inoltre creato una tempesta perfetta per le epidemie. La guerra sta anche infliggendo un trauma psicologico di massa. Non è solo lo shock dei bombardamenti, ma il tormento quotidiano della fame e dello sfollamento. Uno studio condotto dopo un anno di guerra aveva rilevato che l’83,5% degli adulti a Gaza soddisfaceva i criteri per un probabile disturbo da stress post-traumatico (PTSD). Questa crisi di salute mentale non risparmia nessuno, colpendo anche la popolazione israeliana, che affronta un trauma nazionale dagli attacchi del 7 ottobre, e gli stessi operatori umanitari.
La perversione dell’aiuto: Quando la salvezza diventa una trappola mortale
In ogni conflitto, lo “spazio umanitario” dovrebbe rappresentare un’isola di salvezza. A Gaza, questo concetto è stato capovolto. L’atto stesso di cercare aiuto è stato trasformato in una scommessa letale. Nonostante il bisogno disperato, il volume di aiuti che entra a Gaza è una frazione di ciò che è necessario. Il fenomeno più terrificante è il massacro sistematico di persone vicino ai punti di distribuzione. Secondo l’OCHA, al 27 agosto 2025, il numero di persone uccise mentre cercavano di accedere a generi alimentari dal 27 maggio 2025 è salito a 2.158, con oltre 15.843 feriti. Questo costringe le persone a una scelta impossibile: morire di fame o rischiare di morire per mangiare. Si può definire questa dinamica una “perversione dello spazio umanitario”, un crollo dei principi del diritto internazionale che trasforma l’atto di sopravvivere in una roulette russa.
…. Oltre il Normale
“Ma come fate a dire che qui è tutto normale?”. La domanda di Ghali diventa un atto d’accusa. Non c’è nulla di normale in un sistema sanitario scientificamente smantellato, in una carestia usata come strumento di guerra, in una popolazione intrappolata tra le bombe e la fame. La catastrofe sanitaria di Gaza non è un tragico incidente. È, come dimostrano i dati, il risultato di azioni specifiche, deliberate e sistematiche. È una crisi prodotta dall’uomo, e per questo, interamente prevenibile. Le conseguenze si estenderanno ben oltre la fine delle ostilità, lasciando un’eredità di sofferenza per le generazioni a venire. La domanda, quindi, è cosa farà il mondo di fronte a questa documentata e soverchiante anormalità. La lotta a Gaza ha superato da tempo la contesa per un pezzo di terra. È diventata una lotta per l’ultimo pezzo di pane, per l’ultima goccia d’acqua pulita, per l’ultimo respiro in un letto d’ospedale. E per questo, oggi, non c’è ancora pace. Ma non possiamo più far finta che intorno a noi tutto sia normale.
Bibliografia Selezionata
1. Rapporti Istituzionali e Umanitari
- Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA). (2025, Agosto). Humanitarian Situation Update | Gaza Strip.
- Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). (2025, Agosto). Conflict in Israel and the occupied Palestinian territory: Health Situation Reports.
- UNRWA (Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione). (2025). Situation Reports.
- Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR). (2025). Operational Updates on the situation in Israel and the Occupied Territories.
- Camera dei Lord del Regno Unito, Biblioteca. (2024). What is the current situation for healthcare in Gaza? Infrastructure damage, risks to health and UK government response.
2. Attacchi alla Sanità e Testimonianze dal Campo
- Medici Senza Frontiere (MSF). (2025). “The health system is overwhelmed and it’s collapsing”.
- Physicians for Human Rights (PHR). (2025). Anatomy of a Health System Under Attack.
- Insecurity Insight / ReliefWeb. (2025, Maggio). Attacks on health care in Israel and the occupied Palestinian territory.
- Al Jazeera. (2025). Israel’s unrelenting war on Gaza healthcare requires urgent action.
3. Sicurezza Alimentare, Fame e Malnutrizione
- Integrated Food Security Phase Classification (IPC). (2025). IPC ALERT: Worst-case scenario of Famine unfolding in the Gaza Strip. Analisi tecniche e allerte sul rischio carestia.
- UNICEF. (2025). Children Are Dying as Famine Conditions Deepen in Gaza. Rapporti sulla malnutrizione acuta grave tra i bambini e sulle necessità di intervento.
- World Food Programme (WFP). (2025). Comunicati e rapporti sulla sicurezza alimentare e la distribuzione di aiuti alimentari.
- Associated Press (AP). (2025). Why hasn’t famine been declared in Gaza? The process is complex and political.
4. Impatto Psicologico e Analisi Accademiche
- National Center for Biotechnology Information (NCBI), U.S. National Library of Medicine. (Vari). The Impact of the Gaza War on the Healthcare System e Prevalence and correlates of anxiety, depression, and symptoms of trauma among Palestinian adults.
- War Child. (2025). New Study: Gaza Children’s Psychological Toll.
Taylor & Francis Online. (2024). Gaza’s hidden crisis: adults, children, and generations of psychological torment to come.
