La Giornata Mondiale dell’Alimentazione quest’anno ha coinciso con l’80º anniversario della nascita della FAO. Un’occasione per ribadire con forza un principio che deve guidare ogni politica pubblica: il cibo è un diritto universale, non una merce né un privilegio. Ogni persona deve poter accedere a un’alimentazione nutriente, equa e sostenibile, che tuteli il benessere delle persone, l’equilibrio degli ecosistemi e la dignità di chi lavora lungo tutta la filiera agroalimentare.

Il legame tra salute umana e salute del Pianeta è più evidente che mai. Non possiamo parlare di sicurezza alimentare senza parlare di giustizia ambientale e sociale. Agricoltori, allevatori, pastori, pescatori e lavoratori agricoli sono i custodi del territorio e della biodiversità, ma troppo spesso sono gli anelli più deboli del sistema. Come socialisti, in Europa ci stiamo battendo per garantire loro un reddito giusto, perché chi produce il nostro cibo deve poter vivere del proprio lavoro, non essere schiacciato da logiche di mercato inique o da concorrenza sleale. Anche per questo siamo contrari al fondo unico nel prossimo bilancio Ue, cioè all’accorpamento delle risorse della Politica Agricola Comune (PAC) con quelle della coesione. La PAC non deve subire una contrazione, al contrario andrebbe aggiornata in base all’inflazione, così come le politiche di coesione non devono subire un ridimensionamento, e poi la PAC deve restare saldamente europea, evitando di essere nazionalizzata, perché verrebbe meno il senso stesso della sua istituzione. Ed in questa programmazione, un grande lavoro lo abbiamo portato avanti, e continueremo a farlo, per favorire il protagonismo dei giovani e delle donne che quando guidano un’azienda favoriscono l’innovazione tecnologico-scientifica e dunque la conversione ecologica, la produzione biologica e il rispetto della sostenibilità sociale che garantisce i diritti di chi lavora nei campi. Come socialisti, infatti, sulla sostenibilità ambientale e sociale, abbiamo cercato di fare argine rispetto ai tentativi delle destre di far compiere un pericoloso passo indietro.

In un mondo che produce abbastanza cibo per tutti, la fame è una sconfitta collettiva. È inaccettabile che milioni di persone – anche nel nostro Paese – siano escluse da un’alimentazione adeguata.
Recentemente i dati Istat ci hanno ricordato la gravità della povertà alimentare, che colpisce soprattutto i minori. Ed è in questo contesto che le mense scolastiche devono acquistare maggiore importanza. Oltre a rappresentare un momento educativo e sociale, sono spesso l’unico pasto completo della giornata per molti minori. Per questo ci siamo battuti per garantire respiro al programma europeo “Più frutta, verdura e latte nelle scuole”. Investire nella qualità delle mense significa investire nella salute delle future generazioni e sostenere, con accordi con i produttori territoriali per esempio, filiere corte, stagionali e locali. È un circolo virtuoso che mette insieme agricoltura sostenibile, economia locale e diritto all’alimentazione.

Il diritto al cibo significa anche diritto dei consumatori a scegliere in modo informato e consapevole, a sapere da dove proviene ciò che mangiamo, come è stato prodotto, a quale costo umano e ambientale. Per questo ci battiamo anche per una maggiore trasparenza delle etichette, per politiche che promuovano l’educazione alimentare e contrastino le disuguaglianze nei consumi.

Costruire sistemi alimentari giusti, sostenibili e inclusivi è una responsabilità politica e morale. Non possiamo più permetterci di restare immobili. Il diritto al cibo è il diritto alla vita, alla salute, alla dignità. Ed è nostro dovere difenderlo, ogni giorno.

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