Il Consiglio straordinario di Rebibbia N.C. del 23 Settembre scorso ha probabilmente riannodato il filo con le esperienze delle grandi giunte di centrosinistra capitoline Rutelli e Veltroni. In quegli anni il lavoro sulle carceri, sui progetti intramurari e sul reinserimento delle persone detenute era parte strutturale delle politiche sociali della città.

Un mondo di cooperative ed associazioni che trovava piena cittadinanza nei programmi di quelle giunte, in un rapporto stretto con quel Tribunale di Sorveglianza e quei Magistrati che hanno segnato la storia del recupero e della rieducazione a Roma, in linea con le ultime grandi leggi sulle misure alternative all’esecuzione della pena in carcere, come la legge Simeone/Saraceni, la grande intuizione bipartisan del 1998, che evita tuttora di far transitare nelle carceri chi ha diritto ad accedere all’affidamento ai servizi sociali o alla detenzione domiciliare, oppure la normativa sulle detenute madri del 2001, che ha modificato l’OP, introducendo la detenzione domiciliare speciale per le madri (e i padri, in specifici casi) di bambini con meno di dieci anni, per garantirne cura e assistenza. Sono stati anche anni di valorizzazione delle cooperative centrali di tipo B, opportunità di lavoro e di inclusione anche per i detenuti e per le persone in percorso di misure alternative attraverso le attività produttive.

Un mondo profondamente stigmatizzato dopo l’inchiesta “Mondo di mezzo” e che ancora oggi stenta a recuperare la propria legittimità, a causa anche di sostanziali interruzioni di rapporti con le amministrazioni. Tuttora a Roma non ci sono bandi con “riserva 5%” destinati direttamente alle centrali di tipo B, ma è stata introdotta una riserva del 5% sugli affidamenti di beni e servizi per promuovere l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate attraverso l’affidamento di contratti pubblici.

D’altro canto, se vogliamo promuovere un concetto di sicurezza alternativo alle destre, che finora ci hanno propinato solo militarizzazione del territorio e provvedimenti preventivi securitari di compressione sostanziale di libertà e diritti, uniti all’abbattimento di ogni spesa per le politiche di inclusione economica, culturale e sociale, dobbiamo ripartire dagli ultimi e dai più fragili, dalle pari opportunità sui diritti fondamentali, come quelli alla salute, al lavoro, ad una casa, da un concetto di uguaglianza sostanziale, che tratti in maniera diversa chi si trovi in condizione diversa, per portare tutti agli stessi blocchi di partenza. Davanti ad un Governo che sposta i problemi, che i poveri non li vuole nemmeno vedere, tocca a noi proporre una società alternativa che crei più sicurezza attraverso il superamento dell’emarginazione.

Oggi il carcere è una vera “discarica sociale”, dove la percentuale più alta di popolazione carceraria è rappresentata da poveri, tossicodipendenti, extracomunitari, oltre ai portatori di patologie psichiatriche. Persone che non dovrebbero stare in carcere e che avrebbero, invece, bisogno di supporti diversi e specializzati, ma che il Governo del merito di Meloni non ha alcuna intenzione di considerare.

Con la seduta dell’Assemblea Capitolina a Rebibbia abbiamo lanciato un messaggio alternativo. Se vogliamo rendere più sicuro questo Paese dobbiamo ripartire  dall’ascolto degli ultimi, in un concetto di sicurezza che non è solo prevenzione dei nuovi reati, ma è, prima di tutto, protezione sociale. Il lavoro dell’Aula è stato collettivo e trasversale e tutte le forze politiche si sono unite per dare incisività a questa battaglia di civiltà. Il primo effetto importantissimo è stata la memoria di Giunta di giovedì scorso, dove l’esecutivo capitolino ha raccolto immediatamente l’indirizzo politico dettato dall’Assemblea, assumendo l’impegno di impiegare risorse sui progetti contenuti nei sei Odg approvati dentro Rebibbia e su cui i consiglieri hanno lavorato gomito a gomito con i detenuti e le detenute.

Abbiamo avviato un percorso. Siamo consapevoli che non cambierà tutto da un giorno all’altro, ma siamo consapevoli che questa è la direzione giusta su cui il nostro impegno proseguirà.

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