
Un appunto sequestrato in primavera — “Venditti gip archivia x 20.30 €” —, movimenti bancari di famiglia ricostruiti a ritroso otto anni dopo, prelievi di cinquemila euro alla volta e presunte omissioni nelle vecchie trascrizioni delle intercettazioni tra Andrea Sempio e il padre Giuseppe. Da questo mosaico di indizi è ripartito, venerdì 26 settembre, un nuovo capitolo dell’inchiesta sul delitto di Chiara Poggi: un filone portato avanti dalla Procura di Brescia, competente per eventuali reati commessi dai magistrati in servizio nel distretto di Corte d’appello di Milano, che ha ipotizzato la corruzione in atti giudiziari a carico dell’ex procuratore aggiunto (poi reggente) di Pavia Mario Venditti, oggi presidente del Casinò di Campione d’Italia.
Il 26 settembre il GICO della Guardia di Finanza di Brescia, con i Carabinieri, ha bussato a più porte: nove perquisizioni complessive nelle abitazioni di Venditti, dei genitori e degli zii di Andrea Sempio e di due carabinieri in congedo, Giuseppe Spoto e Silvio Sapone (non indagati, ma sentiti come persone informate sui fatti), all’epoca in servizio nella squadra di polizia giudiziaria della Procura di Pavia. I due ex militari, secondo quanto riportato nel decreto di perquisizione avrebbero avuto “contatti opachi” con i Sempio prima della loro audizione in Procura.
Il fascicolo, coordinato dal procuratore capo di Brescia Francesco Prete, è partito dall’acquisizione di numerosi atti trasmessi da Pavia e da una traccia economico-finanziaria da verificare: secondo l’ipotesi accusatoria, l’ex pm avrebbe ricevuto tra 20 e 30 mila euro per favorire Sempio nell’ambito del procedimento che lo riguardò e che si chiuse con l’archiviazione.
Il cuore dell’indagine è duplice. Sul versante finanziario, tra dicembre 2016 e giugno 2017 le zie paterne di Sempio avrebbero emesso assegni per 43 mila euro a favore del fratello Giuseppe, padre di Andrea; nello stesso periodo padre e figlio avrebbero prelevato contanti per 35 mila euro. Inoltre Giuseppe avrebbe intestato un assegno di 5 mila euro al fratello e questi lo avrebbe immediatamente incassato. Sul versante investigativo, il riesame di alcune vecchie intercettazioni ha fatto emergere passaggi non trascritti, compresi riferimenti alla “necessità di pagare quei signori lì” con modalità non tracciabili. Sempre secondo gli atti, prima della convocazione Sempio avrebbe saputo in anticipo alcune domande che gli sarebbero poi state rivolte da Venditti durante l’interrogatorio e alcuni elementi dell’esposto presentato dalla madre di Alberto Stasi.
La difesa dell’ex procuratore Venditti, unico indagato, ha replicato duramente. L’avvocato Domenico Aiello ha definito l’impostazione “surreale”, capace di “destabilizzare l’intero sistema giudiziario”, sottolineando come tutto poggerebbe su “un solo rigo di appunto, allo stato privo di autore” e denunciando una dinamica di fatto “in diretta” sui media e sui social, che avrebbe scavalcato il segreto investigativo.
I genitori di Chiara si sono detti “sconcertati” dall’ennesimo colpo di scena; invece per il difensore di Alberto Stasi, avvocato Antonio De Rensis “L’ipotesi accusatoria è talmente grave che non può essere commentata da un semplice avvocato.“
“I magistrati dimostreranno la fondatezza di questa indagine che va assolutamente rispettata, ma la gravità dei fatti contestati è inaudita“, ha continuato De Rensis. “L’indagine che ha portato Stasi in carcere è stata costellata da errori e orrori come quello di cancellare un alibi. L’indagine di oggi di Pavia e quella di Brescia è costellata di approfondimenti: qui si aggiunge e non si toglie, e quando si aggiunge di solito si sbaglia meno.“
Di segno opposto il commento di Massimo Lovati, legale di Sempio: “I pizzini richiedono prima una perizia calligrafica per essere attribuiti a chicchessia.” E ancora: ”Sono accuse che mi fanno ridere, sono parole scritte che non vogliono dire nulla e che indicano una cifra irrisoria se penso allo stipendio di un magistrato. Il pm può chiedere l’archiviazione ma a disporla è un gip.”
Sul piano probatorio, la partita resta tutta da giocare. Le perquisizioni erano finalizzate a cercare riscontri: documenti, tracciati bancari, supporti digitali, cronologie di contatti e di accessi; e a verificare la tenuta dell’insieme — l’appunto manoscritto, gli estratti conto, gli audio riascoltati — dentro i canoni della rilevanza e dell’utilizzabilità.
Se c’è una lezione che questa vicenda impone, è che il racconto mediatico ha di gran lunga superato la consistenza degli indizi, per giunta senza distinguere tra ciò che legittimamente è stato ipotizzato da Fabio Napoleone, e dagli altri Pm che si occupano del fascicolo a carico di Sempio, e ciò che, fino ad ora, è stato dimostrato.
Intanto, il dibattito pubblico ha ripreso vigore. In poche ore i titoli si sono rincorsi tra “svolte” e “bufere in procura”, a conferma di una storia che continua a occupare l’immaginario collettivo. Lo ha sintetizzato con una battuta efficace Francesco Compagna, legale di Marco Poggi, fratello di Chiara: “Una vicenda che fa spettacolo in modo straordinario e interessa agli italiani come un grande Cluedo”. È la metafora di un rischio permanente: trasformare il percorso giudiziario in un gioco di società, dove ogni carta pescata sembra rivelare l’assassino e ogni pedina appare decisiva — finché le carte vere, quelle che saranno dibattute al processo – se processo ci sarà – non diranno l’ultima parola. Nel frattempo a Pavia, nella stessa giornata delle perquisizioni, il gip Daniela Garlaschelli ha concesso una proroga di 70 giorni per l’incidente probatorio, avviato dalla Procura guidata da Fabio Napoleone.
Le novità dei giorni scorsi segneranno davvero una svolta? La risposta — tra Brescia e Pavia — è affidata al lavoro degli uffici requirenti e alle verifiche tecniche dei prossimi mesi. Alla cronaca spetta il compito, più umile ma necessario, di tenere il punto sui fatti. Il resto appartiene solo al lavoro dei magistrati.
Intanto una risposta alle domande della Procura di Brescia è arrivata da Massimo Lovati – intervistato in diretta a Quarto Grado la sera di venerdì 26 settembre: ”Il pizzino (venditti gip archivia x 20.30 €) mi sembra un normale preventivo di spesa, vuol dire che il costo per gli avvocati sarà di 20-30mila euro. Come fa la Procura di Brescia a pensare che il magistrato, con il suo stipendio, si accontenti di noccioline?” E ancora: ”Sempio ha saputo dell’indagine a Natale 2016, mentre mangiava il panettone ha saputo di essere indagato dalla tv. È venuto da me e gli ho detto di stare tranquillo perché poi è finita come avevo detto. Era un’indagine investigativa vuota ma quale corruzione? Cosa dovevano pagare un’indagine vuota?”
Il caso in sintesi:
13 agosto 2007 — Chiara Poggi, 26 anni, venne uccisa con un oggetto contundente nella villetta di Garlasco; l’allarme fu dato dal fidanzato Alberto Stasi, allora studente Bocconi e oggi in semilibertà mentre sconta una condanna definitiva a 16 anni che continua a contestare.
24 settembre 2007 — Stasi fu fermato per tracce di Dna compatibili con Chiara sui pedali di una bici; il gip non convalidò il fermo e lo rimise in libertà per carenza di gravi indizi.
3 novembre 2008 — La pm Rosa Muscio chiese il rinvio a giudizio di Stasi per omicidio.
17 dicembre 2009 — Il gup dei “rito abbreviato” assolse Stasi ritenendo il quadro “contraddittorio e altamente insufficiente” a provarne la colpevolezza.
8 novembre 2011 — A Milano si aprì l’appello: la procura generale chiese 30 anni; la difesa insistette sull’assenza di prove.
6 dicembre 2011 — La Corte d’assise d’appello assolse nuovamente Stasi, confermando il primo grado.
18 aprile 2013 — La Cassazione annullò l’assoluzione e rinviò l’imputato ad un nuovo appello che si svolse a Milano.
17 dicembre 2014 — Nel giudizio d’appello “bis” Stasi fu condannato a 16 anni.
30 aprile 2015 — Difesa e procura generale ricorsero in Cassazione: i primi contro la condanna, i secondi per l’aggravante della crudeltà.
12 dicembre 2015 — La Cassazione confermò i 16 anni; Stasi si costituì al carcere di Bollate.
19 dicembre 2016 — La famiglia Stasi chiese la riapertura del processo, richiamando una perizia che escludeva la compatibilità di Alberto dal Dna rinvenuto sotto le unghie della vittima.
23 dicembre 2016 — Andrea Sempio venne iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Pavia per verificare se il suo Dna potesse essere “compatibile” con quello trovato sotto le unghie di Chiara Poggi. Per completezza: quella linea d’indagine è stata poi archiviata dal gip di Pavia il 28 marzo 2017, su richiesta della Procura, come documentano più testate (ANSA, Repubblica, Il Fatto Quotidiano).
24 gennaio 2017 — La Corte d’appello di Brescia respinse l’istanza di revisione presentata dalla difesa Stasi.
28 marzo 2017 — Il gip di Pavia Fabio Lambertucci archiviò l’indagine su Sempio accogliendo la richiesta dei pm (all’epoca l’aggiunto Mario Venditti e il pm Giulia Pezzino) svalutando la perizia genetica presentata dalla difesa Stasi. Nelle motivazioni il gip scrisse che la consulenza era “radicalmente priva di attendibilità” e che il reperto era degradato, quindi non idoneo a un confronto (“non si poteva effettuare alcun confronto con un profilo genetico.”) In sostanza: traccia non utilizzabile ai fini attributivi.
24 maggio 2017 — La difesa Stasi ricorse ancora in Cassazione contro la condanna a 16 anni.
28 giugno 2017 — La Cassazione dichiarò inammissibile il ricorso, consolidando la sentenza.
23 giugno 2020 — I legali di Stasi depositarono una nuova richiesta di revisione.
5 ottobre 2020 — La domanda di revisione fu dichiarata inammissibile.
6 febbraio 2025 — La Corte europea dei diritti dell’uomo dichiarò irricevibile il ricorso di Stasi per l’annullamento della condanna.
11 marzo 2025 — Sempio risultò nuovamente indagato, con ipotesi di omicidio in concorso; il 13 marzo gli furono disposti coattivamente tampone e prelievo salivare dopo il suo rifiuto a sottoporsi spontaneamente all’analisi.
14 maggio 2025 — La Procura di Pavia ordinò perquisizioni a Voghera e Garlasco e presso amici di Sempio; sequestrò telefoni e pc e fece dragare un canale a Tromello, recuperando anche un martello da analizzare.
12 agosto 2025 — La Procura comunicò che il Dna maschile, rinvenuto nel corso dell’incidente probatorio, su una garza dell’autopsia del 2007 era frutto di contaminazione. Fu nominata consulente l’anatomopatologa Cristina Cattaneo.
25 settembre 2025 — La Procura di Brescia, nell’ambito di un filone di indagine per corruzione in atti giudiziari, aperto sull’ex procuratore di Pavia Mario Venditti (che archiviò Sempio), dispose nuove perquisizioni presso i familiari del 37enne. Intanto, nello stesso giorno, a Pavia, il gip prorogò di 70 giorni l’incidente probatorio, con aula fissata al 18 dicembre.
