
Come preparare un kit di sopravvivenza per 72 in caso di attacco: questo il tema del video che ha postato Hadja Lahbib, Commissaria europea per la resilienza, gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi e l’uguaglianza. Resta da comprendere come siamo precipitati in questa situazione.
Un Occidente con più diseguaglianze e povertà, con i Governi che diventano autocrazie e dove gli ultimi rimangono sempre più indietro e sono persino criminalizzati, i salari sempre più bassi, le cure più costose e di difficile accesso, servizi come energia e gas pressoché inaccessibili anche al ceto medio, che scompare. Lo spettro di una guerra, non in tv, ma fuori dalla finestra. 72 ore di sopravvivenza, non si comprende bene se ad una bomba atomica, ad armi nucleari e senza sapere cosa ci sarebbe dopo. Il mondo è in mano alla prepotenza del potere, di chi vuole un Paese o un territorio e se lo prende, di chi fa pollice alto o pollice verso. Credevamo che la direzione imboccata nel secolo scorso, quella di pace, disarmo e diritti, fosse irreversibile e costituisse l’evoluzione dell’umanità, che fosse progresso e che si trattasse di acquisizioni culturali, almeno per la società occidentale. Immaginavamo un futuro di prospettive migliori.
Ora su istruzione, stato sociale, democrazia, diritti, diplomazia e cooperazione internazionale, tutto viene stravolto e rimesso in discussione. Tra poco arriverà una nuova generazione, che non ha conosciuto il mondo che abbiamo visto noi, ma cresciuta solo dentro questa nuova visione. Alla nuova interpretazione del mondo si adattano subito i ricchi e i potenti, che cambiano velocemente lessico e paradigma, mentre stentano gli ultimi e chi lo diventa, coloro che perdono ogni tutela e possibilità di difendersi.
L’attacco di questa nuova democratura va contro giornalisti e avvocati, che per antonomasia difendono diritti e libertà; contro i giudici, che, quando non si “fanno Stato” (come accade in Turchia e nelle dittature), provano a difendere la libertà di giurisdizione e l’uguaglianza di tutti davanti alla legge; contro ogni forma di dissenso o protesta, di chi non si uniforma e non si rassegna alla propria condizione di sudditanza, di chi non accetta di retrocedere in una posizione di debolezza sociale e di privazione. I più forti stanno decidendo chi sopravviverà e come.
L’apice di questo nuovo mondo è l’attuale amministrazione Trump. Qualcuno ha parlato di “gangster della politica”. Ricatti, sopraffazione politica ed economica, derisione degli altri Stati. Il primo simbolo ne è Elon Musk, imprenditore con in mano le sorti della tecnologia mondiale, il motore della storia attuale e dei suoi cambiamenti, non al servizio del bene dell’umanità, ma del potere di controllo del soggetto economico più potente del mondo.
Il secondo è Kristy Neon, segretaria di Stato Usa per la sicurezza, nota per aver ucciso il proprio cane perché non le obbediva e che, in un recentissimo video choc, ha esposto al pubblico ludibrio alcuni migranti irregolari, detenuti nel carcere di El Salvador, seminudi e umiliati, come carne da macello. Una commistione di arroganza del potere, crudeltà, sopraffazione, mancanza di rispetto per la condizione umana.
L’Europa ha perso tempo prezioso in passato ed ora, tra spinte opposte, è difficile coordinare una reazione forte e determinata per difendere il proprio modello di civiltà. Che la Russia di Putin non fosse quella di Gorbaciov era chiaro, ma è il cambio di passo degli Stati Uniti la vera novità che ridisegna la mappa della “società occidentale”. Cambia l’equilibrio raggiunto dopo la seconda guerra mondiale, con protagonisti nuovi e (dis)valori diversi. Sarà una strada in salita.
Spetta alla sinistra del mondo e a tutte le forze progressiste, dai Democratici americani a quelli europei, riorganizzarsi velocemente e rilanciare una proposta di futuro che non possiamo permettere venga archiviata in maniera così traumatica e che parli soprattutto, magari con formule nuove, alle nuove generazioni di argomenti fondamentali: green, giustizia sociale, superamento delle diseguaglianze, cultura, pace. In questo momento nel panorama mondiale appariamo frammentati e molto più deboli, a fronte di una vera e propria aggressione di nazionalisti, sovranisti e populisti.
Al contrario di quanto proposto e propagandato dalla destra dei dazi, delle discriminazioni, delle prepotenze e dei conflitti, noi sappiamo bene che nessuna di queste sfide che riguardano il presente e il futuro, possono essere affrontate individualmente dai singoli Paesi perché i temi posti riguardano l’intero pianeta. Questo nostro approccio affonda le proprie radici nella tradizione democratica e socialista che ha sempre guardato con favore alla collaborazione delle forze progressiste su scala internazionale, sapendo che non esistono risposte locali a domande globali.
Se nonostante la crescita delle disuguaglianze, la sinistra è in crisi in tutto il mondo, è necessario unire le forze e dare risposte concrete: ripartiamo da una grande convention democratica internazionale per restituire visibilità all’alternativa e ai nostri temi e per riprenderci i nostri spazi.
