
Si definisce coerenza la fedeltà ai propri princìpi e non c’è dubbio che essa si adatti perfettamente alle scelte politiche che guidano il Governo nazionale, la nostra Regione e il nostro Comune in materia di sanità, sempre più orientate verso i privati.
Coerente, per esempio, è stata la recente partecipazione della Sindaca di Pomezia Veronica Felici all’inaugurazione di un nuovo centro di analisi cliniche e diagnostiche privato convenzionato, situato proprio accanto alla sede della ASL di Pomezia.
Senza voler demonizzare l’apertura di tale centro che, in una Città di quasi 67.000 abitanti come la nostra, rappresenta un’ulteriore risposta alle esigenze di salute della popolazione, la presenza “in pompa magna” della Prima Cittadina, suscita qualche perplessità sul tipo di coerenza che la Felici porti avanti, quel genere di perplessità che chi amministra una Città non può permettersi di suscitare.
A Pomezia la presenza del servizio pubblico si esaurisce con la ASL e in tale contesto, è evidente che le strutture convenzionate rappresentino un supporto e una risposta alle cittadine e ai cittadini.
Superando tale evidenza, però, è utile sottolineare che chi ha il potere del Governo di Pomezia, deve cogliere ogni occasione per ribadire la necessità di lottare per potenziare i servizi pubblici.
Il vero obiettivo – anche a lungo termine – deve essere quello di mantenere saldamente la sanità pubblica e universalistica.
Questa esposizione della Sindaca per l’apertura di un laboratorio privato (sebbene convenzionato), sottende una cultura e una mentalità che vede il diritto alla cura più come un privilegio che come un diritto universale.
La partecipazione a sorrisi larghissimi di Felici all’inaugurazione del presidio privato convenzionato, stona ancora di più se lo si accosta al momento di significativa difficoltà che affronta la ASL Roma 6.
Una tra tutte è la carenza di medici di base che, inutile sottolinearlo, compromette e contrae sempre di più l’accesso alle cure primarie per le cittadine e i cittadini di Pomezia.
Alla carenza di medici si somma una instabilità ai vertici. Dopo le dimissioni del Commissario Straordinario Francesco Marchitelli, è stato nominato Direttore Generale Arturo Cavaliere che però ha lasciato l’incarico dopo appena un mese e mezzo. Questa instabilità, inevitabilmente aggrava l’incertezza nella gestione dei servizi sanitari locali.
Ed ecco allora che la coerenza portata avanti dalla Sindaca nel suo voler dimostrare che – evidentemente – la sanità privata è per lei tanto importante quanto quella pubblica, si scontra con quello che ritengo più coerentemente misurato in una realtà come quella di Pomezia.
In una Città come la nostra, l’apertura di un centro diagnostico privato convenzionato accanto a una struttura pubblica può essere considerata un’opportunità per migliorare la risposta ai bisogni sanitari ma la priorità politica da perseguire resta il rafforzamento di una risposta pubblica, l’unica in grado di garantire un accesso realmente equo alle cure.
E sul rapporto tra questo rafforzamento e la coerenza della Sindaca Felici, si apre un’altra delle mie perplessità: a Pomezia, grazie al PNRR, sono stati approvati investimenti per potenziare l’assistenza sanitaria territoriale con la realizzazione di un Ospedale e una Casa della Comunità.
Su tali finanziamenti e su tali progetti, però, in città tutto tace.
Eppure la Sindaca di Fratelli d’Italia di Pomezia non dovrebbe trovare grande difficoltà nell’interlocuzione con il Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca.
Viene il dubbio che la coerenza si esplichi nel vantaggio del privato a danno del pubblico anche su un tema così delicato e centrale come quello della sanità.
Per noi, invece, la coerenza risiede nel cercare di garantire un sistema sanitario che metta al centro il diritto alla salute, nel dire che il privato convenzionato a Pomezia è – e resta – un supporto imprescindibile ma che la sua presenza non può e non deve essere un deterrente alla lotta per una maggiore offerta pubblica di servizi sanitari nel nostro Comune.
