La notizia di un muro di cemento eretto la notte del 3 Marzo sulla spiaggia di Isola Sacra, località del Comune di Fiumicino, dove dovrebbe sorgere il primo porto crocieristico privato in Italia, ha suscitato una profonda indignazione tra i cittadini. In molti hanno risposto all’appello del Comitato Tavoli del Porto e del Collettivo Bilancione Occupato che hanno indetto a distanza di pochi giorni una manifestazione alla quale hanno partecipato più di 500 persone. Non poche per il comune costiero. Domenica 23 marzo altrettante biciclette hanno invaso le vie del centro storico e il lungomare per giungere al Vecchio Faro. Un giorno di lotta e di festa che si è protratta fino a sera.

Il muro di 600 metri serve a delimitare un’area di cantiere all’interno della concessione demaniale della Fiumicino Waterfront, controllata dalla multinazionale americana Royal Caribbean, che proprio dove lì ora c’è una spiaggia vuole costruire un porto per le grandi navi da crociera.

Facciamo un passo indietro. Il progetto originario presentato dalla Iniziative Portuali fu approvato nel 2010 e prevedeva la realizzazione di un porto turistico da 1500 posti barca e centinaia di migliaia di cubature residenziali e commerciali. Appena avuta la concessione le quote della IP vengono cedute al Gruppo Caltagirone Acquamarcia e Invitalia, società di natura pubblica. Ma le cose si mettono subito male e, dopo un anno di cantiere, un’inchiesta giudiziaria mette tutto sotto sequestro e l’area viene lasciata per molto tempo in uno stato di abbandono e degrado. 

Nel 2019 Invitalia tenta di salvare il progetto con un accordo con la Royal Caribbean alla quale però non interessano i posti barca, ma chiede di modificare il progetto dimezzando i posti per le barche da diporto ed inserire un attracco per le navi da crociera. Ma RC non attende l’approvazione della variante e fa il colpaccio aggiudicandosi l’acquisto della IP all’asta giudiziaria del tribunale fallimentare di Roma. Per la modica cifra di 11 milioni di euro, il colosso americano mette le mani su una concessione di 90 anni.

L’introduzione delle navi da crociera genera una istintiva reazione di opposizione da parte dei cittadini che si organizzano per contestare il progetto. Nasce così nel 2020 il Comitato Tavoli del Porto che organizza banchetti, volantinaggi, manifestazioni e man mano cresce in termini di adesioni.

Come nelle migliori storie italiche, per offrire una scorciatoia agli americani, nel 2022 il Sindaco Esterino Montino, che guida una coalizione a trazione PD, chiede al sindaco di Roma Roberto Gualtieri (anch’egli del PD e nominato dal Governo Meloni Commissario per il Giubileo) di inserire questo progetto tra le opere necessarie del Giubileo. Con questo espediente il progetto può godere di procedure abbreviate e semplificate.

A raccogliere il testimone di Montino sarà il sindaco Mario Baccini che dal 2023 è a guida il Comune di Fiumicino con una coalizione di centrodestra. Appena insediato, Baccini fa approvare una delibera dal consiglio comunale per assumere il ruolo di Ente Attuatore dell’opera. 

È chiara la trasversalità degli interessi politici? Nella scheda 146 del decreto Giubileo il costo del progetto viene stimato in circa 450 milioni di euro, interamente privati, ma dopo un anno e mezzo la stima è salita a 700.

Ad ottobre del 2023, il Comune trasmette la documentazione al Ministero dell’Ambiente per la Valutazione di Impatto Ambientale. Nonostante i tempi dimezzati, dopo 18 mesi la procedura non si è ancora chiusa. Le numerose e oggettive osservazioni presentate dalla rete dei Tavoli del Porto mettono in evidenza le gravi criticità del progetto al punto che le commissioni tecniche non possono far altro che “far propri” quei punti e chiedere integrazioni e chiarimenti al Comune. 

Per chi non è cresciuto a Fiumicino è difficile far comprendere l’attaccamento e la voglia di preservare questo luogo simbolico che chiamiamo “Vecchio Faro”. Eppure, basta venirci una volta per innamorarsene. Un luogo magico anche nella sua desolante decadenza, celebrato in molti film, serie tv e canzoni, che oggi con il suo Faro ricostruito dopo la guerra e i suoi Bilancioni, casette palafittate usate per la piccola pesca, versa in uno stato di abbandono e, ciò nonostante, esercita una forza di attrazione che va oltre i confini del Comune costiero.  

Il “fronte del porto” è composto da una rete che va dai piccoli comitati di quartiere alle associazioni ambientaliste come LIPU, Italia Nostra, Legambiente, ARCI. In aggiunta, ci sono associazioni romane come Carte-in-Regola, Verdi Ambiente e Società e Agenda Tevere Onlus, per citarne alcune. Il Comitato Tavoli del Porto, che le riunisce e le coordina, partecipa attivamente alla rete Global Cruise Actvist Network nella quale militanti anti-crociere dall’Alaska al nord Europa, si scambiano informazioni e iniziative. Il Comitato ha aderito alla Rete dei Numeri Pari nella quale si raccolgono movimenti per i diritti sociali e ambientali di tutto il paese e la rete dei Cittadini per l’Aria che si batte per la qualità dell’aria delle città portuali italiane. Molto importante, poi, l’apporto di Scienza Radicata, un collettivo di ricercatori scientifici e universitari che fa ricerca “sul e con” il territorio, che ha contribuito a far comprendere l’importanza e la delicatezza dell’ambiente della foce del Tevere. 

Il caso ha suscitato anche un notevole interesse mediatico con inchieste condotte da media indipendenti ma anche della grande stampa nazionale e servizi della RAI.

Ad opporsi al progetto anche le organizzazioni sindacali dei lavoratori portuali, in particolare la FILT CGIL e la Camera del Lavoro di Roma, preoccupati per la liberalizzazione strisciante che verrebbe introdotta se venisse approvato il progetto di un porto crocieristico privato. Il rischio è che saltino le tutele dei lavoratori portuali introdotte dalla legge quadro 84/94 che conferisce allo Stato la gestione dei porti commerciali (nei quali è ricompresa la tipologia crocieristica) e fissa le regole del lavoro all’interno dei porti.

Anche il Sindaco di Civitavecchia, con l’appoggio unanime e trasversale del consiglio comunale, ha espresso preoccupazione per la tenuta della governance pubblica sui porti crocieristici e per lo “scippo” di 1,3 milioni di passeggeri che la Royal intende spostare su Fiumicino.

Ma la liaison che sembrava impossibile e che invece ha dato i suoi frutti è la collaborazione con il Collettivo Bilancione Occupato che dal 2012 anima l’area con iniziative culturali e sociali di vario genere. Un collettivo autonomo ben integrato con la rete dei centri sociali romani.

Quello che si oppone al porto crocieristico è un movimento popolare trasversale alla geografia sociale e le generazioni per cui è stato possibile vedere manifestare insieme giovanissimi dei movimenti per l’ecologia con “vecchi” militanti dei diritti sociali e della sinistra. 

In conclusione, la questione del porto crocieristico di Fiumicino è andata ben gli aspetti locali e sta agitando gli schieramenti politici. Il fronte dei sostenitori è chiaro: la destra al potere in tutta la sua filiera comunale, regionale e nazionale.
Anche il fronte degli oppositori si sta definendo e arricchendo con prese di posizione anche a livello nazionale di AVS, M5S e PD. 

Nel maggiore partito di opposizione, come abbiamo visto, ci sono delle contraddizioni ma, soprattutto con l’avvento della nuova segreteria, c’è stato un cambio di passo con alcune dichiarazioni dei vertici nazionali che stanno esprimendo giudizi netti soprattutto sul piano ambientale contro questa operazione inaccettabile che, se approvata, potrebbe creare un pericoloso precedente che potrebbe portare alla proliferazione di iniziative simili: ovunque ci sia un porto turistico, questo potrebbe essere trasformato in porto commerciale.
Il rischio è un vero e proprio assalto alle coste della nostra penisola che avrebbe, come ulteriore conseguenza, quella di far saltare la governance dello Stato sul sistema della portualità, oggi saldamente in mani pubbliche. Ed questo ultimo punto che alcune interrogazioni parlamentari dei partiti di opposizione, PD compreso, hanno messo in evidenza anche se manca ancora una iniziativa politica forte e unitaria di tutte le opposizioni che metta in mora il governo.


Ancora una volta spetta ai cittadini e ai movimenti popolari, assumersi la responsabilità di lottare contro un progetto folle, mentre la politica, quella “del palazzo” sembra non riuscire ancora a cogliere l’importanza di un mondo fatto di persone, associazioni e rappresentanti delle istituzioni locali, tante energie che dal territorio si unite senza badare agli orientamenti politici ed elettorali, per opporsi a questo progetto inutile e dannoso per l’ambiente e per l’economia nazionale.

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