
Una casa ci vuole. Non lo diceva soltanto Cesare Pavese in uno dei suoi romanzi più belli, lo diciamo anche noi oggi, vittime di un mondo e di un sistema dove comanda solo il mercato e dove chi è più fragile o povero è costretto ad arrangiarsi per poter avere un tetto sopra la testa e un luogo in cui poter vivere e costruirsi una vita, dove ci dicono che studiare è un diritto ma è necessario pagare per esercitarlo, dove il futuro è impossibile da immaginare, perché viviamo in condizioni di precarietà.
Ecco perché abbiamo proposto di riconoscere e tutelare il diritto all’abitare in Costituzione con una Proposta di Legge d’iniziativa popolare: vogliamo che il nostro Stato sia garante, tramite la più bella e forte rappresentazione dei suoi valori, del diritto all’abitare.
Vogliamo che lo Stato intervenga sul mercato immobiliare per tutelare la vita e il futuro di chi vive in Italia, e non vogliamo veder trascorrere altri 30 anni senza che il Parlamento si sia mai confrontato sulle politiche per l’abitare. Vogliamo che non ci siano più mattine in cui troviamo cadaveri di persone morte perché senza dimora, perché la nostra società non accoglie chi non può permettersi una casa, e perciò si muore di sofferenza, di marginalità e di solitudine. Vogliamo che le persone terremotate e alluvionate non siano costrette a vivere in camere d’albergo per un solo altro giorno della loro vita, abbandonate dallo Stato che non ha saputo ricostruire ciò che una scossa ha portato via: non soltanto quattro mura, ma il passato, il presente e il futuro.
Vogliamo che le persone più povere non siano costrette, nel migliore dei casi, a trafile lunghe mesi, talvolta anni, per arrivare a condividere una casa che crolla a pezzi, in una periferia qualsiasi di un quartiere isolato, abbandonate a se stesse in case popolari che nascondono la povertà e che non permettono di uscirvi, né fisicamente né metaforicamente, perché mancano i servizi. Vogliamo che gli affitti siano sostenibili anche per coloro che non hanno stipendi stellari, perché al giorno d’oggi senza una rete familiare di supporto, soltanto i privilegiati possono permettersi una casa. Vogliamo che gli studenti e i lavoratori fuori sede non siano costretti a devolvere tutto lo stipendio in un affitto o che siano costretti a non poter studiare o lavorare in altre città perché i prezzi attuali sono folli.
Vogliamo che lo Stato e la politica si assumano la responsabilità di garantire il diritto di esistere a tutte le persone perché, per vivere, una casa ci vuole. E non bastano quattro mura.
Lo abbiamo voluto scrivere, con il prezioso aiuto del Prof. Schillaci, in questa proposta di modifica della Costituzione che qui proviamo a riassumere. Se approvata, ogni altra norma dovrà adeguarsi a un principio tanto semplice quanto disarmante: avere un tetto sopra la testa è giusto.
Proponiamo la modifica di tre articoli:
- l’art. 44, ponendo a carico della Repubblica il dovere di garantire l’accesso all’abitazione quale bene primario e mezzo necessario per assicurare alla persona l’esercizio effettivo dei diritti e una vita libera e dignitosa;
- l’art. 47, estendendo la tutela dei risparmiatori all’accesso non solo alla “proprietà” ma anche al “godimento” dell’abitazione, comprendendo dunque anche altre forme quali l’affitto e la gestione pubblica degli alloggi;
- l’art. 117, rafforzando il potere dello Stato e aggiungendo tra le materie di competenza esclusiva la definizione delle “norme generali in materia di politiche abitative” e alla competenza concorrente quella in materia di “programmi di edilizia residenziale pubblica”.
Dall’11 Marzo è possibile firmare con SPID e CIE e dal 5 e 6 Aprile, oltre 50 Piazze d’Italia ospiteranno raccolte firme cartacee, perché vogliamo che lo Stato si assuma la responsabilità della vita delle persone.
Se raggiungeremo almeno 50 mila firme entro l’11 settembre, la proposta sarà discussa in Parlamento.
Il nostro progetto nasce dai racconti delle persone che abbiamo incontrato, e vuole essere quello spazio politico e di discussione per scuotere le Istituzioni affinché due terzi del Parlamento approvino la nostra Proposta di Legge. Ma oltre a questo, vuole essere quel movimento che lega e mette insieme le sensibilità che desiderano cambiare il paradigma per cui sono la sorte o la fortuna a determinare la vita e la salute delle persone.
Ecco perché nei prossimi giorni, settimane e mesi saremo a totale disposizione per eventi e iniziative, ecco perché i Consigli Comunali e Regionali si stanno adoperando per recepire e presentare la Mozione costruita con le amministrazioni.
Per fare una casa non bastano quattro mura, serve che la politica, quella che è contraria alla povertà e alle disparità, si adoperi e si impegni per cambiare il sistema malato che condiziona le nostre vite.
Perché senza il diritto all’abitare in Costituzione, ma quale casa?
Diurna sostiene la proposta di Ma Quale Casa? per inserire il diritto all’abitare in Costituzione.
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