
Qualcosa di positivo in tutta questa vicenda c’è.
Si parla finalmente sulla stampa e nelle istituzioni di cinema, di cultura e di sale cinematografiche.
Argomento che, dopo la grande crisi nel periodo del Covid era completamente uscito dai radar dell’informazione e forse anche degli addetti ai lavori.
Ma cosa è successo, in realtà?
Praticamente una norma urbanistica che dovrà essere approvata in Consiglio Regionale del Lazio e che già ha avuto l’approvazione dalla commissione urbanistica, prevede un intervento importante in materia di utilizzo delle sale cinematografiche, in particolare quelle chiuse o dismesse.
Girando per le nostre città, ed in particolare Roma, sono molti questi spazi chiusi da tempo, anche in luoghi centrali. La norma che l’amministrazione Rocca vorrebbe approvare in Regione Lazio prevede la possibilità di trasformare le sale cinematografiche chiuse da almeno 15 anni in spazi commerciali. Nella norma si amplierebbe la percentuale di superficie trasformabile in attività commerciale, per agevolare la riapertura di sale inattive e per trasformarle in gran parte in centri commerciali.
Naturalmente l’opposizione per prima e una grande presa di posizione di tutto il mondo del Cinema con i suoi massimi esponenti subito dopo, hanno acceso un faro sulla vicenda. È chiaro a tutti che una operazione del genere porterebbe ad una speculazione senza precedenti, in particolare tra i grandi fondi internazionali che potrebbero acquistare le sale, chiuderle per anni e avere la possibilità di trasformarle poi in centri commerciali.
Quali interessi si nascondevano dietro questa norma? Quanti e quali sono coloro che hanno spinto perché ci potesse essere una speculazione di cosi alto rilievo? Al di là del merito della questione, queste sono domande che abbiamo il dovere di fare a chi ha portato avanti in questi mesi questo percorso normativo.
Ora sembra che finalmente il Presidente Rocca, pressato dalla stampa, dagli operatori e dall’opposizione, si sia reso conto di quale impatto drammatico questa norma darebbe alla parte viva, la parte culturalmente sana delle nostre città. E sembra voglia correre ai ripari.
Tutto bene, quindi?
No, assolutamente no. Perchè non ci si può girare dall’altra parte e continuare come nulla sia successo. È evidente che mantenere l’attuale norma su questi beni e mantenerli comunque chiusi lasciando degrado, salverebbe forse le nostre coscienze ma non certo lo sviluppo della cultura e della condivisione di spazi di cultura e di socialità. I cinema chiusi sono oggi e chiusi resterebbero, senza un intervento deciso.
Abbiamo però avuto il merito, da opposizione, a sinistra, di far emergere quella che stava diventando una grande porcata. Ma non basta. Tocca agire ora per stimolare un grande piano di rilancio strategico sulle sale cinematografiche con investimenti pubblici che possano favorire i fondamentali interventi strutturali e favorire una start-up, insieme ad importanti investimenti privati per la gestione di qualità di questi spazi sia da un punto di vista sociale che economica.
Dopo la crisi dovuta al Covid, d’altronde, i dati dimostrano che le persone sono tornate con entusiasmo al Cinema, nonostante le varie piattaforme esistenti. Ma va fatto uno scatto concreto con una verifica puntuale degli spazi e delle sue proprietà, e avere poi la visione ed il coraggio di intervenire con fondi pubblici e investimenti privati.
E non si può perdere altro tempo.
Ora o mai piú!
