
Mi sento di partire con una premessa.
Quando qualcuno milita all’interno del Partito Democratico, deve avere ben chiare le difficoltà che affronta. Un Partito come il nostro che viene visto come estrema sinistra dalla destra, e come un partito di destra dall’estrema sinistra. È per questo che varie persone covano astio nei confronti della nostra comunità, astio che spesso si traduce in vandalismo sulle nostre sezioni.
È la quarta volta che ritroviamo le bandiere strappate e gli sticker di Lotta Studentesca attacati sulla sezione. Per le prime tre non abbiamo denunciato alle forze dell’ordine né abbiamo chiamato presidi o sollevato polveroni, perché reputiamo questi atti davvero insignificanti, vigliacchi, e con nessun valore politico. La migliore risposta a questi atti infatti è continuare a tenere aperta la sezione, fare politica ed essere un riferimento per il territorio e per chi lo abita, cosa che proviamo a fare ogni giorno con impegno e passione, non senza qualche difficoltà.
Tuttavia questa volta è diverso. Questa volta dei fascisti di Lotta Studentesca, giovanile di Forza Nuova, si sono permessi di strappare le bandiere, appendere di nuovo i loro sticker, e strappare la fascia della corona di fiori che ricorda Ciro Principessa, militante comunista ucciso da un missino nel 1979.
La rabbia che ho provato quando l’ho trovata cosi è stata indescrivibile, e mi ha dato molte delucidazioni. Viviamo nell’epoca in cui l’erede del partito che uccise Ciro è al governo, e dunque questi criminali si sentono impuniti e legittimati a venire nelle nostre sezioni, imbrattarle, infangare la memoria di un compagno caduto per mano loro, e addirittura metterci la firma.
Al presidio che abbiamo chiamato in risposta a questo attacco vile, non hanno partecipato solo le persone che militano nel Partito Democratico. Tante e tanti dei presenti, tra cui gli amici di Ciro, pur essendo di sinistra, non si riconoscono nel nostro partito. Ma eravamo tutti uniti sotto la bandiera del PCI. Ed è chiaro che non eravamo lì solo per uno sticker o una bandiera, ma per difendere una memoria collettiva, un filo che unisce il nostro partito a queste persone che altrimenti non avrebbero nulla a che spartire con esso.
Dobbiamo coltivare questa memoria, perché i tempi sono bui, i fascisti tornano nelle nostre strade e vecchie strategie della tensione tornano ad essere usate. La memoria di Ciro Principessa l’abbiamo difesa insieme, e deve essere un monito a trovare un terreno comune con queste realtà. Perché solo insieme combatteremo la paura, e distruggeremo il nuovo fascismo.
