
Il nostro obiettivo è vedere riconosciuto il valore terapeutico e sociale del lavoro svolto dalle Comunità Terapeutiche e dalle Comunità Socio-Riabilitative che lavorano nell’ambito della Salute mentale della Regione Lazio come strutture accreditate. Confepi, Anascop, Confcooperative Sanità Lazio, Federlazio, Mito e Realtà, Strutture Federate Reverie, Fenascop sono le associazioni che si occupano di quelle che un tempo erano giustamente denominate Comunità Terapeutiche e che ora hanno assunto nel Lazio nomi come Strutture Residenziali Terapeutiche e Socio Riabilitative estensive, e che hanno costituito la principale risposta nella nostra Regione e non solo, della riforma psichiatrica voluta da Basaglia. Alcune nostre comunità sono nate proprio negli anni ottanta. Alcune di queste strutture rappresentano l’eccellenza in termini di qualità di intervento, riconosciute e apprezzate a livello nazionale. Alcune di esse fanno parte dell’ organizzazione scientifica riconosciuta dall’Istituto Superiore di Sanità, “Associazione Nazionale delle Comunità Terapeutiche Mito e Realtà”. Ciò che sta accadendo è che le rette per queste strutture si sono fermate quando sono state stabilite e cioè nel 2009, senza che ci fosse stata allora un’analisi dei costi per stabilirle e senza che si sia stato sino ad oggi neanche l’adeguamento all’ISTAT. Sono le più basse tariffe d’Italia per questa tipologia di intervento.
Mentre tutti i settori sanitari vedono periodici aggiornamenti tariffari, queste strutture continuano a lavorare con bilanci insostenibili, finanziandosi in proprio per garantire standard adeguati di cura e assistenza. Rischiamo la chiusura, anche perché non accetteremmo il tentativo di trasformarci in strutture meramente allocative.
Non vogliamo rinunciare alla nostra vocazione trasformativa di intervento sulla malattia mentale. Per un approfondimento di questo tema può essere utile un nostro articolo pubblicato su internet:
Per questo abbiamo deciso di mobilitarci, dopo che avevamo partecipato sino a luglio dello scorso anno, ad un tavolo tecnico in cui si era arrivati in primis alla proposta di un adeguamento tariffario. L’appuntamento di settembre 2024 datoci dagli organi regionali, è stato annullato il giorno, prima dicendoci che sarebbe stato riconvocato il tavolo a breve. I tecnici ci hanno dato appuntamento per oggi, lunedì 10 febbraio alle 18, dopo 5 mesi! Ma intanto ci è arrivata la determina regionale venerdì scorso che stabilisce il livello massimo di finanziamento per l’anno 2025 per le prestazioni di assistenza psichiatrica erogate da strutture private accreditate con onere a carico del SSR. Le rette sono le medesime. Ci si prospetta un altro anno in cui non sapremo come far quadrare i conti! Non siamo quel privato che può contare sui grandi numeri e ospitare all’interno di megastrutture il reparto SRTR-e e SRSR-e per adulti, il reparto per l’intervento intensivo, il reparto per le comunità per adolescenti, quello per i disturbi del comportamento alimentare e così via, ottimizzando sì le risorse economiche, ma avvicinandosi pericolosamente, ahimè, a quelli che erano gli ospedali psichiatrici che la riforma a suo tempo aveva voluto abolire. Non ci interessa questa battaglia, le loro organizzazioni facevano parte del tavolo regionale, ma quando abbiamo avviato il nostro coordinamento dopo qualche incontro si sono purtroppo tirate indietro. Chiediamo per ora il minimo per continuare a svolgere il nostro lavoro con i numerosi pazienti che i Servizi ci affidano con fiducia: almeno l’adeguamento ISTAT delle rette.
