La cronaca recente nel Lazio ci regala l’ennesima occasione mancata: i fondi di sostegno per il pagamento delle rate degli asili nido sono evaporati nel giro di poche ore. Il sito è andato in tilt, migliaia di famiglie sono rimaste senza bonus e il risultato è un caos fatto di finanziamenti insufficienti, sistemi online inaccessibili e migliaia di domande disattese. È una fotografia impietosa, resa ancora più amara da una destra che si erge a paladina della famiglia, salvo poi abbandonarla quando si tratta di mettere mano al portafoglio. Insieme alla consigliera Eleonora Mattia abbiamo presentato un’interrogazione per fare luce sull’episodio.

Non stiamo parlando di un imprevisto: è un appuntamento annuale, perfettamente prevedibile. Eppure, la Regione Lazio, sotto la guida della giunta Rocca, è riuscita a fare peggio che mai. Con una dotazione di soli 4,8 milioni di Euro, meno della metà di quanto previsto l’anno precedente, i fondi si sono rivelati drammaticamente sottostimati. Peggio ancora, queste risorse provengono esclusivamente dal Fondo Sociale Europeo: la Regione, di suo, non ha aggiunto nemmeno un centesimo. Una scelta politica che va stigmatizzata, specialmente nei confronti di un governo regionale che non perde occasione per fare retorica sul sostegno alla natalità e ai valori della famiglia.

La crisi demografica non può essere ridotta a uno slogan vuoto da agitare in campagna elettorale. Servono misure concrete, investimenti reali. Supportare le famiglie non è un favore, ma una responsabilità precisa delle amministrazioni pubbliche. E invece ci troviamo davanti a un vuoto che colpisce i più vulnerabili: i bambini, le bambine e le loro famiglie. Gli asili nido sono molto più di un servizio educativo: sono presidi di comunità, strumenti indispensabili per garantire alle famiglie una vita dignitosa e ai lavoratori e alle lavoratrici la possibilità di conciliare i tempi di vita.

Questo episodio non è solo una questione di pessima gestione amministrativa: è il terreno per una battaglia culturale e politica. Difendere l’accessibilità agli asili nido significa opporsi a un modello che marginalizza i servizi fondamentali e dimentica le fasce popolari. La sinistra, se vuole essere davvero alternativa, deve mettere al centro battaglie come questa.

Non possiamo limitarci a criticare; dobbiamo immaginare e costruire un modello alternativo. Un modello che metta al centro i bisogni reali delle persone, che garantisca risorse adeguate e che renda i servizi accessibili a tutti, senza ostacoli, senza umiliazioni. Gli asili nido, le scuole, i presidi di comunità devono essere il pilastro di un sistema inclusivo e solidale. Solo così possiamo combattere davvero la precarietà e offrire alle persone, alle famiglie e ai bambini nuove opportunità.

Su questo c’è molto da fare. A una prima lettura il Lazio appare il fanalino di coda rispetto alle altre regioni. Su misure simili la Puglia stanzia 70 milioni di Euro, la Toscana 40, l’Emilia Romagna 20 come la Lombardia. 

Non possiamo più tollerare l’ipocrisia di chi promette sostegno alle famiglie mentre nei fatti le abbandona. La costruzione di un’alternativa passa da qui: dai quartieri, dai territori, dalle famiglie. Dalla realtà concreta di chi ogni giorno affronta le difficoltà e da una politica che sappia finalmente rispondere con soluzioni adeguate alle sfide strutturali che abbiamo dinanzi a noi.

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