
Una delle sfide più importanti che stiamo affrontando in questi anni di governo a Roma, è la necessità di dare nuovi strumenti alle persone più fragili della città.
Da troppo tempo, infatti, l’organizzazione dei servizi sociali (domiciliari e non) si basa su modelli decennali. Eppure, intorno a noi, nell’ultimo decennio è cambiato il mondo.
Pensiamo al Decreto Legislativo n. 117/2017 (il Codice del Terzo Settore), da leggere in combinato disposto con il Decreto n. 72/2021 del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e con la sentenza della Corte Costituzionale n. 131/2020: questi importantissimi passaggi impongono agli enti locali (salvo deroga motivata) di avvalersi delle forme di amministrazione condivisa come la coprogrammazione e la coprogettazione per l’erogazione dei servizi nelle materie previste dall’art. 5 del CTS (cultura, sociale, sport etc.).
Ovvero: il Codice degli Appalti e quindi il principio concorrenziale, risulta essere subordinato al principio di affidamento dal basso, secondo il principio di sussidiarietà previsto dall’art. 118 della nostra insostituibile Costituzione.
Peraltro, gli art. 55-57 del CTS spiegano nel dettaglio che cosa si intende per coprogrammazione e coprogettazione (a ciò si aggiungono le recenti linee guida in materia approvate dalla Regione Lazio con Deliberazione di Giunta n. 987/2023
Una rivoluzione copernicana, assolutamente in linea con quanto già da tempo enti locali lungimiranti e associazioni territoriali facevano nei territori.
Cosa vuol dire questo, nell’attuazione pratica? In una fase in cui le emergenze sono sempre maggiori e raggiungono sempre più strati sociali (nessuno è più al sicuro!), Comune e Municipi hanno la possibilità di fermarsi a coprogrammare insieme ad associazioni e Cooperative le risposte da dare, in un procedimento in cui ognuno mette a regime le proprie conoscenze ma anche le proprie risorse.
E’ evidente come questo possa comportare un aumento del bagaglio di conoscenza delle problematiche territoriali, e quindi una possibilità di intervento più capillare. Non solo: il fatto che l’erogazione dei servizi non si faccia mediante bando pubblico, ma mediante procedura aperta e trasparente di coprogettazione, comporta che lo stesso servizio possa essere affidato in via congiunta a più enti.
Riesco a farmi capire meglio con degli esempi pratici delle azioni che stiamo mettendo in campo nel Municipio che mi onoro di presiedere, ovvero il XII.
Due esempi su tutti, uno riguardante i servizi domiciliari tradizionali e uno riguardante un servizio nuovo e molto complesso (quello dei caregiver).
1- Grazie a coprogrammazione e coprogettazione, i servizi domiciliari tradizionali (SAISH e SAISA, ovvero assistenza diretta a disabili ed anziani) sono stati efficientati. Grazie alla collaborazione con gli enti del Terzo Settore che erogano i servizi nel XII, si sono imposti modelli di cura condivisa degli utenti, in modo da aumentare la socializzazione tra di loro e migliorare il lavoro degli operatori. Ovvero, anziché mantenere il rapporto standard di 1 utente / 1 operatore che lo assiste, ove possibile e nel pieno rispetto delle delibere comunali e dei piani ASL, si sono creati dei gruppi in cui 1 operatore riesce a seguire insieme fino a 5 utenti. Questo vuol dire incontro, attività da fare insieme, uscita dal “guscio” in cui spesso una patologia può costringerci.
Di qui si sono spertimentati modelli innovativi come l’operatore di condominio: potenzialmente, un operatore attivo h24 a chiamata e non solo per ore determinate.
Al momento, il XII è l’unico Municipio in coprogrammazione su SAISH e SAISA, e mantiene il costo orario medio più basso di Roma per l’erogazione del servizio.
2- il secondo esempio è quello del progetto sperimentale sui caregiver. Si tratta di una formula di assistenza nuova e potenzialmente unversale (TUTTI possiamo trovarci ad essere caregiver anche se per brevi fasi della vita). Sfruttando i fondi governativi, abbiamo nel 2022 aperto una coprogettazione tra gli enti territoriali che hanno risposto all’avviso pubblico, i quali hanno creato un servizio di sollievo ai caregiver che ha assistito in pochi mesi oltre 450 utenti.
Un’idea di servizio, come detto, che può toccare non solo le persone con evidenti difficoltà, ma che arriva in tutte le famiglie del Municipio. Insomma, un modo nuovo e moderno di intedere il Servizio Sociale.
Ritengo che la spesa sociale sia destinata ad aumentare nei prossimi anni, nonostante il Governo continui a tagliarla nelle sue Finanziarie. Ritengo anche che è compito di Comuni e Municipi fare di tutto per trovare formule che, con coinvolgimento dal basso, amplino lo spettro di scelta e permettano una spesa più consona delle risorse.
C’è di più: la possibilità di imporre modelli di gestione condivisa della fragilità, permetterebbe di far scorrere le liste di attesa con più velocità. Perchè se l’assesistenza sociale è un diritto, per chi come noi crede in una precisa idea di politica in cui nessuno deve essere lasciato indietro, abbattere le liste di attesa è un dovere.
