Il lavoro dedicato alla salute mentale è un lavoro di frontiera. Ha come obiettivo, da un lato, quello di capire come le trasformazioni sociali agiscono sull’equilibrio psichico delle persone causando sofferenza, disadattamento e malattia mentale e, dall’altro, prendersi cura di tali manifestazioni con l’obiettivo di ridurne o prevenirne gli effetti sulla vita delle persone.

Nel mondo di oggi le patologie mentali non solo sono in aumento e insorgono più precocemente ma, per alcuni aspetti, risultano davvero inedite rispetto al passato e legate soprattutto al tema dell’identità delle nuove generazioni, al loro ritiro sociale a cui fa da contraltare l’antisocialità gruppale, alle dipendenze (trasversali ormai a tutte le forme di sofferenza), ai disordini alimentari, all’autolesionismo, ai tentati suicidi, a cui aggiungiamo il traumatismo della migrazione e la “marginalità sociale” in tutti i suoi aspetti”.( Welforum.it) Secondo l’Istituto Superiore della Sanità, nel Lazio sono 1,5 milioni le persone che soffrono di disturbi mentali, il 27,1% della popolazione; un dato che delinea un quadro emergenziale, fortemente amplificato dall’emergenza sanitaria del covid 2020. A fronte di tale complessità il sistema dei servizi dedicato alla salute mentale continua a presentare forti criticità sia in termini di risorse investite, sia sul piano organizzativo.

Nonostante tutte le evidenze sia nella letteratura scientifica che nella opinione comune sottolineino continuamente l’importanza della salute mentale, l’Italia continua a posizionarsi agli ultimi posti in Europa per risorse economiche allocate, con un finanziamento che si attesta circa al 3,4% del Fondo Sanitario Nazionale, contro il 10% di altri Paesi ad alto reddito (es. UK, Germania e Francia). Su scala regionale, secondo una rielaborazione dei dati della Società Italiana di epidemiologia e ai dati del Ministero della Salute 2021, Il Lazio si posiziona al di sotto della media italiana, destinando alla Salute Mentale solo il 2,7% del Fondo Sanitario Regionale.

Questa mancanza di investimenti si traduce inevitabilmente in una evidente difficoltà da parte dei Dipartimenti di salute mentale a garantire i LEA, tanto che negli ultimi anni, a fronte di una crescente richiesta, si è andati incontro ad una contrazione dei servizi sul territorio, con la chiusura negli ultimi 2 anni di tre SPDC sul territorio regionale.

Nella tabella sottostante i dati pubblicati dal Ministero della Salute nel rapporto sulla Salute Mentale 2022 riguardanti nello specifico la Regione Lazio, dai quali emerge l’insufficienza delle risorse umane impiegate nei servizi della salute mentale, con una bassa percentuale di prestazioni per utente, un’alta percentuale di riammissioni in strutture dopo 7 e 30 giorni, un costo pro-capite per assistenza psichiatrica più basso della media nazionale.

Posto che il problema della scarsa capacità dei servizi di rispondere alle accresciute richieste di salute mentale sia prevalentemente un problema di risorse economiche destinate alla salute mentale e di forza numerica del personale, è altrettanto evidente che i modelli organizzativi dei Dipartimenti di Salute Mentale, da sempre fondati sulla centralità del medico-psichiatra, risultano non più in grado di dare delle risposte esaustive alla complessità trattata nei servizi e alla necessaria valorizzazione di tutte le figure operanti nella gestione dei pazienti con problemi di salute mentale, e…forse anche per la sempre maggiore carenza di specialisti in psichiatria. Risulta infatti prevalente la necessità di modificare l’assetto organizzativo dei DSM con inserimento negli organici di psicologi e tecnici della riabilitazione psichiatrica e conseguente riformulazione degli interventi con decentramento delle funzioni e delle responsabilità dal medico alle altre figure professionali.

Ci sono diverse motivazioni che spingono gli psichiatri del SSN a spostarsi nel privato, tra cui la scarsa attrattività di una professione ridotta, sempre di più nel pubblico, alla somministrazione di farmaci o alla esecuzione sempre più pressante di una funzione burocratica. Il possibile rischio di contenzioso medico legale (il problema della “posizione di garanzia”), le aggressioni ai sanitari, il netto aumento di richieste da parte della magistratura di effettuare programmi sul territorio per pazienti psichiatrici autori di reato, senza strumenti per poterli realizzare, mettono sempre più in crisi il “sistema psichiatria”.

La complessità diviene insostenibile in Provincia, dove i servizi si stanno spopolando in virtù della maggiore attrattività dei DSM romani, mettendo fortemente a rischio il principio di equità di accesso ai servizi in categorie di pazienti particolarmente fragili aggravando le disuguaglianze nell’accesso e nella fruibilità dei servizi.


Sul piano organizzativo La Regione Lazio nel 2022 ha adottato il Piano regionale di azioni per la salute mentale 2022-2024 “Salute e inclusione” (DGR n. 762 del 29/09/2022), che individua e definisce gli obiettivi e le azioni strategiche necessarie per potenziare e qualificare l’assistenza a tutela della salute mentale della persona, accompagnandola in tutto il ciclo della propria vita.


Uno degli obiettivi del piano è l’integrazione dell’attività dei DSM e delle sue articolazioni con quella dei Distretti per fornire una risposta complessiva ai bisogni di salute e tutela dell’individuo.


Il Piano è delineato rispettando i valori e l’architettura normativa che ispirano l’azione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Unione Europea sul tema e intende realizzare tale visione attraverso cinque princìpi cardine:
1. umanizzazione delle cure:
2. servizi di prossimità:
3. integrazione con la comunità:
4. interventi centrati sui fattori protettivi
5. comunicazione trasparente
È importante migliorare la presa in carico degli utenti sperimentando progetti terapeutici individuali supportati da strumenti innovativi (es. budget di salute) anche alla luce dell’integrazione sociosanitaria, valorizzando le buone pratiche già presenti sul territorio regionale, e stimolando in maniera crescente il ricorso alla digitalizzazione degli interventi (telepsichiatria).

Vedremo quanto la Giunta Rocca sarà in grado di dare risposte ad un settore quale quello della salute mentale, in cui spesso la fragilità e la vulnerabilità delle persone con disturbi mentali si accompagna ad una fragilità socioeconomica, ad isolamento sociale e scarse opportunità d’inserimento lavorativo. Per il momento, a fronte di molte belle parole ed iniziative anche di rilievo per celebrare la giornata mondiale della salute mentale, e soprattutto con la pandemia che ha acuito i problemi di salute mentale e malessere psicologico delle persone ( adulti ma soprattutto adolescenti e bambini), ci troviamo di fronte ad un disagio crescente dei pazienti che finiscono negli SPDC, con ricoveri sempre più brevi ed inevitabili riammissioni precoci, con il ricorso sempre più ai farmaci, perché le liste di attesa per la presa in carico nei CSM sono lunghe e il personale assegnato ai DSM sempre di meno con la probabile conseguenza di ulteriori cronicità che affolleranno ancora di più le varie Comunità.

C’è bisogno di interventi integrati che possano garantire una presa in carico più efficace ed una risposta unitaria tra sanitario e sociale. Ad oggi il Comune di Roma è tra i Comuni d’Italia che hanno contribuito maggiormente nelle politiche integrate per la salute mentale promuovendo interventi riabilitativi e soluzioni abitative e lavorative a favore di molti pazienti gestiti dai tre DSM romani. Ma è necessario che le scelte di politica sanitaria di competenza regionale, siano più incisive e di reale sostegno e promozione della salute mentale nel Lazio. Abbiamo bisogno di più investimenti in strutture pubbliche di tipo sanitario per la residenzialità e semiresidenzialità, centri diurni, inserimenti lavorativi, abitazioni per garantire l’autonomia e l’inclusione, ma anche investimenti in risorse umane e professionali che possano garantire una esigibilità vera del diritto alla salute per le persone con problemi di salute mentale. Vorremmo che si facessero davvero più fatti insieme alle celebrazioni, i pazienti e i loro familiari ne hanno tutto il diritto.

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