Il positivo riscontro alla richiesta della Cgil di Roma e Lazio di rilanciare l’utilizzo dello smart working come elemento di miglioramento della qualità del lavoro e della vita delle persone, dando un contributo alla mobilità della città durante tutto lo svolgimento del Giubileo, apre la possibilità di avviare un confronto per rendere strutturale la gestione di questo strumento organizzativo anche dopo le celebrazioni dell’Anno Santo e riaprire una discussione sui tempi e gli orari della città.

L’apertura di un confronto tra istituzioni locali, organizzazioni sindacali e organizzazioni datoriali offre l’opportunità di aprire una nuova fase di gestione dello smart working svincolata dalle dinamiche ancorate alla gestione emergenziale della pandemia per diventare un vero e proprio strumento di innovazione.

Fare di Roma la Capitale dello smart working può contribuire ad un riequilibrio degli assetti urbani, periferici e centrali, e alla rigenerazione delle comunità. Siamo convinti che contrattare un’organizzazione innovativa del lavoro e della mobilità in cui viene offerta una maggiore autonomia e flessibilità alle lavoratrici e ai lavoratori sugli spazi, gli orari, la gestione e gli strumenti di lavoro possa essere un vettore di trasformazione in chiave della sostenibilità ambientale e sociale.

A Roma ci sono quasi 2 milioni di persone che lavorano, la maggioranza si muove in auto ed oltre un terzo è pendolare. Tanti di loro svolgono una mansione “smartabile”, almeno il 50% nei settori pubblici e privati. La sfida è governare questa opportunità per offrire la possibilità di flessibilizzare e ampliare la scelta condivisa sugli orari e sui luoghi di lavoro, che potrebbero essere anche alternativi alla casa e all’ufficio e ciò avrebbe un impatto positivo sulla quotidianità delle persone e il benessere psicofisico, aprendo nuove possibilità di socialità.

Quel meno tempo nel traffico, anche per chi non può ricorrere allo smart, verrebbe restituito alle persone che vivrebbero di più il territorio, le famiglie o il tempo libero. Un fatto di cui beneficerebbero anche le economie locali e l’ambiente e che potrebbe far finalmente invertire la rotta sull’arretramento del perimetro pubblico che ha lasciato intere comunità sguarnite di infrastrutture e di servizi pubblici.

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