Nel Lazio il governo regionale ha predisposto un vero e proprio condono edilizio che rischia di avere conseguenze anche più nefaste di quanto siano riusciti a portare i tre condoni del 1985, del 1994 e del 2003 con gli interventi dei governi Craxi I e Berlusconi I e II. Il tentativo è chiaro e sta tutto nel combinato disposto che verrebbe generato con gli effetti della sanatoria predisposta dal governo nazionale, insieme a una tripletta di proposte di legge regionale. Una prima proposta con al quale si immagina di rendere abitabili scantinati, seminterrati e garage; una seconda con la quale si permette di trasformare gli annessi agricoli, come magazzini, capanni ed edifici rurali in luoghi idonei a ospitare attività di altro genere, da asili privati a strutture ricettive; una terza proposta è predisposta con un testo di un solo rigo, a firma della consigliera Corrotti, con cui si rendono condonabili gli abusi edilizi realizzati in area parco che la Regione stessa, nel 2004, sotto la guida Storace, aveva escluso dalle possibilità di attuazione del terzo condono nazionale.

Siamo di fronte a un attacco contro l’ambiente e contro la sicurezza delle persone, perché si mettono le vite sotto il piano strada, ovviamente a partire dalle fasce più deboli della popolazione, come se non fossero sufficienti le immagini drammatiche di ognuno degli eventi climatici estremi che, ovunque impattano, vanno in primo luogo a mettere a totale rischio gli abitanti dei piani terreni e quindi, ancor di più, quelli che abiterebbero nelle cantine. Alla faccia della legalità, questa sanatoria la si vorrebbe applicata anche in edifici sui quali siano stati richiesti e ancora non ottenuti condoni del passato, con il possibile effetto di permettere un condono dentro un abuso conclamato e magari insanabile: rendere abitabile una cantina di un edificio totalmente inabitabile sarebbe il massimo dell’assurdo.

Siamo di fronte a un attacco contro l’ambiente perché alla faccia del contrasto al consumo di suolo, si propongono trasformazioni d’uso degli annessi agricoli che andrebbero senz’altro a impattare negativamente in chiave di asfalto e cemento per le nuove funzioni che edifici rurali ospiterebbero. E di certo non è meno importante considerare quanto una norma simile possa ridurre e essere seriamente nemica dell’agricoltura, anche quella di pregio, sottraendole la superficie a vantaggio di interessi privati d’altro genere.

Siamo di fronte a un attacco contro l’ambiente perché si vuole abolire una norma regionale giusta con la quale veniva recepito l’ultimo condono nazionale ma grazie alla quale se ne restringeva il perimetro di attuazione, rendendo insanabili quegli abusi piccoli e grandi perpetrati all’interno delle aree parco. Con un intervento simile, i tantissimi abusi che fino ad oggi andrebbero solo abbattuti e che peraltro non lo sono stati a causa anche dei gravissimi ritardi sugli abbattimenti, si rimettono in corsa per ricevere sanatoria secondo la norma del 2003. 

Con quattro leggi, una nazionale e tre regionali, si attacca l’ambiente, i parchi, la vocazione agricola di intere porzioni territoriali, la sicurezza delle persone soprattutto quelle che fanno parte delle più basse fasce di reddito. Non solo, le conseguenze di questo impianto legislativo, minerebbero la tenuta degli impianti di depurazione e quindi la qualità del nostro mare, dei fiumi e dei laghi, perché è chiaro che all’aumentare della popolazione abitante in un determinato territorio, si dovrebbero adeguare le vasche di depurazione ma di certo oggi non c’è alcuna previsione di potenziamento.

Il Lazio, nel ciclo del cemento illegale è al 7° posto tra le peggiori regioni secondo l’ultimo rapporto Ecomafie, redatto da Legambiente attraverso i dati di tutte le forze dell’ordine. Nella nostra Regione sono stati commessi ben 729 reati di abusivismo edilizio dai quali sono conseguite 820 denunce, 4 arresti, 176 sequestri. Gli illeciti amministrativi riguardanti sempre il ciclo illegale del cemento sono stati ben 1.351 in un anno e 1.589 le sanzioni comminate. Tra le province, la peggiore situazione si è riscontrata nella Città Metropolitana di Roma, 8°posto tra le peggiori con 216 reati e 265 illeciti amministrativi, seguita dalla provincia di Latina, 11° peggiore con 192 reati e 448 illeciti. In provincia di Frosinone sono stati 70 i reati legati alle illegalità nel ciclo del cemento, di Rieti 44 e di Viterbo 32.

Invece di fare un grande favore agli abusivi, alle ecomafie, alla criminalità che viene generata dal ciclo illegale del cemento, con un impianto legislativo complessivo in grado di rappresentare un nuovo vasto condono regionale, di fronte a tutti questi numeri c’è bisogno di alzare il livello della salvaguardia del territorio da tali reati contro il consumo di suolo, contro i rischi per le persone, contro lo sversamento fognario illecito e quello non depurabile. Quanti hanno a cuore l’ambiente e la qualità della vita nella nostra regione non possono che contrastare con tutte le possibili azioni l’avanzamento di queste norme, come farà la nostra associazione.

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