
Si aprono oggi a Bruxelles i negoziati informali che porteranno al prossimo assetto della nostra Unione Europea.
Nel continente, ormai lo sappiamo, avanzano le destre estreme. Non con la potenza che si poteva temere, ma in una quantità sufficiente da rendere incerto l’approdo finale delle istituzioni comunitarie.
In Italia la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sta provando a surfare da mesi avvicinandosi un giorno a Ursula Von Der Leyen e il giorno dopo a Marine Le Pen, provando a spostare tutto a destra l’asse dell’Europa uscita dalle urne a inizio mese, ma sul suo cammino trova due ostacoli di cui in alcun modo potrà liberarsi.
Il primo ostacolo sono i numeri, e quelli difficilmente mentono.
Nonostante il pessimo risultato di Macron in Francia e dei socialisti tedeschi, la maggioranza “fu Ursula” del 2019 ha tenuto, e soprattutto nessuna maggioranza è possibile senza le forze socialiste, che già il 4 maggio scorso sono volate tutte a Berlino per sottoscrivere un documento solenne che sostanzialmente dice: mai un accordo con le destre di Ecr (i conservatori di Giorgia Meloni) e di Id (le estreme di Matteo Salvini).
Il secondo ostacolo per la scalata a destra in Europa della leader di Fratelli d’Italia ci riguarda, e si chiama Elly Schlein.
In pochi erano pronti a scommetterci, ma con il nostro 24,1% il Partito Democratico è l’unico in tutta Europa a segnare una inversione di rotta nella crescita dei consensi dentro la famiglia socialista. Al punto da essere diventato la prima delegazione dentro il gruppo di S&D.
Dietro i numeri di questo successo ci sono tante premesse incoraggianti quante tracce di lavoro imprescindibili per il partito, a tutte le latitudini.
Intanto le liste, fortemente volute dalla segretaria nazionale come liste davvero aperte ed inclusive: figure di rilievo del partito hanno corso accanto a nuovi e nuove iscritti. Amministratori locali brillanti hanno tagliato il nastro accanto ad esponenti della società civile organizzata che hanno contribuito ad attrarre nuovo elettorato o elettorato deluso.
Su tutto naturalmente il traino e la spinta di una campagna elettorale a dir poco generosa della nostra segretaria: 123 tappe, inaugurate il Primo Maggio sotto la pioggia a Portella della Ginestra e finite il 7 giugno al tramonto di un sole caldo e accogliente come la piazza piena di persone arrivate ad omaggiare Enrico Berlinguer, di fronte a un palco posizionato esattamente come quell’altro di quarant’anni, per l’ultimo comizio del leader comunista proprio alla chiusura di un’altra campagna elettorale europea.
Insieme ad Elly abbiamo corso tutte e tutti, senza risparmiarci.
Ha corso un partito che in questi 15 mesi di nuova segreteria ha recuperato una sua identità e riconoscibilità di fronte all’elettorato, accogliendone di nuovo senza spingere fuori nessuno. Un partito nuovamente immerso tra le persone e i loro bisogni, un partito credibile: mentre Elly Schlein e le altre candidate e candidati giravano l’Italia dicendo basta con il lavoro povero e avanti con gli investimenti sulla sanità pubblica, contemporaneamente nelle piazze raccoglievamo le firme per il salario minimo legale e alla Camera discutevamo la legge a prima firma Schlein sulla sanità pubblica. Fare ciò che diciamo, è l’imperativo categorico con cui Elly ha vinto le primarie nel febbraio del 2023, e ora l’intero partito in coro sta interpretando al meglio questa coerenza.
Si devono senza dubbio anche a questo alcuni risultati di dettaglio, da leggere dentro il risultato generale: il Pd diventa il primo partito al Sud, il partito più votato dagli under 30, quello che recupera il maggior numero di elettori ed elettrici dall’astensionismo (che si conferma però dolorosamente alto e ancora la nostra principale sfida). E sommate tutte queste cifre anche un partito capace di dimezzare i voti di distanza in termini assoluti da FDI: da due milioni siamo ora un milione sotto il partito della premier.
Infine, senza dubbio il Pd che esce dalle urne è il perno fondamentale della coalizione dell’alternativa, che ora dobbiamo metterci a costruire con tenacia, rispetto e determinazione.
Sono tracce di lavoro, come dicevo. Insieme all’opposizione senza sconti che stiamo portando avanti a una destra che vuole in un colpo solo cancellare le radici della nostra Costituzione e l’unità del nostro Paese, con il premierato e con l’autonomia differenziata.
Fare muro contro le destre e insieme impugnare le matite colorate per disegnare il Paese e la società che vogliamo, questo è l’obiettivo che esce rafforzato dalle urne. Per ridare una speranza di futuro all’Italia il PD c’è, ed è in ottima salute. Ora occorre rilanciare.
Il cammino comune – lo vedi nelle piazze, nei circoli, negli occhi dei nostri e delle nostre militanti – è già tornato ad essere entusiasmante, coinvolgente, felice.
