
L’edilizia residenziale pubblica è insufficiente a rispondere alla domanda abitativa delle famiglie più disagiate. Ciò è dimostrato dalla percentuale degli alloggi assegnati in rapporto al numero di richieste presentate, un rapporto che oggi è inferiore al 5%.
Questo è il quadro che emerge dal rapporto CGIL, SUNIA e UDU sull’emergenza casa.
La Legge di Bilancio per il 2023 non ha rifinanziato il fondo di sostegno all’affitto né il fondo per la morosità incolpevole, una scelta incomprensibile che va nella direzione della colpevolizzazione di chi si trova in condizioni di disagio.
Si tratta di un fondo statale che deve essere rifinanziato ogni anno dal governo con la legge di Bilancio e le risorse gestite e allocate attraverso bandi delle regioni. Questo fondo è uno strumento per aiutare le famiglie a pagare l’affitto ma che, nel corso degli anni, ha subito finanziamenti altalenanti ed un’impennata durante la pandemia, fino a toccare la cifra record di 330 milioni di euro stanziati nel 2022 dal governo Draghi. Quest’anno l’esecutivo Meloni ha scelto di non destinare ulteriori risorse al fondo per gli affitti, pur continuando ad esistere con i fondi residui accumulati.
I dati diffusi dal Ministero dell’Interno delineano una situazione disastrosa per la Capitale, dove infatti si concentra oltre l’80% di provvedimenti di sfratto emessi dai Tribunali di tutto il Lazio. La crisi abitativa affligge Roma, dove già da tempo gli studenti protestano contro canoni di locazione per una stanza singola che superano i 5.000 euro annui.
Nello specifico, nel Lazio gli alloggi ERP sono 104 mila, le domande in graduatoria ERP 25 mila, le assegnazioni annue circa 500 e il tasso di assegnazione del 2%. L’emergenza casa tocca in maniera particolare Roma, dove i prezzi sono tra i più alti d’Italia. A Roma abbiamo circa 250 sfratti ogni mese gran parte dei quali è costituito da famiglie in difficoltà economiche che si rivolge poi alle istituzioni per entrare in graduatoria.
Gli ultimi dati disponibili sono relativi al 2022 quando i tribunali dell’intera regione Lazio hanno emesso 7.228 provvedimenti di sfratto, l’80% dei quali soltanto a Roma. Un dato in aumento rispetto al 2021 che testimonia una crisi profonda del settore e rappresenta uno dei principali problemi delle famiglie in difficoltà economica. Se a tutto ciò aggiungiamo la difficoltà a reperire un alloggio a causa del proliferare dei cosiddetti “affitti brevi”, la frittata è fatta.
Ad aggravare questa disastrosa situazione vi sono da una parte l’inerzia della Regione Lazio e dall’altra l’dea di provvedimenti fortemente penalizzanti per le politiche abitative della Capitale.
Sull’inerzia c’è poco da dire: la regione evita di incontrare i responsabili istituzionali del Dipartimento Politiche Abitative di Roma Capitale. In questo modo non è possibile concertare gli interventi né programmare insieme il futuro dell’emergenza abitativa a Roma.
Di contro si sa che la Regione Lazio avrebbe in programma l’iniziativa sconcertante di separare gli alloggi ERP di proprietà di ATER da quelli di proprietà del Comune. Un tale scellerato provvedimento partorirebbe l’abominio di due graduatorie di immissione separate, stilate addirittura con requisiti di accesso differenti. Quanto basta per seminare il caos nella delicata questione della crisi abitativa.
Sarebbe invece auspicabile che l’ATER passasse i propri immobili nella disponibilità di Roma Capitale. Si ovvierebbe alla problematica inerente il pagamento dell’IMU sugli immobili e si contribuirebbe a snellire la graduatoria degli aventi diritto.
Di questo e molto altro vorrebbero parlare i rappresentanti istituzionali di Roma Capitale. Ma con la Regione Lazio non si riesce a costituire un tavolo di lavoro sull’argomento.
