
Chi non ha almeno un ricordo legato al mercato di via Sannio?
Luogo storico entrato nell’immaginario collettivo non solo grazie alla vivacità degli operatori, ma anche grazie ai tanti artisti che dal 1957 ad oggi hanno contribuito a renderlo così famoso da essere inserito nelle guide della città.
Purtroppo però a causa della crisi collettiva cha ha investito tutto il commercio su area pubblica, anche Via Sannio ha iniziato a perdere operatori e l’organico che prima contava più di 200 banchi, negli ultimi anni ne ha persi circa la metà, rendendo quello che era un luogo vivo un posto decisamente fatiscente.

Negli ultimi 20 anni si sono rincorsi tanti progetti volti alla riqualificazione della struttura, oggettivamente inadeguata soprattutto alla luce dell’attuale normativa, ma nessuno era mai riuscito a chiudere il cerchio, un po’ per non ingaggiare una battaglia con alcuni operatori restii al cambiamento, un po’ perché costruire un’opera pubblica a ridosso delle mura Aureliane è decisamente un percorso molto complesso.
La prima volta che ho incontrato gli operatori con aria molto delusa, e decisamente adirata mi hanno rovesciato addosso 60 anni di problemi, tutti insieme, con la certezza che anche noi, come tutti gli altri avremmo mollato prima o poi.
Una dinamica difficile da gestire, soprattutto quando chiedevo loro tempo e pazienza, per risolvere il problema enorme del Vincolo del ministero che ci chiedeva di delocalizzarlo.
Delocalizzare il mercato di Via Sannio voleva dire farlo morire, tanto valeva prendersi la responsabilità di chiuderlo e mettere fine ad una parabola discendente di un mercato che di fatto stava scomparendo .
Ma un mercato non è solo un servizio che si dà ai cittadini, è prima di tutto una forma di impresa, che dà la possibilità a chi vi opera di andare avanti.
Quel mercato dà lavoro a un centinaio di persone, quella che viene considerata una media impresa, elemento imprescindibile per affrontare il tema.

E quindi era necessario tutelarlo, ma nello stesso momento la condizione del lavoro lì dentro era decisamente insalubre: tettoie fatte di lamiera, mancanza di servizi igienici e di qualsiasi tipo di confort.
L’unica strada era quindi la riqualificazione, tramite un progetto ereditato dalla passata amministrazione, e tentare il superamento di quegli impedimenti amministrativi che lo rendevano irrealizzabile.
E quindi è iniziata la traversata nel deserto fatta di tanti passaggi politici e amministrativi, a partire dalla delibera che ne ribadiva l’interesse pubblico, alle interlocuzioni con l’ufficio del giubileo che ha valutato di inserirlo nel primo dpcm, alla trattativa lunga, a volte lunghissima con gli operatori per trovare una ricollocazione temporanea per permettere loro di lavorare.
Finalmente i primi di febbraio è iniziata la demolizione dell’esistente, vederlo da dentro vuoto, fatiscente, abbandonato è stata una visione incredibile, come la vita che è passata li dentro.
Una buona amministrazione deve contemperare tante cose: la riqualificazione del mercato di Via Sannio ha la prospettiva di un’opera pubblica importante perché riqualifica un luogo centrale attualmente molto degradato, ma ha anche l’obiettivo di tutelare tanti posti di lavoro, e di dare agli operatori un luogo salubre e sicuro dove poter lavorare, non da ultimo un luogo realmente attrattivo per i tanti turisti, degno di una capitale europea.
