
E’ un periodo che mi perdo tutto. Mi sono perso anche il partito. Brutta storia.
Un partito non dovresti perderlo. E’ grande, voluminoso. Ma spesso mi sembra invisibile. Cerchi di afferrarlo, deve essere qui, da qualche parte, ma non sai dire dove. Forse è nell’angolo.
Me lo ricordo bene com’era fatto: non era solo un’ associazione di volontariato o un gruppo di capaci amministratori. Era di più, era un punto di vista sulle cose, sul mondo. Si discuteva, ci si interrogava sul futuro, con una gran voglia di cambiare le cose (un partito non è solo amministrazione).
E qui c’è la seconda cosa che non capisco: la lontananza della gente (il disprezzo?) per la politica non fa più scandalo. E’ normale: la politica da una parte, il popolo dall’altra. Ma che sinistra è mai quella che non viene più votata nei quartieri popolari?
Se mi chiedi perché questa sinistra non parla più con il popolo, la mia risposta è la più banale. Non ne è più capace, non lo sa più fare. Confondiamo il discutere con la gente, tra la gente, con il fare propaganda o spargere promesse. Ma non è la stessa cosa. Una sinistra senza popolo è solo ceto politico.
E da questo errore ne discende che ormai conosciamo poco l’Italia, quella vera, quella di oggi. Il nostro sguardo è rivolto indietro. Continuiamo a macinare la farina di molti anni fa. L’ultima riflessione sull’Italia, nel bene e nel male, la si è fatta con i governi di Prodi di tanti anni fa. Poi più niente. Solo un alternarsi convulso di spesa pubblica e di rigorismo. Mentre si sfasciava la sanità pubblica, il diritto allo studio, la contrattazione sul lavoro, la battaglia delle idee contro l’omologazione. E il futuro ha cominciato a piacerci sempre di meno.
In questi anni è cambiato tutto intorno a noi. Tutto, tranne noi. Siamo ancora al liberismo ed ai buoni sentimenti. E, infatti, non c’è un nostro pensiero, non c’è un giornale per le nostre idee, non una battaglia culturale nel Paese.
Troppo pessimismo? Probabilmente si, mi sbaglio e vorrei essere smentito. Vedo anch’io tante compagne e compagni che non intendono arrendersi, che hanno forza, curiosità, passione per la politica. Ho fiducia in loro. Ma vorrei una discussione seria su di noi e sull’Italia, non solo sulle alleanze e sul terzo mandato.
Mettiamo a fuoco il problema: le nostre società sono diventate, in questi anni, più ricche ma anche più individualiste, più frantumate, più egoiste. Forse anche più razziste. Più ingiuste, ecco. Ma questa ingiustizia non ci scandalizza più, non è più un problema. Quanta diseguaglianza stiamo accettando e sopportando? Quanta inutile diseguaglianza pensiamo ormai che sia un fatto naturale! Per esempio nell’accesso alle cure. E quanto abbiamo davvero voglia di combatterla, tutta questa diseguaglianza?
Ci può essere un modo diverso di pensare noi stessi, il nostro ruolo? Si può, finalmente, uscire dal passato? Ci serve, io penso, uno sguardo più libero e più anticonformista.
Lo sforzo di costruire luoghi di confronto e di discussione può essere un primo passo. E’ il segnale, mi pare, di un’esigenza forte di politica.

[…] Ho letto il bello e appassionato articolo di Lionello sul tema del partito. […]
[…] letto l’articolo di Lionello Cosentino su Diurna e non posso fare a meno di dare il mio contributo ad una […]