
“Sono solo canzonette” cantava qualcuno. Ma tra “Zitti e buoni, siete fuori di testa” e “Te lo giuro davanti a Dio, sarà per sempre sì” sembriamo tornati indietro di mezzo secolo. Al prossimo Eurovision porteremo la cultura del Dio, Patria e Famiglia. Soprattutto Dio e Famiglia. La Patria in questo momento ha ulteriori e gravissimi problemi. Proprio sabato nelle piazze ricordavamo che senza consenso è stupro (anche nel matrimonio ed in qualsiasi relazione). A Sanremo, poche ore dopo, ha vinto il matrimonio indissolubile tra uomo e donna (la fede esibita rappresenta un’unica forma di unione davanti a Dio), giurato davanti all’altare, che nessuno può separare. Con fatica ogni giorno lavoriamo su una nuova educazione sesso-affettiva delle bambine e dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi contro una cultura patriarcale, ancora resistente nel Paese, che non accetta il rifiuto e la libera scelta, in particolare della donna, fino alle sue estreme conseguenze.
Davanti all’infelice battuta di Carlo Conti alla moglie Francesca su cosa lei dovrebbe indossare o meno, la presenza del sempre infaticabile e generoso Gino Cecchettin con il suo messaggio di cultura e libertà ci ha rincuorati. Nessun disconoscimento della professionalità di chi ha vinto, ma se il Festival di Sanremo è chiamato, anche a livello internazionale, a selezionare il fermento musicale di decine di proposte innovative, ci chiediamo se questo risultato corrisponda davvero ai valori attualmente predominanti nel Paese e, nel caso, se ciò sia anche frutto di quel lavoro di contro-cultura e “normalizzazione” della visione di società che chi ci governa sta affermando, attraverso l’esaltazione di ciò che è “perbene” e “ordinario” e l’esclusione del cosiddetto “mondo al contrario”.
Un modello di società chiusa, fatta per lo più di vincoli parentali (non c’è stato uno che su quel palco quest’anno abbia mancato di mostrare o parlare di genitori, coniugi, figli e fratelli), rispetto ad una intellighenzia, talvolta anche radical chic e autoreferenziale, ma che interpreta la società in modo sicuramente più aperto e articolato. Molti auguri al vincitore di diventare l’interprete principale di matrimoni fiabeschi e speriamo che la Corte Europea dei diritti dell’Uomo risolva definitivamente la questione giudiziaria che ha investito il Castello delle Cerimonie della famiglia Polese, simbolo, anche televisivo, di quella tradizione che si è premiata. Sabato sera chi non ha imitato la gestualità che accompagnava la canzone vincitrice! E chi non vorrebbe per un solo momento Sal Da Vinci, novello Cyrano, romanticamente sotto al proprio balcone, accanto alla persona amata!
Ma è bene ribadire culturalmente che “sarà per sempre sì” solo finché le persone interessate lo vorranno e che nessuno può ostacolare scelte diverse, in qualsiasi coppia, con anello o meno, davanti o no ad un qualsiasi Dio, in un Paese che rimane laico, come vuole la Costituzione. Sul concetto di Patria, invece, sempre sabato abbiamo avuto conferma di quanto il nostro Paese sia ormai ridotto ad una macchietta, costretto a sventolare bandierine in prima fila per accreditarsi davanti ai nuovi padroni del mondo, che decidono con le bombe chi debba governare, chi siano i cattivi, che individuano terre rare dove fare affari, che disapplicano diritto internazionale, organismi sovranazionali e multilateralismo a favore di una propagandistica “Board of Peace” (nome azzeccatissimo!).
Non sia mai che domani fossimo proprio noi a non piacergli più! Sia chiaro, nemmeno a noi piaceva Khamenei, ma nessuno ci ha chiesto un parere o, soprattutto, un mandato per andare ad ammazzarlo nel suo Paese. Tanto che il nostro disinformato e irrilevante Ministro della Difesa è rimasto bloccato a Dubai per le prevedibili reazioni belliche al blitz. Quando la prossima volta l’obiettivo sarà qualcuno su cui non saremo d’accordo, sarà difficile opporci e scardinare questi precedenti (come il Venezuela del 2 Gennaio). Meglio allora stare “zitti e buoni”, sventolare la bandierina e acchittarci per fare festa in famiglia al prossimo sposalizio. Non resta che intonare: “Povera Patria/Schiacciata dagli abusi del potere/Di gente infame, che non sa cos’è il pudore/Si credono potenti e gli va bene quello che fanno/E tutto gli appartiene”. Anche Sanremo.
