
Amazon versa al fisco italiano 511 milioni di euro a cui si aggiungono 212 milioni definiti da Amazon logistica e Amazon italia transport, già versati nei giorni scorsi. Il colosso statunitense di Jeff Bezos (187 miliardi di dollari di ricavi e 20 miliardi di utile netto solo nel 2024) verserà all’Agenzia delle Entrate un importo complessivo di 723 milioni di euro.
Tutto ciò a seguito delle indagini coordinate dalla procura di Milano e svolte rispettivamente da Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate. La multinazionale di Jeff Bezos è indagata per «dichiarazione fraudolenta» in base ad una lettura innovativa a proposito dell’algoritmo predittivo di Amazon, in particolare della sua prospettata indifferenza agli obblighi tributari che pendono invece su chi metta in vendita sul proprio market-place in Italia merce di venditori extraeuropei (in questo caso prevalentemente cinesi), senza però dichiararne l’identità e i relativi dati all’Agenzia delle Entrate ai fini del pagamento del 22% di Iva da parte del venditore extraeuropeo.
Tale modalità scoperta dalle indagini della procura Milanese sta diventando di uso comune nelle grandi multinazionali del settore.
Credo sia fondamentale che il governo Meloni prenda provvedimenti legislativi su questa materia, contrastando questo fenomeno di evasione fiscale e non lasci solo alle indagini della procura Milanese un tema così importante e strategico per la correttezza nel settore del trasporto merci e logistica.
L’Italia ha bisogno di rafforzare con massicci investimenti gli strumenti che servono alle Agenzie di controllo fiscali statali per sistemi di data analyst più avanzati per individuare velocemente i profili a rischio e gli schemi di evasione più complessi, che da anni dilagano in maniera esorbitante a discapito quasi sempre dei diritti dei lavoratori e lavoratrici e delle imprese virtuose soprattutto medio piccole che vengono schiacciate nel mercato dai colossi internazionali del settore del trasporto merci e logistica.
Servirebbe maggiore interoperabilità delle banche dati concertando Amministrazione finanziaria, Dogane e Guardia di Finanza affinché siano pienamente interconnesse per una visione completa dei flussi di merci per evitare contrabbando ed elusione dell’Iva.
Più sicurezza digitale, più trasparenza, rafforzamenti normativi sui controlli fiscali visto le lacune soprattutto sulla responsabilità in solido dei proprietari delle piattaforme digitali commerciali e rafforzamento su una vera cooperazione internazionale.
Questi sono gli elementi essenziali da cui partire per affrontare con concretezza un problema che a valle ricade sulla compressione dei costi di manodopera, quindi sui diritti di milioni di lavoratori/lavoratrici e sullo squilibrio nelle attività di filiera impedendo alle imprese che vogliono rispettare le regole di essere appetibili nel mercato del nostro settore, visto che le regole non valgono uguali per tutti vincendo sempre quello che detiene più ricchezza e capacità di aggirare le regole.
Ormai sono tre anni che governano e dalle parole servirebbero i fatti, senza che si richiami sempre alla retorica nel dire “è colpa di quelli che c’erano prima”.
