
Da mesi denunciamo una verità che oggi è impossibile nascondere: il Sant’Alessio non sta attraversando una semplice fase di riorganizzazione, ma una crisi profonda che colpisce utenti, famiglie e lavoratori. E questa crisi non è un fatto isolato: è il simbolo di un modello regionale che sceglie di non ascoltare, di rinviare, di concentrarsi esclusivamente (e apparentemente) su questioni di quadramento dei conti, mentre si moltiplicano le difficoltà quotidiane di chi ha più bisogno.
Il Sant’Alessio – un presidio storico e unico nel Lazio per l’inclusione e l’autonomia delle persone cieche e ipovedenti – è oggi al centro di una lunga lista di criticità: assenza del neuropsichiatra infantile, turnover degli operatori -anche di quelli storici- sospensione del supporto psicologico alla genitorialità, chiusura dell’Ausilioteca, blocco delle attività sportive inclusive, ritardi nei servizi scolastici, cancellazione dei soggiorni estivi a causa di un ricorso su un bando. Tutto questo non è soltanto un disagio: è la regressione di diritti costruiti in decenni di lavoro, studio, investimenti pubblici.
E mentre le famiglie denunciano questi problemi da mesi, i lavoratori del Sant’Alessio e della Fondazione ConTatto vivono una condizione di incertezza inaccettabile, con stipendi bloccati, produttività sospesa e una trattativa sui fondi 2023 e 2024 – già costituiti e certificati – mai avviata. Parliamo di professionisti altamente qualificati, che ogni giorno accompagnano bambini con disabilità visiva anche complessa, e che oggi rischiano di diventare degli working poor.
Una Regione seria dovrebbe proteggerli. Questa Regione, invece, prende solo flebili impegni regolarmente disattesi.
Nonostante interrogazioni, richieste ufficiali di audizione, lettere e sollecitazioni ripetute, la Commissione Sanità ha ignorato per mesi il tema, lasciando cadere nel vuoto l’appello dell’Unione Italiana Ciechi, delle famiglie, dei lavoratori. Solamente alcuni giorni fa siamo riusciti ad aprire un confronto
E non possiamo far finta che questo avvenga in un contesto neutro. Il quadro della sanità regionale è chiaro: la Giunta Rocca governa attraverso numeri letti velocemente per non essere compresi, mentre i cittadini aspettano una risonanza magnetica o una visita una visita oculistica al 2026, un medico di base che spesso non arriverà mai.
Il Sant’Alessio è diventato il simbolo di questo fallimento: quando un ente pubblico che dovrebbe rappresentare un’eccellenza viene indebolito da scelte gestionali burocratiche, tagli mascherati da riorganizzazioni e ritardi istituzionali, non siamo di fronte a un problema amministrativo, ma a un vero e proprio arretramento.
Per questo abbiamo bisogno di insistere – in Aula, in Commissione, nei confronti della Giunta – su alcuni punti non negoziabili:
- Ripristinare immediatamente i servizi sospesi, a partire dalla neuropsichiatria infantile, dal supporto psicologico e dall’Ausilioteca.
- Garantire continuità terapeutica e operatori stabili, perché ogni cambio è un trauma per i bambini e per le loro famiglie.
- Dare risposte concrete ai lavoratori, sbloccando fondi e avviando una trattativa trasparente sul futuro occupazionale.
- Risolvere subito la questione dei soggiorni estivi, che per molti ragazzi non sono un lusso ma un pezzo fondamentale del loro percorso educativo.
- Convocare un tavolo permanente con famiglie, direzione dell’Ente, sindacati e associazioni, perché nessuna decisione può essere presa sulla pelle di chi vive quotidianamente il Sant’Alessio.
La Regione Lazio ha il dovere di rendere questo luogo ciò che è sempre stato: un presidio di diritti, non un luogo di tensione e scontri.
Non accetteremo narrazioni rassicuranti, numeri usati come schermo, audizioni convocate quando i problemi hanno già prodotto danni irreversibili.
Non staremo fermi finché il Sant’Alessio non tornerà ad essere ciò che deve: un alleato delle famiglie, un punto di riferimento per la disabilità visiva, un esempio di buona sanità pubblica.
Perché la politica serve a questo: non a contare i numeri, ma a far contare le persone.
E oggi, al Sant’Alessio, sono proprio le persone ad essere rimaste troppo a lungo senza risposte.
