Duemila persone per strada. Duemila famiglie senza più un lavoro, una dignità. Duemila dipendenti altamente formati e specializzati dei quali perdiamo tutto il ‘know how’ e ai quali ‘doniamo’ un presente incerto e un futuro nerissimo. La lunga agonia di Alitalia termina nel peggiore dei modi. Con una delle più pesanti crisi occupazionali che il Lazio si ritroverà a gestire a causa del totale immobilismo delle istituzioni di fronte agli allarmi lanciati dalle parti sociali e da noi consiglieri di opposizione. Perché in questo dramma un dato va sottolineato: si poteva evitare se ci si fosse mossi prima. Se almeno qualcuno delle istituzioni regionali, il Presidente, la Giunta, la maggioranza, avessero avuto la remora di ascoltare ciò che chiedevamo.

Se si fossero almeno degnati di leggere le tante e diverse soluzioni, le stesse dei sindacati poi, che abbiamo messo ripetutamente messo sul tavolo in questi tre anni attraverso mozioni, ordini del giorno, emendamenti che nulla avevano di politico. Anzi. Documenti ufficiali che chiedevano esclusivamente alla Regione Lazio di essere parte in causa di questo drammatico percorso che sapevamo sarebbe finito così, con l’invio delle lettere di licenziamento dopo anni di agonia e incertezze. No, non può finire così. Non possiamo accettare come vittoria un prolungamento della Naspi che darà sì una risposta a circa 400 persone ma lascia inalterata la situazione per le altre 1600.

Lo diciamo da due anni e mezzo che ci saremmo trovati a questo punto rimanendo fermi e immobili. Ma davvero speravano che si sarebbe risolta da sola. L’abbiamo detto al Presidente Rocca e alla maggioranza regionale di centrodestra che mai hanno voluto ascoltarci e anzi si sono presi la briga di bocciare ogni nostra proposta. L’abbiamo detto al sindaco di Fiumicino Mario Baccini, Comune che dovrà sopportare il risvolto sociale più pensate, che ha proferito parola solo quando le lettere di licenziamento sono arrivate e non prima quando la situazione poteva essere salvata. Si è andati avanti con silenzi e qualche imbarazzante rassicurazione.

E oggi? Tutti a battersi il petto. No signori, sulla pelle dei lavoratori la politica di facciata non è tollerabile. Continuiamo a chiedere la revoca immediata dei licenziamenti, la ricollocazione dei dipendenti, l’ampliamento degli ammortizzatori sociali esistenti, sblocco dei fondi presenti e una soluzione per il mantenimento dei brevetti.

Ecco perché chiediamo ancora una volta l’intervento della Regione e un segnale chiaro che possa essere decisivo domani, nel tavolo di concertazione che si svolgerà al Ministero del Lavoro: revoca immediata dei licenziamenti, ricollocazione dei dipendenti, ampliamento degli ammortizzatori sociali esistenti, sblocco dei fondi presenti e una soluzione per il mantenimento dei brevetti. 

Quella di oggi è stata l’ennesima occasione per ribadire, da parte mia, l’assoluta necessità di un tavolo regionale permanente che si occupi sulla questione Alitalia con gli attori sindacali, le realtà produttive dell’aeroporto e AdR, attraverso il quale presentare soluzioni percorribili e concrete. 

Gli spazi sono stretti ma la soluzione è ancora possibile. Serve però una volontà unanime. 

Su Alitalia non può finire così. Non possiamo accettare esclusivamente un prolungamento della Naspi che darà sì una risposta a circa 400 persone ma lascia inalterata la situazione per le altre 1500.

Lo diciamo da due anni e mezzo che si sarebbe arrivati a questo. L’abbiamo detto al Presidente Rocca e alla maggioranza regionale di centrodestra che mai hanno voluto ascoltarci e anzi si sono presi la briga di bocciare mozioni ed emendamenti che chiedevano una presa di posizione su questo che è un dramma sociale e occupazionale. 

Denunciamo l’immobilismo del sindaco Baccini che ha proferito parola solo quando le lettere di licenziamento sono arrivate e non prima quando la situazione poteva essere salvata. Non basta un consiglio comunale senza senso quando ormai la tragedia si è consumata.

Sulla pelle dei lavoratori la politica di facciata non è tollerabile.

Ringrazio il Presidente Tripodi per aver ascoltato le nostre istanze sulla questione Alitalia, rimaste lettera morta in Consiglio Regionale in questi quasi 3 anni, e aver calendarizzato un’audizione con tutte le sigle sindacali. Incontro al quale, dispiace dirlo, non era presente l’assessore al lavoro Schiboni. 

Non si può soprassedere però su un dato oggettivo: iniziamo a muoverci quando ormai la situazione è precipitata. Le prime lettere di licenziamento sono state recapitate oggi, con largo anticipo. E di per sé si tratta di un fatto gravissimo, purtroppo l’ennesimo. 

Le tante e diverse soluzioni e le considerazioni messe sul tavolo dalle parti sociali, le stesse che abbiamo presentato al Presidente Rocca e alla maggioranza di centrodestra bocciate ripetutamente in questi anni, sono fondamentali per salvaguardare 2000 famiglie, di cui oltre 1600 vivono nella Regione Lazio e nel Comune di Fiumicino. 

Soluzioni fondamentali, va precisato, anche per la tenuta sociale di un territorio che rischia di venire inghiottito da una delle più grandi catastrofi occupazionali degli ultimi anni. 

Ecco perché chiediamo ancora una volta l’intervento della Regione e un segnale chiaro che possa essere decisivo domani, nel tavolo di concertazione che si svolgerà al Ministero del Lavoro: revoca immediata dei licenziamenti, ricollocazione dei dipendenti, ampliamento degli ammortizzatori sociali esistenti, sblocco dei fondi presenti e una soluzione per il mantenimento dei brevetti. 

Quella di oggi è stata l’ennesima occasione per ribadire, da parte mia, l’assoluta necessità di un tavolo regionale permanente che si occupi sulla questione Alitalia con gli attori sindacali, le realtà produttive dell’aeroporto e AdR, attraverso il quale presentare soluzioni percorribili e concrete. 

Gli spazi sono stretti ma la soluzione è ancora possibile. Serve però una volontà unanime.

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