Di Maurizio Toson Marin
Fondare una comunità basata sulla condivisione dell’energia è una propensione naturale e antica. Si tratta di un processo che affonda le sue radici nella biologia e nella storia dell’evoluzione. L’energia primaria utilizzata da tutti gli organismi viventi per sopravvivere sulla Terra proviene da un’altra stella: il Sole. Le piante, attraverso la fotosintesi, catturano l’energia solare che, tramite la catena alimentare, raggiunge gli organismi più evoluti, tra cui l’essere umano.
Per miliardi di anni, la natura ha garantito la distribuzione di questa energia. Basti pensare all’agricoltura, che ha saputo gestire la forza del Sole (e non solo), rendendo possibile la nascita di città, civiltà, cultura.
Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) si inseriscono in questa logica naturale. Sono nate a seguito della normativa introdotta in Italia nel 2021, che ha riconosciuto l’autoconsumo collettivo e le CER, con l’obiettivo di favorire la diffusione di nuovi modelli energetici sostenibili su tutto il territorio nazionale.
Le CER sono comunità che, per statuto o regolamento, scelgono di reinvestire totalmente o parzialmente i benefici derivanti dalla vendita e dalla condivisione dell’energia in progetti con impatti economici e sociali positivi sul territorio. Operano seguendo un duplice principio: mutualistico, nel mettersi insieme volontariamente per generare vantaggi comuni, e altruistico, nel destinare parte dei benefici alla collettività di riferimento.
Il Comune di Roma, primo tra i grandi comuni italiani, ha approvato un Regolamento attuativo che promuove la nascita di queste realtà, aggiungendo all’acronimo CER l’aggettivo “Solidali”. Le Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali (CERS) si distinguono per una visione più ampia: sono comunità consapevoli che la transizione ecologica debba basarsi sulla partecipazione attiva della cittadinanza, attraverso percorsi formativi, processi decisionali inclusivi e modelli di governance diffusa.
Una CERS costruisce relazioni, rafforza il coinvolgimento dei cittadini, combatte la povertà energetica, promuove un consumo più responsabile e reinveste le risorse generate nella creazione di servizi di welfare comunitario e opportunità di lavoro, dando vita a economie locali collaborative.
Per realizzare questi obiettivi è necessario promuovere la nascita e la connessione in rete di Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali nell’area metropolitana di Roma, garantendo un accesso equo, partecipato e democratico alle risorse energetiche. È importante attivare processi di mobilitazione territoriale che diffondano conoscenza e consapevolezza sulle CERS, istituendo punti informativi nei municipi e coordinando azioni comuni per contrastare la povertà energetica.
Le attività formative devono educare enti, imprese e cittadini sui temi della transizione energetica ed ecologica, alimentando il dialogo tra cittadini, amministrazioni e imprese per ideare e realizzare insieme nuove Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali.
Le proposte e i concetti espressi in questo articolo non sono solo rilevanti nel merito, ma portano con sé l’ambizione di costruire comunità fondate su ideali condivisi, solidali e partecipati. Riuscire a produrre energia pulita è un obiettivo legittimo, con importanti ricadute economiche e sociali. È una sfida che, crediamo, il nostro partito, il Partito Democratico, debba fare propria.
