
Bene l’iniziativa bipartisan dei Parlamentari che si sono recati al reparto G8 di “Rebibbia-Nuovo Complesso” per partecipare al laboratorio Spes contra spem di Nessuno tocchi Caino, con l’impegno di collaborare per superare l’emergenza carcere che, anche quest’anno, con il caldo estivo e la fisiologica minore presenza di personale negli istituti, fa sentire il suo allarme.
A parole tutti d’accordo, ma nel centrodestra non si trova la quadra. Il Ministro della Giustizia più smemorato di sempre, Carlo Nordio, si è presentato, all’inizio del suo incarico, come il depenalizzatore, ma ha creato più di 40 nuove figure di reato o aggravanti; si professa garantista, ma licenzia provvedimenti che aumentano pene e carcere per tutti, (come il Decreto Sicurezza o Decreto Caivano); si dice preoccupato per l’emergenza carceri e propina come ricetta esclusiva la costruzione di nuove carceri (per costruire un istituto penitenziario ci vogliono dai 7 ai 10 anni, sempre che ce ne sia bisogno) e il numero di detenuti sotto il suo dicastero aumenta sempre più.
Ma qualcosa forse si muove da quelle parti, complice il “diario di cella” di Gianni Alemanno, detenuto eccellente, che, causa la propria condizione di restrizione, oggi ci descrive quanto avviene nei bracci di Rebibbia. Premesso che non si ha memoria di provvedimenti eclatanti sullo stato delle carceri da parte di Gianni Alemanno Sindaco o Ministro, in ogni caso ben venga chiunque si faccia portatore di questa battaglia su una situazione che non ci qualifica come Paese civile. Il primo effetto nell’attuale maggioranza sono state le dichiarazioni del Presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha parlato di “necessità di un cambio di passo e di intervenire sul tema normativamente, al di là di ogni pregiudizio politico o ideologico”.
Parole forse rivolte alla sua stessa parte politica, dove regna il più assoluto silenzio, o all’Ufficio nazionale del Garante, di nomina del Presidente della Repubblica ma su proposta del Consiglio dei Ministri presieduto da Giorgia Meloni, dal quale stanno scappando consulenti Avvocati, Psicologi e Psichiatri, che non solo denunciano il loro mancato coinvolgimento nel lavoro dell’ufficio ma, come ha fatto lo storico consulente Avv. Mimmo Passione, anche “l’assoluta molteplicità di voci all’interno di un collegio che dovrebbe parlare con una voce sola, la percepita mancata terzietà da parte di alcuni componenti, una diminuita attenzione alle persone ristrette, il mancato svolgimento di visite nelle carceri non programmate, la mancata redazione della relazione annuale al Parlamento e la mancata visita al CPR in Albania”.
Posizioni condivise da UCPI e dal suo Presidente Avv. Francesco Petrelli. Un’azione fallimentare a 360 gradi di un Governo che finora non ha licenziato un solo provvedimento sull’emergenza carceraria, ma l’ha peggiorata. In realtà le soluzioni andrebbero articolate su breve, medio e lungo periodo. È ormai imprescindibile accedere, e con urgenza, ad un’amnistia o ad un indulto, istituti da 20 anni non più applicati (l’ultima amnistia risale al 1990).
Si tratta di rimedi previsti dalla Costituzione per ripristinare un sistema di equità quando la macchina della Giustizia si inceppa. Mai come in questo momento la malagiustizia sta mietendo vittime, compreso il pesantissimo numero di chi decide di non attendere più risposte e di farla finita. Un prezzo non più sostenibile.
Nella storia della Repubblica sono stati 28 i provvedimenti di amnistia o indulto. La prima amnistia fu concessa nel 1946 da Palmiro Togliatti, Ministro di Grazia e Giustizia del primo governo De Gasperi, con condono delle pene fino a 5 anni per reati comuni e politici (esclusi i reati gravi).
Nell’Ottobre scorso autorevoli politici e intellettuali, come Giovanni Fiandaca, Franco Corleone, Mauro Palma, Clemente Mastella, Rita Bernardini, Monsignor Paglia, Dacia Maraini e molti altri, hanno inviato a tutti i Parlamentari la richiesta di un atto di clemenza.
Autorevoli sostenitori ne sono stati anche il Presidente Giorgio Napolitano e l’indimenticabile Papa Francesco, che, nell’aprire la Porta Santa a Rebibbia per il Giubileo, ha chiesto con forza un atto di clemenza.
Si stima che un provvedimento di indulto, con condono di pene, anche residuali, fino a due anni, alleggerirebbe le carceri di circa 17 mila presenze.
Se, come ha detto La Russa, è il momento di abbandonare pregiudizi politici o ideologici, si intervenga subito, decidendo a quali condizioni condonare. Non è più il momento di sofismi.
Per il medio periodo si approvi la proposta di legge a firma Giachetti, che prevede l’aumento dello sconto di pena per la liberazione anticipata dagli attuali 45 giorni a semestre fino a 75 giorni (nei primi due anni di applicazione della nuova legge) e poi a 60 giorni, affidandone la decisione ai direttori delle carceri, per non gravare su Tribunali di Sorveglianza al tracollo e rendere efficace il provvedimento. La liberazione anticipata viene riconosciuta solo a chi abbia partecipato positivamente ai programmi rieducativi, con finalità premiale, ma anche di disciplina e l’incremento dei giorni è già stato previsto nel nostro ordinamento in altre fasi emergenziali. Manterrebbe basso l’affollamento negli istituti dopo l’atto di clemenza.
Nel lungo periodo si investa nella costruzione di case-famiglia, alternative alle carceri per chi, privo di domicilio o residenza, possa essere lì collocato in regime domiciliare (anche cautelare) o in affidamento ai servizi sociali, seguendo percorsi rieducativi e di reinserimento esterni e liberando spazi e risorse umane per i progetti intramurari, che oggi faticano ad essere applicati.
Ci dica lo smemorato Nordio, ad esempio, cosa fare con le caserme dismesse a Roma, di cui ha parlato sempre all’inizio del suo mandato e poi si è dimenticato.
Al contempo, si incentivino i contratti di formazione e lavoro tra enti locali e DAP, condizioni necessarie per l’accesso alle misure alternative al carcere e fondamentali per evitare recidive e per restituire più sicurezza ai cittadini.
Per tutto questo servono risorse e, se il miliardo speso in Albania per un sito completamente vuoto ed inutile, fosse stato investito per alleggerire il sistema carcerario, oggi staremmo un bel pezzo avanti. Ma prima di tutto servono volontà politica e visione di sistema in termini di Giustizia e Sicurezza, tratti di cui questa destra è completamente priva.
Anche su questo tocca a noi costruire una proposta alternativa.
