La destra ha approvato in Regione Lazio una nuova legge urbanistica, dando vita a un vero e proprio Frankenstein normativo. Si tratta di un insieme disomogeneo di articoli cuciti alla bell’e meglio, tenuti insieme da una retorica della semplificazione che maschera, male, un testo scritto senza coerenza né misura. Come certi film dell’orrore a basso costo, il trucco è grossolano e l’effetto finale contraddittorio e rovinoso.

Numerose le misure che compromettono, più che tutelare, l’equilibrio del territorio regionale. Una, ad esempio, merita una menzione speciale: tra gli articoli compare quello che apre le porte — è il caso di dirlo — all’abitabilità di cantine e garage. Ambienti che potrebbero ora trasformarsi in improbabili bed & breakfast. Una trovata degna di una commedia all’italiana, se non fosse che in gioco ci sono la salute e la sicurezza di chi vi abita o vi soggiorna.

Tuttavia, grazie a un’opposizione ferrea, Rocca e la sua maggioranza sono stati costretti a fare marcia indietro su alcuni punti fondamentali: sono state limitate le premialità urbanistiche fuori misura sugli interventi di rigenerazione urbana; sono state bloccate manovre poco convincenti sulle conformità edilizie delle strutture sanitarie; è stata ottenuta l’abrogazione dell’articolo 1, che riformava in modo dannoso la LR 38/99 sul governo del territorio; infine, è stata soppressa la norma che avrebbe permesso il cambio totale della destinazione d’uso della sale cinematografiche.

La destra ha voluto ostinatamente portare in aula una legge su cui anche il Servizio legislativo del Consiglio regionale, attraverso l’analisi tecnico-normativa, aveva evidenziato numerose criticità: profili di incostituzionalità, incoerenze normative, contraddizioni.

Noi abbiamo scelto di non restare spettatori. Con migliaia di emendamenti – oltre cento solo sul tema delle sale – abbiamo smontato in parti sostanziali la sceneggiatura della destra, scritta all’insegna della speculazione e mascherata da “rigenerazione urbana”.

Le sale cinematografiche hanno rischiato di essere svendute al miglior offerente. Dalla maggioranza regionale sono arrivati segnali contraddittori, ma tutti orientati verso l’unica strada che conoscono: quella dell’edilizia. Come se il rilancio dei cinema fosse soltanto una questione di destinazioni d’uso e non anche di politiche attive. Le sale sono luoghi di lavoro e presìdi di comunità. Per questo abbiamo raccolto l’appello del comitato SOS Sale Cinematografiche, formato da associazioni di categoria, sindacati, associazioni culturali, comitati e personalità del mondo della cultura. Perché governare un territorio non significa solo gestire il cemento, ma anche prendersi cura della sua anima.

In Consiglio regionale abbiamo dato battaglia ad oltranza: la posta in gioco era troppo alta. Volevamo evitare che il grande schermo lasciasse il posto alle insegne di bingo o discount. Perché questa legge, dietro il maquillage della “rigenerazione”, nascondeva una vecchia tentazione: fare cassa con il paesaggio urbano.

Abbiamo lottato per salvare e rilanciare ciò che resta. In un momento di profonda trasformazione dell’industria cinematografica, anziché accompagnarla con politiche attive, si è pensato di affrontarla con premialità edilizie e cambi di destinazione d’uso.

La verità è che manca una regia. Non c’è visione, non c’è montaggio. Servirebbero politiche per costruire nuovo pubblico, sostenere gli esercenti, valorizzare le produzioni locali, garantire accesso e partecipazione. Gli strumenti ci sono, inclusi i fondi europei. La destra racconta di voler difendere il cinema, ma nei titoli di coda compare un solo protagonista: la speculazione immobiliare. A questa pellicola, siamo riusciti a dire stop. Non era il finale che volevamo.

Va riconosciuto, intanto, il lavoro importante di Roma Capitale: il recupero delle sale comunali, il finanziamento di 50 arene estive e l’impegno della Giunta nella stesura di un nuovo regolamento per le riprese, volto a semplificare le procedure e valorizzare le location della città. Insieme alla Regione si sta inoltre lavorando al rafforzamento della Film Commission.

Eppure, sul cinema, il nodo centrale resta un intervento nazionale, all’altezza delle sfide del presente. Il cinema è poesia, narrazione, ma anche maestranze, salari, economia.
Il Parlamento dovrebbe agire per sostenere il settore, prendendo ad esempio il modello francese. Invece, il governo sta dando il peggio di sé, con un comparto di fatto fermo, privo del necessario supporto ministeriale.

Lavoriamo affinché tutte le forze politiche affrontino con serietà e visione un tema centrale per la cultura italiana.

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