La proposta di legge sull’urbanistica in discussione al Consiglio regionale del Lazio, che viene presentata come una misura di “semplificazione”, in realtà nasconde un impianto confuso, privo di visione strategica e totalmente sbilanciato a favore della speculazione edilizia. Non esiste un piano organico né un modello sostenibile: solo un’accozzaglia di norme che legittima la cementificazione e l’espansione incontrollata, anche su suolo agricolo e in aree tutelate, con gravi conseguenze ambientali e sociali.
Ancora una volta, in Commissione, abbiamo assistito a un episodio che ben rappresenta lo spirito di questa riforma: abbiamo posto domande chiare e puntuali, ma di fronte alle nostre sollecitazioni, l’assessore ha preferito il silenzio. Nessuna risposta, nessuna chiarezza. Una scena muta che rappresenta non solo un atteggiamento di chiusura, ma uno svilimento della Commissione stessa e una mancanza di rispetto verso l’intero Consiglio, sistematicamente escluso dalle scelte cruciali e costretto a scoprire dai giornali modifiche importanti alla legge.
L’approccio del nuovo assessore Schiboni è quindi totalmente negativo, e conferma l’ulteriore scivolamento verso politiche urbanistiche fallimentari. Il passaggio della delega dalla Lega a Forza Italia, partito che ha sempre sostenuto una visione permissiva sull’abusivismo edilizio, non emergono segnali di discontinuità né tantomeno di innovazione. Se davvero si fosse ritenuto valido il lavoro del precedente assessore Ciacciarelli, la sua proposta — la legge 171 — sarebbe stata approvata prima della sua sostituzione. Il fatto che ciò non sia avvenuto, e che sia stato rimosso, appare come una bocciatura implicita ma inequivocabile.
Questa norma, nonostante i proclami, apre di fatto la strada alla costruzione di resort e strutture turistiche su suolo agricolo, senza servizi, promuovendo un’edificazione senza criteri e stravolgendo la vocazione rurale. È l’ennesimo tentativo di ridurre il territorio a merce, sacrificando le esigenze reali delle comunità a vantaggio di pochi. Non sorprende che tutte le principali organizzazioni agricole abbiano preso posizione contro questa legge, denunciando un attacco diretto al settore e alla sostenibilità ambientale.
Si replica un modello sbagliato già visto a livello nazionale: norme calate dall’alto, pensate per tutelare interessi privati invece che il bene collettivo. E mentre i territori attendono una vera legge sul consumo di suolo “Zero”, ci si ostina a promuovere una normativa che penalizza l’agricoltura, la tutela del paesaggio e la possibilità di avviare vere politiche di rigenerazione urbana.
Non possiamo che chiedere con forza il ritiro della legge 171, riaprendo un confronto serio, partecipato e trasparente nelle sedi istituzionali.
L’urbanistica non può essere ridotta a un affare per pochi. Serve una pianificazione inclusiva, capace di valorizzare l’esistente, proteggere l’ambiente e restituire dignità ai territori.
Essere “green” non è ideologia: è la condizione per garantire il futuro.

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