
L’ 8 e il 9 giugno saremo chiamate e chiamati a esprimerci sui 5 referendum abrogativi: lavoro e cittadinanza. Questi i temi di quesiti molto tecnici e apparentemente astrusi, ma che invece toccano la carne viva delle persone, che invischiano le nostre vite, coinvolgendoci tutti e tutte nella riflessione sul tipo di società che ancora vorremmo poter immaginare, diversa.
Per il Partito Democratico e, nello specifico, per la Federazione romana, quasi una spinta a riconnettersi con uno spettro di valori antichi, per ritendere la mano a chi quei valori li incarna tutti i giorni e chi, in quei valori di uguaglianza, libertà, dignità, ancora ci crede.
La grande partecipazione delle militanti e dei militanti del Comitato referendario dei precedenti fine settimana, a distribuire i volantini e a dialogare con la cittadinanza (che verranno rinnovati fino all’ultimo giorno possibile), ci parlano di una forza di opposizione che dal basso vuole contrastare la scarsissima informazione dei media in merito all’esistenza di questo appuntamento referendario, oltre che voler partecipare attivamente nel merito delle ragioni dei 5 Sì ai referendum.
La sfida è complessa, ma la posta in gioco è troppo elevata: pretendere che il lavoro sia stabile, dignitoso, tutelato e sicuro non deve più essere un ideale a cui tendere, perché purtroppo sappiamo bene come invece il lavoro precario, disonesto, esposto e che uccide sia già la realtà del nostro Paese. E questo lo sanno bene, soprattutto, le donne, i giovani e le persone di origine straniera.
La sfida è complessa, certo, ma non può e non deve rimanere intentato il legittimo riconoscimento di quelle persone che sono nate e cresciute in Italia, Paese in cui quelle stesse persone studiano e lavorano, e a cui sono legate per affetti, amicizie, per cultura e, vista la natura della nostra società oggi mi verrebbe da dire, che sono “inspiegabilmente” legate anche per valori.
Allora sì, la sfida è complessa, ma ne vale la pena se la partecipazione vasta e lapidaria per i 5 Sì sancirà chiaramente a questo Governo che vogliamo una società impegnata a superare le disuguaglianze, le discriminazioni e il razzismo. Ne varrà la pena se riporteremo alle urne soprattutto quelle persone che oggi subiscono maggiormente l’assenza di tutele lavorative e il non-riconoscimento della cittadinanza. Ne varrà la pena se contribuiremo a superare il principale nemico delle democrazie, l’astensionismo, che mina la partecipazione democratica, la libertà e dunque, la democrazia stessa.
In poche parole, ne varrà la pena se daremo avvio a un processo per la costruzione di una società concretamente più giusta.
Per questo, andiamo a votare l’8 e 9 giugno 2025 per i 5 Sì e portiamo tutti e tutte a farlo.
Quest’anno è inoltre possibile esercitare il Voto fuori sede per motivi di studio, lavoro e cure mediche. C’è tempo fino al 4 maggio, qui le info per fare richiesta
