
Il problema abitativo oggi tocca un numero crescente di persone e famiglie che vedono negato un diritto fondamentale: il diritto alla casa. E quando questo diritto viene meno, si aprono le porte a emarginazione, povertà ed esclusione sociale. Ma com’è possibile che si sia arrivati a questa situazione? Quali sono le cause?
Come accade per ogni questione complessa, le origini sono molteplici. Tra i fattori principali c’è il progressivo disimpegno dello Stato nei confronti del tema abitativo. Dopo la fine dell’esperienza Gescal nel 1992 – quando una parte dei salari veniva destinata al finanziamento dell’edilizia residenziale pubblica – lo Stato ha iniziato a ridurre sempre più il proprio ruolo, lasciando il settore privo di investimenti pubblici e di strategie statali adeguate. A peggiorare il quadro si è aggiunta la speculazione immobiliare, che ha trasformato l’abitazione da bene essenziale a bene economico e finanziario, contribuendo all’impennata dei prezzi nelle grandi città e allo svuotamento progressivo delle aree interne.
In questo scenario, sempre più persone si trovano in difficoltà e le situazioni di disagio abitativo sono estremamente variegate. C’è chi cerca una casa a prezzi sostenibili, chi attende un alloggio popolare, chi fatica a pagare affitto o mutuo a causa di redditi fermi da decenni mentre i il costo della vita, e quindi della casa, continua a crescere. Ci sono giovani che vedono nell’assenza di una soluzione abitativa, una barriera insormontabile che impedisce loro di rendersi autonomi e costruire il proprio futuro. Ci sono realtà di precarietà, nuova povertà, famiglie in crisi, migranti.
Di fronte a tutto questo, la destra al Governo ha scelto di voltarsi dall’altra parte, proponendo un cosiddetto “Piano Casa” che nei fatti è un piano di speculazione. Nessuna misura concreta per affrontare le fragilità esistenti: il fondo per sostenere gli affitti e la morosità incolpevole è stato cancellato, gli investimenti per l’edilizia pubblica e sociale sono assenti, e mancano politiche per facilitare l’accesso alla casa per giovani, studenti e soggetti vulnerabili.
In realtà, la loro idea di casa è ben lontana dal concetto di diritto sociale: viene trattata solo come un prodotto da cui trarre profitto, il massimo possibile a scapito di tutto il resto. Per questo propongono solo provvedimenti come i condoni edilizi e l’ampliamento delle volumetrie edificabili, tutte misure pensate per favorire chi è già in una posizione di vantaggio. E, non a caso, manca del tutto una regolamentazione seria degli affitti brevi turistici, che stanno stravolgendo il mercato delle locazioni nelle città.
Ma l’emergenza abitativa è una questione troppo seria per essere lasciata in balia delle logiche di mercato. Negli ultimi trent’anni il mercato ha fallito nel garantire un accesso equo alla casa: perché dovrebbe riuscirci adesso?
Per queste ragioni, il Partito Democratico ha messo a punto una serie di proposte concrete e realizzabili, pensate per costruire un sistema abitativo più giusto e accessibile, affrontando le fragilità del presente e restituendo centralità al diritto all’abitare.
Queste sono le nostre proposte:
- Istituzione di un Ministero dell’Abitare, perché lo Stato torni a svolgere un ruolo di garanzia e di coordinamento strategico delle politiche abitative.
- Stanziamento di 4 miliardi di euro per il diritto alla casa, quadruplicando le risorse attuali.
- Un Piano Nazionale per l’edilizia residenziale pubblica, che preveda la costruzione di nuovi alloggi con criteri di sostenibilità ambientale e sicurezza.
- Recupero di oltre 100.000 case pubbliche oggi inutilizzate, da rimettere in circolazione per rispondere ai bisogni abitativi.
- Rifinanziamento dei fondi per l’affitto e la morosità incolpevole, restituendo ai Comuni strumenti di sostegno concreti.
- Creazione di Agenzie per la Casa, enti pubblici per l’intermediazione immobiliare e la gestione di immobili privati sfitti.
- Investimenti in rigenerazione urbana, con progetti che valorizzino la socialità e la qualità della vita nei quartieri.
- Nuove residenze universitarie, anche attraverso il recupero di beni pubblici dismessi.
- Leggi sugli affitti brevi, che diano ai Comuni il potere di regolamentare il fenomeno secondo le proprie esigenze.
- Sostegno alle famiglie colpite da lutti sul lavoro, con interventi statali per coprire mutui o affitti in caso di decesso.
Per noi, il diritto alla casa non è uno slogan, ma una battaglia di civiltà.
Il diritto alla casa è un pilastro fondamentale per costruire una società più giusta, inclusiva e solidale. L’emergenza abitativa non può essere ignorata o considerata una questione secondaria. Serve una visione chiara, coraggiosa, che rimetta al centro le persone e non il profitto. Le proposte che abbiamo elaborato vanno in questa direzione: dare risposte concrete ai bisogni reali, rafforzare il ruolo pubblico nelle politiche abitative, garantire dignità e sicurezza a chi oggi vive nell’incertezza.
Non ci rassegniamo a un Paese dove la casa è un lusso per pochi. Continueremo a lavorare per trasformare il diritto all’abitare in una realtà per tutti e tutte.
