L’undici marzo il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato le “Nuove indicazioni per la scuola dell’infanzia e primo ciclo di istruzione 2025”. Un testo dal contenuto agghiacciante che delinea plasticamente l’idea che questo governo ha del mondo dell’istruzione: un modello di scuola strettamente identitario e ancorato in un occidente sempre più idealizzato e scardinato dal mondo reale, con una pericolosa reclusione delle conoscenze alla sola nazione deliberatamente ignorando tutto ciò che si trova al di là di essa.

Le parti più aberranti di queste nuove indicazioni si trovano nel capitolo dedicato all’insegnamento della storia, che già si apre con la frase “Solo l’Occidente conosce la storia”, citando Marc Bloch e accuratamente decontestualizzandolo, a modi di sentenza.

“Altre culture, altre civiltà hanno conosciuto qualcosa che alla storia vagamente assomiglia – continua la direttiva ministeriale – come compilazioni annalistiche di dinastie o di fatti eminenti succedutisi nel tempo […] Ma quell’inizio è ben presto rimasto tale, ripiegando su se stesso e non dando vita ad alcuno sviluppo.”

Le follie di queste nuove linee guida non si fermano, tuttavia, all’incipit. “Nella scuola primaria sembra poi necessario che l’insegnamento abbia al centro la dimensione nazionale italiana” si legge nel paragrafo sulle “Finalità dell’insegnamento”. Una storia, dunque, che abbia come compito quello di “dare ai discenti la consapevolezza che la dimensione esistenziale del “qui” e “ora” a cui essi appartengono non si esaurisce nella contemporaneità” ma isolando questa consapevolezza alla dimensione nazionale? Viene da ridere.

In seconda elementare lo studio della nascita dell’Italia come narrazione epica del risorgimento, in prima lo studio della Bibbia, di Iliade, Eneide ed Odissea come “Le radici della cultura occidentale”. Alle medie appaiono sullo stesso piano “comunismo, fascismo, nazismo”, con buona pace della storiografia che da anni ritiene il paragone inesatto. Torna la scissione tra storia e geografia, abbandonando la geostoria, e il latino alle scuole medie, per comprendere le radici della nostra lingua.

Tirando le somme ci troviamo di fronte ad un manifesto programmatico per una scuola identitaria, nazionale (se non nazionalista), che propone uno studio del mondo e del reale che abbia al centro l’individuo (non si voglia la comunità), inserito esclusivamente nel suo contesto (Italia), con alcuni riferimenti alle relazioni più ampie (Europa), tralasciando il globale. Uno studio, dunque, che ruota intorno all’idea di un’Europa (o Occidente) centro del mondo e dell’Italia centro dell’Europa, alimentando convinzioni non solo false ma anche tossiche e postcoloniali sul funzionamento del mondo, nel nome della tutela di una non meglio specificata identità nazionale.

In sintesi queste nuove linee guida si trovano ed essere niente di più che il maldestro tentativo del Governo di costruire una scuola che sia allineata con l’immagine che si tenta di dare al mondo, con l’augurio che gli studenti non notino analogie tra questo e i totalitarismi che si troveranno a studiare. Una narrazione epica, favolistica e surreale delle vicende umane, funzionale alla riproduzione delle dinamiche esistenti, non è un modello di scuola accettabile.

La necessità è quella di luoghi del sapere finanziati, aperti, plurali e liberi, che siano spazio di crescita e dibattito, dove gli studenti possano esporre e maturare idee e pensiero critico anche e soprattutto nei confronti del potere.

Se è vero che la costruzione di un mondo nuovo passa per la scuola non si può non trovare in queste nuove linee guida l’agghiacciante tentativo non solo di impedire questa costruzione, ma addirittura di portare al mantenimento del mondo attuale senza prospettive altre in attesa di un ritorno al passato.

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