
Dopo 51 anni dal convegno sui “Mali di Roma” del febbraio 1974 che ha segnato una sorta di rinascita per la chiesa romana e per la coscienza civica della città, continuano a vedersi frutti coraggiosi dei tanti semi che don Luigi Di Liegro ha sparso lungo la sua breve vita.
Uno di questi può essere considerata la Fondazione Salus Populi Romani la cui nascita nel 1995 fu sostenuta da Di Liegro, allora direttore della Caritas romana con l’intento di incidere sulle tante forme di esclusione sociale.
La Fondazione è, dal 1997, riconosciuta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze tra gli enti gestori del Fondo per la prevenzione del fenomeno dell’usura (Legge n. 108 del 1996) ed opera prevalentemente nella città di Roma con il sostegno della diocesi.
Per potersi avvalere dei servizi della Fondazione bisogna essere residenti o domiciliati nella Regione Lazio.
La persona interessata può contattare la Segreteria della Fondazione ai suoi riferimenti: telefonici o di posta elettronica (info@antiusuraroma.it) o attraverso il sito http://www.antiusuraroma.it. Dopo un primo orientamento telefonico viene fissato con i richiedenti un appuntamento per un colloquio di approfondimento che si svolge di norma con una coppia di volontari esperti della Fondazione.
Proprio a Febbraio 2024 (a 50 anni esatti dalla presa di coscienza collettiva sui mali di Roma) la Fondazione ha pubblicato il suo report di attività “Ripartire si può” (disponibile integralmente sul sito https://www.antiusuraroma.it/pubblicazioni/) offrendo la possibilità di un nuovo sguardo sulla città. Si scopre allora che il rischio di esclusione sociale derivante da sovraindebitamento è più subdolo e presente di quanto generalmente si pensi.
Analizzando le 812 richieste per gli anni 2020 – 2023 (anni caratterizzati dalla pandemia e dal post pandemia) la Fondazione ci dice che le persone che si rivolgono alla Fondazione hanno un’età compresa tra i 46-55 anni (nel 34% dei casi) e tra i 56-65 anni (nel 29,4% dei casi) e sono per il 52% maschi e 48% donne; nel 41,7 dei casi hanno un lavoro a tempo indeterminato, nel 17,9% hanno una pensione, nel 16% sono lavoratori autonomi e nel 9,1% non hanno entrate.
Analizzando più nel dettaglio l’incidenza di genere rispetto all’attività lavorativa risulta che a non percepire alcun reddito sono nel 10,8 % dei casi donne e 7,6% dei casi uomini, inoltre il nucleo monogenitoriale che fa perno sulla donna è del 39% del campione di riferimento, così come è prevalente la percentuale delle donne 14,6% rispetto al 4,1% degli uomini che reggono nuclei monogenitoriale con presenza anche di altri adulti (spesso anziani da accudire o altri adulti non percettori di reddito). In riferimento alle segnalazioni e richieste di intervento provenienti dalle persone sole (single) nel 32% dei casi si tratta di donne e nel 25% di uomini. Ancora, quindi, una conferma della disparità di genere, ancora una conferma del peso di assistenza, accudimento che grava sulle donne e che rischia di esporle al sovraindebitamento e all’usura.
Il sovraindebitamento può derivare da un imprevisto dovuto a problemi di lavoro, familiari, di salute, da contenziosi giudiziari che paralizzano il patrimonio disponibile o che drenano risorse economiche. Il sovraindebitamento può dare segnali semplici quali la difficoltà a pagare le bollette o l’affitto.
Tra il 2020 e 2023 la Fondazione Salus Populi Romani ha attivato misure economiche per un valore economico complessivo di oltre 6,6 milioni di euro ma soprattutto ha garantito ascolto e assistenza a persone che forse avrebbero cercato altrove, nell’usura di prossimità, nell’ulteriore ricorso ad altre forme di indebitamento, nella ricerca anche della fortuna al gioco (emergenza sociale enormemente sottovalutata) la soluzione ad un problema economico.
La Fondazione ha diffuso anche un agevole vademecum, frutto dell’esperienza di ascolto attento delle persone, che riteniamo possa essere nella sua semplicità, dirompente e in assoluta controtendenza rispetto alla cultura dominante che in fondo tutti subiamo e forse alimentiamo. Tra i consigli della Fondazione allora ne riprendiamo almeno tre che vanno ben oltre i tecnicismi economici e finanziari e che rivelano una visione più ampia del rischio di esclusione sociale da sovraindebitamento e che ha a che fare con la gestione della fragilità e con lo stile di vita.
- Non vergognarti di una situazione di momentanea difficoltà economica.
La fragilità di un momento non deve portarti a compromettere la stabilità del tuo lavoro e dei tuoi affetti. Non sentirti giudicato nel chiedere aiuto a servizi ed enti qualificati e alla tua parrocchia. Esistono strumenti validi per aiutarti, non cedere alla tentazione di cercare vie di fuga illegali - Non perdere tempo e non andare nel panico.
Se ti rendi conto di non riuscire a gestire diverse situazioni debitorie aperte, non ricorrere di impulso ad una nuova richiesta di finanziamento, non accettare prestiti da persone estranee seppure “insospettabili”. Se ricevi notifiche di atti esecutivi, cartelle esattoriali, multe, non metterle in un cassetto ma riordina le idee, raccogli la documentazione e contatta senza indugio la Fondazione. Capirai meglio cosa fare e qual è la situazione più urgente da fronteggiare. - Cerca sempre di mantenere un tenore di vita equilibrato rispetto al tuo reddito.
La sobrietà ti aiuta a dare il giusto peso ad ogni cosa ed a comprendere i bisogni dei fratelli. Non perdere il contatto con la realtà e impara a gestire nel quotidiano le tue spese. La Fondazione Salus Populi Romani ha elaborato lo strumento del Bilancio Familiare che potrà esserti di aiuto per tenere sotto controllo le spese e capire per quali ragioni spendi e dove prestare maggiore attenzione.
