Due leader che si assomigliano perché dotati di “buon senso”, slogan della campagna elettorale di Trump, utilizzato da Putin per spiegare la sua disponibilità a far finire la guerra in Ucraina, che fanno? Si telefonano. Del tutto normale.

Dopo che Biden aveva definito il leader russo un criminale di guerra, aggressore illegittimo di uno Stato sovrano confinante, dichiarazione accompagnata da una formale chiusura dei canali diplomatici, Trump riapre, in accordo con Michael Waltz, consigliere per la sicurezza nazionale e con il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, sostenendo che si deve parlare con tutti, per il bene della pace, anche con i presunti nemici. Sebbene non sia il caso di Putin, da lui apprezzato statista, sia chiaro. Senza dubbio un intento lodevole. Risponde all’antica tradizione diplomatica secondo cui si parla con l’avversario, magari segretamente e attraverso il sostegno della cosiddetta diplomazia oscura, ossia l’intelligence. Altresì, quando non si è direttamente coinvolti, si può svolgere, come da manuale, una mediazione diplomatica, proponendo ai contendenti un’ipotesi di pace convincente.

Allora, la buona volontà del leader pragmatico Putin, sollecitata dal nuovo corso statunitense, si materializza perentoriamente con il rilascio di Marc Fogel, insegnante della Pennsilvanya, detenuto in Russia per presunti motivi di droga. Ciò in prospettiva, così dichiara Trump gradendo il gesto, di possibili reciproci scambi paritari che sanciscano la riapertura del dialogo. Tuttavia, anomalia da evidenziare, non un diplomatico di professione ma un privato immobiliarista miliardario, di nome Steve Witkoff(1) , presentato come un inviato speciale del presidente, si occupa scrupolosamente del rimpatrio. Diciamo, attività inconsueta per la ritualità diplomatica che dovrebbe seguire codici formali ben precisi. Ma non sorprendente, dal momento che Trump ha pensato da sempre di privilegiare il suo modello di leadership economico-finanziaria nella conduzione degli affari politici.

D’altro canto, a proposito di scambi non sbilanciati, un funzionario governativo informato sui fatti, come sostiene il New York Times(2) , fa trapelare che, a breve, sarà rilasciato il criminale cibernetico, Alexander Vinnik, accusato di riciclaggio di denaro e detenuto negli USA.

Una prospettiva che, a detta di Trump, fa ben sperare in sviluppi significativi e duraturi nelle relazioni tra Stati Uniti e Russia, con ottimistiche ripercussioni sul conflitto russo-ucraino.

Torniamo alla telefonata illuminante tra due leader dal temperamento pragmatico e risolutivo. Chiara nei toni di relazione privilegiata, senza preavviso alla controparte ucraina, antitetica alla diplomazia super partes, nella quale si è parlato dei presupposti di una proposta di pace trumpiana, dettata appunto dal buonsenso. Disegno di pacificazione il cui preambolo è, come sostenuto da Trump e dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth, che: “l’adesione di Kiev alla NATO è irrealistica, in un contesto in cui gli Stati Uniti non daranno più priorità alla sicurezza europea e ucraina, poiché l’amministrazione sposterà la sua attenzione sulla protezione dei confini statunitensi e sulla prevenzione della guerra con la Cina”. Irrealistica perché? Intuitivo pensare alla teoria putiniana, non disprezzata dal presidente statunitense, dell’accerchiamento occidentale dello spazio di storica influenza russa, dove è rilevante la presenza di minoranze russofone. Oltretutto, in un quadro di sfiducia verso l’Europa e di scetticismo verso l’attuale conformazione della NATO stessa, come testimoniato più volte dalla Casa Bianca.

Trump, inoltre, ha precisato che il dialogo preliminare sarà avviato, inizialmente, tra Stati Uniti e Russia, individuando nell’Arabia Saudita, ipoteticamente, la sede dell’incontro, con il principe ereditario Mohammed bin Salman, alleato affidabile, a svolgere un ruolo rilevante nella trattativa.

E Zelensky? In questo progetto personalistico, che assomiglia a un piano di espansionismo aziendale, verrà intanto interpellato nella prospettiva di un accordo per l’accesso americano ai preziosi metalli rari e nell’aspettativa, diciamo stingente, che accetti di cedere territori strategici per la Russia.

Da questa storia emergono almeno due elementi di riflessione. Il primo è che l’arte politica non ha più il primato sul fattore finanziario-economico (non a caso in quest’ordine), per la risoluzione dei conflitti e l’intreccio delle relazioni internazionali, ma anche nell’organizzazione dei sistemi interni agli Stati.

Il secondo tema, conseguente al primo, è la privatizzazione sostanziale della diplomazia, che sta avvenendo soprattutto nei sistemi a maggiore vocazione leaderistica. Dove, l’esercizio della rappresentanza e l’applicazione dei metodi di mediazione non partono più dalla filosofia dell’interesse generale ma dall’utilitarismo.

Intendiamoci, la pace è sempre un obiettivo primario. Tuttavia, vale la pena di ricordare che, senza libertà non c’è pace né sicurezza. Senza la certezza del diritto all’autodeterminazione non c’è prosperità, Senza prosperità non c’è felicità né pace duratura.

1 https://www.ilsole24ore.com/art/steve-witkoff-miliardario-amico-trump-che-negozia-israele-russia-AGwJK9qC

2 https://www.nytimes.com/2025/02/12/world/europe/russia-us-prisoner-exchange-marc-fogel.html

3 Kaitlan Collins and Kevin Liptak, CNN, February 12, 2025. https://edition.cnn.com/2025/02/12/politics/putin-trump-phone-call/index.html

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