Christian Raimo è uno scrittore, un intellettuale, un militante di sinistra ed è anche un docente che insegna in una scuola superiore del III Municipio di Roma. Negli anni, facendo politica e occupandosi di cultura, è diventato un personaggio pubblico piuttosto riconosciuto,  anche perché non ha mai rinunciato ad esprimere le proprie opinioni anche forti e per questo è stato spesso oggetto di attacchi molto duri da parte della destra che gli ha sempre rimproverato toni sopra le righe, accusandolo di essere un provocatore della sinistra radical chic, lontano dalle vere esigenze delle persone. Poco importa che tante volte si sia impegnato in prima persona su questioni importanti e popolari come il diritto alla casa, alla sanità e a un’istruzione di qualità per tutte e tutti.

In un dibattito pubblico appiattito sulle contrapposizioni ideologiche alle quali purtroppo non seguono proposte politiche altrettanto contrapposte tra destra e sinistra, Raimo ha spesso avuto il merito di provare a lanciare un sasso nello stagno, forse sperando che i cerchi potessero increspare la superficie di un discorso troppo piatto, soprattutto sul tema della scuola. Negli anni, Christian ha scritto e detto moltissimo riguardo la necessità di recuperare il ruolo principale di questa istituzione che è e rimane quello di creare una società più democratica, aperta e consapevole a partire dalla formazione delle giovani generazioni. Per questo non ha mai risparmiato critiche a nessun governo che abbia definanziato la scuola o che l’abbia piegata agli interessi del mercato, privilegiando il saper fare rispetto al sapere e al conoscere. Bisogna dire che, purtroppo, questa tendenza non nasce certo con l’attuale esecutivo di destra. Entrando sempre nel merito delle questioni, Raimo ha affrontato il tema parlando delle criticità che studenti e insegnanti vivono all’interno delle scuole, dai metodi di selezione dei docenti agli edifici fatiscenti, passando per la mancata integrazione degli alunni di origine straniera e le disuguaglianze che la scuola non riesce più ad affrontare e provare a risolvere. Ovviamente, si è schierato contro la Buona Scuola, l’alternanza scuola-lavoro e, da ultimo, contro la concezione classista, retrograda, esclusiva ed escludente portata avanti dall’attuale Ministro dell’Istruzione e del Merito, il leghista Giuseppe Valditara.

In questi due anni da Ministro, Valditara ha spesso fatto dichiarazioni piuttosto discutibili sul mondo della scuola e della formazione, tradendo una concezione arcaica e punitiva di un’istituzione che dovrebbe invece essere in grado di adattarsi ai tempi che cambiano, assimilando i progressi fatti dalla società e farsi portatrice di un miglioramento complessivo della società stessa. Invece no,  per citare qualche esempio, il Ministro ha elogiato il “valore  formativo dell’umiliazione”, promosso l’idea che fosse necessario contenere il numero di studenti stranieri nelle classi per promuovere l’insegnamento dell’italianità, fino a sostenere che in Italia non ci sia più il patriarcato perché abolito per legge nel 1975. È bene ricordare che quest’ultima affermazione è stata fatta in occasione della presentazione della fondazione intitolata a Giulia Cecchettin, la ragazza uccisa dal suo ex fidanzato.

Queste idee, basate su concezioni superate dalla pedagogia e dalla storia, non possono non suscitare scalpore nelle persone che hanno un’idea radicalmente diversa della scuola e della società ed è per questo che Raimo a settembre, durante la festa nazionale di AVS a Roma, ha definito “arrogante, cialtrone e lurido” tutto quello che dice Valditara. Sicuramente sono parole forti ma sono state indirizzate al pensiero del Ministro, non alla sua persona e si trattava dunque di una critica al suo operato, non erano insulti ma critiche. Al Ministro però, le critiche non piacciono e risponde sempre piuttosto piccato, passando spesso anche per le vie legali. Stavolta però è andato oltre e abbiamo assistito a quella che potrebbe essere definita una ritorsione: la sospensione per tre mesi dall’insegnamento del Prof. Christian Raimo.

Oltre ad esprimere ancora la nostra solidarietà e la nostra vicinanza a Christian, reputando che non ci siano gli estremi per mettere in campo un provvedimento così duro, ci siamo chiesti perché la risposta alle critiche sia stata così forte.

Il motivo sembra essere uno solo ed affonda le sue radici nella concezione politica più volte espressa da Matteo Salvini e da tanti leghisti: la pena esemplare. Come abbiamo detto, Christian Raimo, oltre ad essere un docente, è un personaggio pubblico che pubblicamente dissente: scrive libri, va in tv, partecipa a convegni e assemblee, è molto seguito sui social, ha ricoperto incarichi politici ed è stato candidato alle europee. Qualunque docente che fosse “solo” un docente, potrebbe pensare che se a Raimo è successo questo, a lei o a lui, potrebbe succedere molto peggio. Per questo il “caso Raimo” non è un caso, perché non è un fatto casuale ma fa parte di una strategia politica mirata a silenziare il dissenso, colpendo direttamente le persone più in vista in modo da mandare un messaggio chiaro a chi è molto meno conosciuto e molto meno famoso.

È inutile che Valditara provi a nascondersi dietro un dito dicendo che la sospensione sia un procedimento amministrativo e non politico: questo dito è troppo piccolo e il Ministro, e la sua mano, li vediamo bene. E da parte dell’opposizione, forse non è sufficiente aver fatto un’interrogazione parlamentare al Ministro e aver organizzato una manifestazione a sostegno di Raimo. Era doveroso ed eravamo in piazza ma non è abbastanza.

Deve essere chiaro a tutte le opposizioni che questa faccenda non riguarda solo Christian Raimo ma riguarda tutta la scuola e tutte le persone che intendono continuare a manifestare il proprio sdegno nei confronti delle politiche inique e ingiuste messe in campo da questo Governo. E se qualcuno dovesse pensare che questa insofferenza di Valditara, fosse stata espressa in un caso isolato, basti pensare al fatto che ieri il Ministro ha citato in giudizio lo scrittore Nicola Lagioia e il giornalista Giulio Cavallini, chiedendo diecimila euro a testa per averlo diffamato. Il primo aveva ironizzato su un tweet sgrammaticato del Ministro, il secondo per aver detto che l’avversione di Valditara nei confronti delle festività religiose non cristiane era un atteggiamento razzista. 

Questo atteggiamento intollerabile va portato ancora alla Camera e al Senato e ci aspettiamo di vedere le opposizioni unite in questa battaglia che diventa più importante ogni giorno.

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