La maggioranza di destra-centro che governa la Regione Lazio da oltre un anno e mezzo si sta sgretolando sotto il peso delle sue stesse contraddizioni, e, giorno dopo giorno, la sua incapacità diventa sempre più evidente. Quello che doveva essere un governo stabile e risoluto è ormai bloccato in un pantano politico che penalizza i cittadini, lasciati senza la trasparenza e le risposte che meritano.

Da luglio, i lavori del Consiglio Regionale sono quasi del tutto paralizzati, intrappolati in una spirale di ambizioni e lotte intestine che vedono Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia contendersi poltrone e potere. Forza Italia, rafforzata grazie ad una straordinaria serie di cambi di casacca, ha visto aumentare il suo peso in aula, potendo oggi contare su sette consiglieri, ovvero quattro in più rispetto ai tre inizialmente eletti nel gruppo. Così, pretende ruoli chiave nella Giunta, tra cui Urbanistica e Lavori Pubblici. Ma a quale prezzo? Questo gioco delle poltrone sta portando la Regione allo stallo, con il presidente Rocca, incapace di mediare, che continua a promettere stabilità mentre osserva la sua maggioranza indebolirsi giorno dopo giorno.

Tra le tante deleghe contese, la sanità è il terreno di scontro più infuocato. Rocca, che ha tenuto la delega per sé, vuole mantenere il controllo diretto su un settore strategico, ma senza fornire una chiara visione o un piano operativo che restituisca dignità ai servizi sanitari regionali. La sanità non può essere la “torta” da spartire tra alleati. 

A peggiorare la situazione ci sono anche i gossip, le faide, i dossier e i provvedimenti “fantasma” che gettano un’ombra cupa su questa giunta, rivelando tutta l’incapacità di una destra che, dopo dieci anni all’opposizione, arriva al governo del Lazio senza una visione, senza un progetto e senza un’idea concreta di sviluppo per una delle regioni più importanti d’Italia. Questa giunta è paralizzata e ogni decisione strategica sembra sospesa in attesa di un equilibrio che, ad oggi, appare irraggiungibile.

Persino sulle nomine per le aree protette, anziché concentrarsi sulla tutela del nostro patrimonio naturale, la giunta ha preferito trasformare il tema in un’altra battaglia di potere. Ad oggi una cosa è chiara: questa destra non governa, non tutela, non amministra. Semplicemente, occupa posizioni, dimenticando le vere priorità dei cittadini.

Come opposizione, comprendiamo bene la nostra responsabilità: proteggere gli interessi dei cittadini da una giunta che si dimostra incapace e opaca, priva di trasparenza e responsabilità nella gestione del potere. Il Lazio merita molto di più, e continueremo a vigilare, a proporre soluzioni e a lottare per una Regione che non sia semplicemente terreno di contesa per giochi politici, ma un luogo dove i diritti, la trasparenza e il benessere collettivo siano finalmente messi al centro.

Sanità pubblica, sviluppo locale, formazione e conoscenza, politiche energetiche ed ambientali in grado di sfidare il cambiamento climatico, accesso al diritto allo studio e all’abitare: sono solo titoli di un programma che dovremo scrivere dentro una mobilitazione popolare necessaria per costruire nuove pagine vincenti per l’alternativa Lazio. 

Perché le contese elettorali nelle altre regioni lo insegnano: il malaffare della destra e le migliori biografie della sinistra possono non esser sufficienti per riguadagnare il futuro che meritiamo. Sarà quindi compito delle forze politiche e sociali dare gambe a un processo largo e popolare per liberare il Lazio dal malgoverno di Rocca e Meloni.

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