
Siamo alle solite. Stessa destra, stesso modo di gestire il potere. Cambiano le stagioni politiche, cambiano le maggioranze, ma questa coalizione conservatrice continua a mostrarci il suo modo, tutto opinabile, di gestire la cosa pubblica. Il nuovo affaire Righini, svela nuovamente, infatti, uno degli aspetti più atavici della destra laziale: confondere il proprio limite personale con quello della parte pubblica. Qui nessuno vuole fare il conto preciso di quanti soldi siano andati a chissà quali Comuni, anche se alcuni chiarimenti sarebbero d’obbligo. Quello che continua a farci restare allibiti, sono le modalità. Andiamo per ordine. Per prima cosa il contenuto: un provvedimento amministrativo con un finanziamento economico a pioggia di tale portata, viene presentato fuori sacco, all’ultimo minuto, e soprattutto nella giunta in cui il presidente Rocca è assente per altri impegni. Già solo questo potrebbe far discutere, ma dentro la maggioranza giustamente Forza Italia si è già fatta sentire.
A peggiorare la situazione ci si mette il fatto che mentre tutti, sembra, fossero all’oscuro della delibera, il giorno prima invece, una consigliera comunale di un piccolo ex Comune del frusinate, rivendicava dettagliatamente il provvedimento. Il metodo ricorda non solo altri scandali passati della destra nel Lazio, ma riporta alla memoria anche il più recente scandalo Sangiuliano, perché anche qui, ad essere galeotto è stato il web. Anzi per la precisione un post di Facebook. Nel suo caso, forse, l’assessore Righini riteneva quindi la consigliera più degna, dei suoi stessi colleghi di Giunta, di conoscere in anticipo il provvedimento. Una convinzione confermata anche dal like messo dallo stesso assessore, sotto il post della sua collega leghista.
Non ci interessa il gossip di chi, in queste ore, cerca di capire il rapporto tra i due. Per noi il fatto ancora più grave è che lei sia estranea alla struttura amministrativa della Regione e come tale non dovrebbe essere in possesso di alcun tipo di atto non ancora approvato. È la solita destra che conosciamo, da Berlusconi in poi, quella che mischia vizi privati e pubbliche virtù. Inoltre, ripetiamo, se un assessore può sminuire così tanto il valore di un’istituzione come la Giunta Regionale, presentando all’ultimo una delibera di tale portata, concordata con altri e non con i propri colleghi assessori e forse neanche col Presidente, questo modo di fare ci riporta anche alla solita domanda: chi comanda per davvero alla Regione Lazio
