Nel Consiglio Comunale di Pomezia del 24 ottobre 2024 si è acceso un dibattito significativo intorno alla mozione presentata dal Gruppo Consiliare del PD per la sostituzione delle vie dedicate a Giorgio Almirante e Pino Romualdi con quelle di due donne straordinarie: Teresa Mattei e Tina Anselmi, figure emblematiche della Resistenza e della costruzione della nostra democrazia.
La mozione è stata sostenuta da una raccolta firme promosso dalla sezione ANPI Pomezia-Ardea “Teresa Mattei e le altre” che ha raccolto circa 400 firme.
La Sindaca Veronica Felici ha risposto con un lungo intervento, che merita di essere analizzato e smentito, poiché è colmo di inesattezze storiche e trasuda un pericoloso revisionismo storico, celato sotto una retorica di “riconciliazione” che sembra voler riabilitare figure e ideologie che nulla hanno a che fare con i valori della nostra Costituzione.
Il falso mito della “destra democratica”
Secondo la Sindaca Felici, Almirante e Romualdi sarebbero figure da onorare per il loro contributo alla vita democratica italiana e alla costruzione del consenso attuale.
Ma Almirante e Romualdi non hanno mai avuto un ruolo attivo nella fondazione dei valori democratici del nostro Paese. Anzi, come ho ricordato in discussione, Romualdi sostenne il fascismo anche nei suoi momenti più drammatici, aderendo alla Repubblica Sociale Italiana, dove fu uno dei sostenitori della lotta armata e della clandestinità fascista. Giorgio Almirante, fondatore del Movimento Sociale Italiano (MSI), era colui che promuoveva un’idea di “italianità” esclusiva e razzista, esplicitando pubblicamente disprezzo per “meticci ed ebrei,” e rappresentando l’esatto opposto dell’inclusione sancita dalla nostra Costituzione.
Il paradosso del “superamento delle divisioni”
Sempre la Sindaca evoca il periodo della Prima Repubblica come un’epoca di riconciliazione, ma distorce l’obiettivo di questa riconciliazione: non significava cancellare le differenze tra chi combatteva per la libertà e chi difendeva il regime fascista, bensì creare un tessuto democratico in cui potessero emergere valori condivisi, come libertà, uguaglianza e giustizia sociale.
I partiti che contribuirono alla stesura della Costituzione rappresentavano le varie anime democratiche del Paese, ma non includono le forze fasciste, né tanto meno il MSI. Questo non è un dato di “opportunismo ideologico,” ma un fatto storico sancito dalla volontà di non ripetere gli orrori della dittatura.
Durante il mio intervento non ho potuto non sottolinearlo: “Mi fa sorridere che lei parli dei nostri padri e delle nostre madri costituenti: loro sono i nostri, non i suoi. La Costituzione è nata da chi ha combattuto il fascismo, non da chi lo ha supportato.”
Un atto incostituzionale di esaltazione fascista
L’intitolazione delle vie a esponenti come Almirante e Romualdi non è solo inappropriata, ma potrebbe sollevare questioni di incostituzionalità. La Corte Costituzionale e la nostra stessa Costituzione hanno chiarito che il fascismo non è un’opinione politica rispettabile, ma un crimine contro la dignità umana e la libertà, come sottolineava anche Sandro Pertini, il quale affermava che il fascismo “in ogni sua forma” è un reato. Sostenere figure che hanno contribuito alla dittatura fascista è un atto che rischia di infrangere i principi democratici e costituzionali.
Riportando le parole della Sindaca: “Il fatto che esistiamo e la pensiamo diversamente capisco che per voi sia un fastidio” è chiaro come la Sindaca non solo ignori le responsabilità storiche della destra di cui si fa portavoce, ma suggerisca un diritto di interpretare la Storia a proprio vantaggio.
Le strade di una città non sono il luogo per omaggiare ideologie e figure che hanno compromesso la libertà e la vita di tanti cittadini italiani. I cittadini hanno il diritto di abitare vie intitolate a chi ha lottato per la libertà e per l’inclusione, non a chi ha sostenuto divisioni e oppressione.
La Pomezia che vogliamo: una città che onora la Resistenza e la democrazia
Le nuove intitolazioni che avevamo proposto, non volevano certo cancellare la storia, ma omaggiare figure realmente esemplari. Teresa Mattei, partigiana e una delle prime donne deputate, e Tina Anselmi, prima donna ministra e pilastro della nostra democrazia, incarnano i valori per i quali il nostro Paese ha combattuto: inclusione, giustizia sociale e libertà. È a loro, non a chi ha appoggiato la dittatura fascista, che volevamo dedicare le strade della nostra città.
Rinunciare a nomi come quelli di Almirante e Romualdi non è un atto di faziosità ideologica: è un atto di responsabilità storica, di rispetto per la nostra Costituzione e di riconoscimento dei valori fondanti della nostra Repubblica.
Le parole finali della Sindaca lasciano intendere come la battaglia per la memoria e per la storia siano, secondo lei, solo retaggio di una “vecchia sinistra.”
Noi crediamo, invece, che siano il fondamento di un Paese che desidera continuare a vivere in pace, libero dalle ombre della dittatura fascista. Concludo ricordando alla Sindaca che “non tutte le opinioni si possono rispettare”: alcune, come quella fascista, sono crimini che la nostra democrazia ha già condannato una volta per sempre.

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