
I risultati delle elezioni europee e amministrative segnano una traccia di lavoro importante per tutte le forze progressiste impegnate anche nel Lazio. Al di là di una analisi attenta voto per voto, l’indicazione è che le forze del centro-sinistra tornano competitive non solo a Roma, ma in tutta la regione.
Contestualmente, arriva una bocciatura per Francesco Rocca e per la destra che guida la giunta regionale. L’indice di gradimento del Presidente è tra i più bassi in Italia e la quasi inesistente iniziativa legislativa del Consiglio Regionale ci dice che questa destra è arrivata scarica ed impreparata alla prova del governo.
Fa sorridere la proposta del presidente del Senato La Russa di voler abolire i ballottaggi. È come quando si dice “la palla è mia e decido io” e se non si vince, si cambiano le regole del gioco. Stringere le maglie della partecipazione elettorale in un momento in cui l’affluenza al voto è ai minimi storici non sembra una grande idea: servirebbe proprio il contrario, ovvero investire su tutte le forme che rafforzano la nostra democrazia.
Giorgia Meloni e i suoi alleati, invece di scardinare le basi della Costituzione repubblicana attraverso l’autonomia differenziata e il premierato, potrebbero piuttosto impegnarsi a ripristinare l’elezione diretta delle Province e delle Città metropolitane e tornare a dare rappresentatività a un’istituzione importantissima per le aree interne di tutto il Paese.
In Regione Lazio, dopo dieci anni di governo, con le opposizioni abbiamo giustamente aspettato la prova dei fatti.
Siamo rimasti sbalorditi dalle promesse di risolvere in cento giorni la questione delle liste di attesa in sanità e abbiamo dato la nostra disponibilità a collaborare sull’attuazione del PNRR e sulla gestione dei fondi strutturali. Il tema del collasso della sanità pubblica è un tema nazionale, però, dopo più di un anno, possiamo fare un bilancio anche sulla Regione Lazio, ed è un bilancio evidentemente negativo.
Il Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra sono oggi l’architrave della coalizione con cui abbiamo dimostrato di poter tornare a vincere. A Roma, appunto, PD e AVS sono già impegnati a fianco del Sindaco Gualtieri nello storico compito di rilanciare la città, dopo un decennio di esperienze a dir poco fallimentari.
A tutti noi sta il compito di incalzare, in Campidoglio, le altre forze di minoranza sui temi sociali: su questo, mettendo al centro il contrasto alle disuguaglianze, sono certo che potremmo trovare delle convergenze anche più larghe degli attuali equilibri di governo.
In Regione Lazio non dobbiamo più commettere l’errore di presentarci divisi alle elezioni. In questi mesi, abbiamo già dimostrato che le opposizioni unite possono mettere in difficoltà la maggioranza di destra. Un esempio su tutti è la battaglia che abbiamo vinto, insieme a CGIL e UIL, sul rifinanziamento del fondo taglia tasse ed il conseguente abbattimento dell’addizionale Irpef: una misura di equità che comporterà un beneficio diretto per i redditi medio bassi della nostra regione.
Credo che nei prossimi mesi dovremo fare di più. Non dobbiamo concentrarci solo sull’opposizione con l’obiettivo di mandare presto Rocca a casa, ma dovremmo iniziare a costruire un’agenda di lavoro per la Regione del futuro.
Avanzo, dunque, tre proposte su cui possiamo di certo lavorare congiuntamente con PD, AVS, Movimento 5 Stelle ed anche le forze centriste.
Un reddito di cittadinanza su base regionale. Mentre il governo Meloni si accanisce sui più deboli, qui nel Lazio abbiamo avuto sperimentazioni, nelle legislature precedenti, che andrebbero riprese e rafforzate. Tanto sul reddito minimo, quanto sul reddito del cittadino in formazione: penso, ad esempio, allo straordinario programma regionale Torno subito. Dobbiamo guardare alla formazione, quella superiore, ma anche quella professionale e professionalizzante, non solo come strumento di crescita per i cittadini, ma anche come forma di accesso al reddito e, quindi, di miglioramento delle condizioni di vita e di opportunità. Una forma di supporto realizzabile anche dalla Regione, che corrisponderebbe a meccanismi virtuosi già in atto in molti paesi europei.
Una rigenerazione delle politiche per l’abitare. Alla fine del 2023 i nuclei familiari in attesa di alloggio popolare erano più di 18mila. Allo stesso tempo, la città di Roma si appresta ad accogliere milioni di turisti e pellegrini che stanno modificando la natura del tessuto cittadino, sempre più indirizzato alla finalità ricettiva, con impatto sui prezzi degli affitti e l’accessibilità alla casa come diritto. Dobbiamo prendere atto dell’affaticamento dell’ente Ater e incentivare le iniziative che, sgravando la Regione di compiti che non riesce più ad assolvere, come la manutenzione ordinaria, permettano agli inquilini delle case popolari una vita più dignitosa. Al contempo, è necessario un rilancio di interventi per l’edilizia residenziale al passo con le trasformazioni sociali avvenute negli ultimi vent’anni.
L’adozione di una legge che garantisca l’accesso al diritto al fine vita. Anche se la tenuta della sanità pubblica è un tema che non riguarda solo le Regioni, ma investe anche il Governo nazionale, attraverso la legislazione regionale, si possono rendere effettive delle misure di civiltà. È il caso del fine vita: in particolare, seguendo la proposta dell’Associazione Coscioni, si potrebbe introdurre una norma di buon senso capace di garantire un diritto, che è già sancito dalla Corte costituzionale, tutelando i malati terminali ed anche il nostro personale sanitario e delle Asl.
Questi sono solo tre esempi di iniziative che possiamo prendere subito dall’opposizione, ma che possono delineare anche l’utilità sociale di un’alleanza tra forze che, seppur diverse, devono concorrere per liberare la Regione Lazio da questa destra non all’altezza della sfida di governo.
