
Sarebbe limitativo definire la rigenerazione urbana come semplice riqualificazione di edifici e spazi laddove, per definizione, essa s’identifica piuttosto con una strategia finalizzata ad attivare processi “rigenerativi” di carattere sociale, economico e culturale.
Il Municipio III, situato a Nord-Est di Roma, sesto per estensione con i suoi 98,03 kmq e una popolazione di 205.019 abitanti, rappresenta una realtà complessa da governare ma interessante anche per il coacervo di quartieri diversi uno dall’altro, che offrono un variegato campo di sperimentazione, in cui è necessario attuare politiche di rigenerazione diversificate e attinenti alle specifiche istanze sociali dei vari territori.
Il riuso degli edifici dismessi è un formidabile strumento per attivare effetti rigenerativi sui contesti urbani e il Municipio III lo sta incentivando, attraverso il Progetto “Incubatori di Rigenerazione Urbana” e la relativa piattaforma on line che ha il fine di individuare e catalogare gli edifici dismessi e avviarne un riuso condiviso, supportato dalla gestione di un processo partecipativo con i cittadini. Tanti e diversi sono i bisogni finora emersi, molti dei quali indirizzati all’ottenimento di spazi di aggregazione, co-working, attività culturali, formative e laboratoriali. Di fatto, applicare il concetto di multifunzionalità e riuscire nel non facile compito di integrare più attività, con utenti e tempistiche differenti, può rivelarsi una strategia di rigenerazione complessa ma, a nostro avviso, efficace a ripopolare i luoghi abbandonati, rendendoli nuovamente vitali e, per ciò stesso, più sicuri.
Il concetto di sicurezza derivante dal “popolamento” dei luoghi urbani è fortemente legato al tema della rigenerazione urbana, laddove quest’ultima alla semplice riqualificazione strutturale di uno spazio affianca un’attribuzione di senso allo stesso, attraverso l’inserimento di una o più funzioni, in modo da allargare la platea degli utenti e ampliare la fascia oraria di utilizzo. Questo concetto è anche alla base del Masterplan per il Tufello, elaborato dal Municipio III nell’ambito del Programma della Città in 15 Minuti, che prevede la creazione di due “polarità” (una ambientale e l’altra sportiva e culturale) ai margini estremi del quartiere, implementando la mobilità dolce e la pedonalità di collegamento fra di esse, in modo da sollecitare un attraversamento del quartiere da parte dei cittadini, frequente e il più possibile continuativo.
Entrambi i temi della partecipazione e della sicurezza sono declinati nel Progetto We-Z, in corso sul quartiere periferico di Vigne Nuove e finanziato con 5 milioni di euro dalla Commissioni Europea, attraverso il bando EUI-IA di cui il Municipio III (per la prima volta a Roma) è risultato tra i vincitori. L’elemento di maggiore innovazione del progetto è stato declinare la rigenerazione urbana nella complessa chiave della salute e del benessere dei più giovani il cui disagio, amplificato dalla pandemia, emerge in modo più evidente proprio in periferia, dove mancano, oltre ai servizi e agli spazi pubblici, il senso della comunità e dell’identità locale. E’ così che i disagi personali come le dipendenze, l’isolamento e la depressione si traducono spesso in processi sociali di abbandono scolastico, NEET (Not engaged in Education, Employment or Training) o, nei casi peggiori, in forme di microcriminalità che occupa gli spazi urbani, rendendoli insicuri. La risposta che il progetto We-Z cerca di dare sta soprattutto nel prevenire il disagio o attenuarlo, costruendo una “comunità di cura” in cui i cittadini, le istituzioni e le associazioni si attivino insieme nella riqualificazione e nella gestione condivisa degli spazi, nella riappropriazione di una memoria collettiva e nella ricostruzione di una identità locale.
Ne ho citato solo alcuni, ma la rigenerazione urbana costituisce una sorte di “filo conduttore” che tiene insieme tutti i progetti e le iniziative del Municipio III, in una strategia complessiva ispirata alla sostenibilità ambientale, economica e sociale.
