La candidatura di Elena alle prossime Europee è una candidatura che fa bene al Partito  Democratico. Restituisce all’impegno civico e sociale il valore che ha, apre una finestra di attenzione sui temi del welfare che vedono in questa fase una regressione, un esempio su tutti la proposta delle classi differenziali proposta dalla Lega. 

Ma è la sua storia che meglio  di ogni altra considerazione può  raccontare l’importanza di questa candidatura.            

Elena  nasce a Napoli e si trasferisce con la famiglia a Roma nel 1968 per seguire il padre, Umberto Improta,  trasferito all’Ufficio Politico della Questura di Roma. Inizia, fin da giovane a lavorare come impiegata 

Nel 1989  Elena diventa mamma di Mario, affetto da grave disabilità complessa ad alto carico assistenziale. 

Il suo impegno è sempre stato costante, non solo nel privato ma anche dentro le istituzioni e nel sociale.

Candidata in Consiglio comunale nella Lista Civica Veltroni alle amministrative del maggio 2006, ricopre il ruolo di Assessora alle Politiche Sociali del Municipio II dal 2006 al 2008. Nel 2013 viene eletta consigliera municipale.  Tra i suoi incarichi politici ha svolto anche il ruolo di responsabile Politiche Sociali del PD Lazio.

Impegnata nelle politiche sociali e per la legalità, si è occupata di servizi alla persona e dell’integrazione delle persone con disabilità. Un impegno civico, sociale e sui territori di Roma, svolto anche attraverso la Onlus “Oltre lo sguardo”, di cui è presidente. Già membro del CdA della Fondazione Hopen Onlus per la ricerca di malattie genetiche rare senza nome.

Ambasciatrice dell’Associazione Nazionale Volontarie Telefono Rosa di Roma porta avanti battaglie contro la violenza sulle donne disabili e contro le discriminazioni delle donne con disabilità in ambito sanitario.

È stata Segretaria della Sezione ANPI M.Musu – M.T. Regard del Municipio II e nel 2011 è stata nominata Vice Presidente dell’ANPI di Roma e Provincia .

È autrice del libro/diario dal titolo  “Ordinaria diversità. Diario di una figlia, moglie, madre” dove racconta la sua vita, e non solo la sua, ripercorrendo la sua storia personale, la sofferenza di una madre ma anche delle condizioni dei giovani adulti disabili nel nostro paese.

Oggi Elena vive con la sua famiglia a Orbetello dove si è trasferita per realizzare “La casa di Mario”, un modello di co-housing, alternativo all’Istituzionalizzazione, un progetto legato al “Dopo di Noi” che ha trovato il terreno fertile  nella legge 112 approvata dal governo di centrosinistra nel 2016

Negli ultimi mesi la storia di Elena ha avuto un forte risalto mediatico per la situazione che riguarda una causa civile durata 27 anni. Elena fece causa alla clinica dove partorì Mario per accertare se vi fosse una  relazione tra il parto e la sofferenza ipossico ischemica di Mario, causa della sua complessa disabilità. Dopo 27 anni di battaglie e sofferenze Elena perde la causa ed è condannata a pagare 300.000 euro di spese legali di soccombenza (con il rischio concreto di vedersi pignorare “La casa di Mario” che ospita il progetto per il “Dopo di Noi”.). Ma Elena non molla è continua la sua battaglia. 

Anzi non la sua ma la nostra battaglia.

Quella di tanti familiari, caregiver, che si battono per i diritti dei propri figli. Per quelli che credono che il livello di civiltà di un Paese si misura dai livelli di integrazione che adotta. Quella di Elena è una candidatura che, usando le sue parole, “potrà dare un contributo all’impegno sul Dopo di Noi delle persone con disabilità e sulla tutela dei diritti e della salute dei caregiver”.

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