La comunicazione, anche in politica, è radicalmente cambiata negli ultimi anni. Chi ricopre incarichi politici o istituzionali (da chi è eletto in Municipio, come il sottoscritto, fino ad un Parlamentare della Repubblica) sa perfettamente quanto sia oramai imprescindibile comunicare attraverso i social network. Secondo Reuters, i social network sono la principale fonte di informazione per il 42% degli italiani. Percentuale che si alza per le più giovani generazioni, sempre più disaffezionate alla carta stampata ma anche alla comunicazione televisiva.

Deve quindi inquietare e far riflettere la recente azione di Instagram (che dovrebbe essere adottata anche dagli altri social di Meta) di limitare di default per tutti gli utenti – senza che sia stata data alcuna specifica comunicazione – i contenuti politici. Senza entrare nei dettagli, al profilo che pubblica contenuti politici viene di fatto impedito di raggiungere utenti che ancora non seguano il profilo in questione, impedendogli di fatto di allargarsi, crescere ed arrivare a nuove persone, che è l’ABC del funzionamento dei social network.
Gli utenti possono sempre disattivare questa impostazione, ma è anche molto probabile che molti non verranno mai a conoscenza della modifica apportata da Instagram e dal suo algoritmo. 

Ma instagram cosa intende per contenuti di natura politica? Che titolo ha per decidere cosa è politico e cosa non lo è? E soprattutto, possiamo accettare che queste piattaforme abbiano un potere sostanzialmente di censura, dietro il pretesto che sono piattaforme private e che quindi non avrebbero gli obblighi di un soggetto pubblico?

Il vero problema è che i social rappresentano oggi il principale mass media dei nostri tempi. Ma fanno di tutto per non comportarsi come tali, a partire da una fuga costante da qualunque tipo di regolazione.
La principale norma di regolazione della comunicazione politica, la Legge n.28/2000, ha infatti un focus specifico sulle emittenti radio-televisive.

Poco e niente per ciò che riguarda i social network. 


Una situazione che deve fare pensare a riflettere, a partire da un’impostazione sul come vengono pensati e tutelati i diritti civili e politici nel nostro ordinamento: vi è una tutela dei  singoli cittadini da possibili abusi dello Stato e i recenti casi RAI ci impongono di mantenere alta l’attenzione anche su questo fronte; ma come comportarsi, come in questo caso, se la censura viene da parte di un soggetto privato come Instagram? 


In una società a capitalismo avanzato come la nostra, i singoli stati sovrani sembrano inadeguati a fronteggiare questi grandi soggetti economici privati, che spesso hanno una forza tale da potersi imporre sugli stati sovrani stessi.
Sembra necessario in questo contesto, dove sono in gioco diritti fondamentali come i diritti alla libertà di espressione e quindi anche i nostri diritti alla partecipazione democratica, favorire un dibattito su nuove e coraggiose soluzioni da potere adottare, come immaginarsi dei meccanismi di nazionalizzazione dei social network; ma anche incentivare e favorire una regolazione del fenomeno a livello europeo. (il c.d. Digital Service Act, regolamento europeo approvato nel corso di questa legislatura, non sembrerebbe risolverebbe questo tipo di problematiche)

Tutto questo forse ci porta anche più in generale a  pensare che a sinistra siamo stati negli anni troppo ottimisti e morbidi verso uno sviluppo incontrollato di strumenti e tecnologie private, lasciando che fosse la destra a raccogliere paure ed ansie di un mondo che è sempre in continuo cambiamento, fornendo come al solito risposte semplicistiche a problemi complessi. Pensiamo, come esempio su tutti, al malcontento raccolto dall’ex Presidente Trump in seguito alla sua censura da tutti i principali social network. 

Ci ritroviamo quindi in una società in cui i social network assumono un ruolo sempre più predominante, e anche la politica, dalla fontanella alla geopolitica, non può fare a meno di comunicare attraverso i social network. Alla vigilia di un importante e decisivo voto per eleggere i nostri rappresentanti nel Parlamento Europeo, ci ritroviamo però con molti dubbi, anche su come concretamente potremo svolgere una campagna elettorale così cruciale per la nostra democrazia e il futuro della nostra Europa.

Rispondi

Scopri di più da DIURNA.NET

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere

Scopri di più da DIURNA.NET

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere