Il Governo Meloni dal suo insediamento sta smantellando gran parte dei diritti del mondo del lavoro.

Ormai è consuetudine che, a ridosso del primo maggio, schernisca la festa dei lavoratori con interventi che rendono l’attività lavorativa ancora più precaria e povera.

L’ha fatto lo scorso anno, con la liberalizzazione dei contratti a termine, l’estensione dell’utilizzo di voucher in settori già fragili, come quelli del commercio e del turismo – togliendo di fatto l’applicazione delle causali nei tempi determinati – e l’ha fatto con le deroghe del subappalto. 

Lo ha rifatto quest’anno, ostentando ai quattro venti e facendolo passare per “grande sostegno” ai lavoratori, ciò che è solo una mancetta sulle tredicesime, condita da deboli interventi salariali, che in realtà ricalcano quelli già presenti nelle politiche attive del lavoro; nella migliore delle ipotesi, i lavoratori non avranno nulla, prima di gennaio 2025.

Sul lavoro la destra fa solo propaganda.

La crescita dei dati occupazionali, che questo governo si intesta, in realtà riguarda l’intera Europa. In Germania, Spagna e Francia, l’occupazione cresce ancor più di quella italiana e lo fa con salari più alti e, soprattutto, con meno precarietà; lo fa con l’applicazione del salario minimo (dati Eurostat-ISTAT), che da noi rimane chimera.             

Credo che il partito democratico abbia oggi più che mai, una grande responsabilità nell’incalzare questo governo per migliorare il mondo del lavoro.

È un bene che il PD pochi giorni fa abbia depositato assieme ai 5Stelle e ad Avs, la legge di iniziativa popolare per l’istituzione del salario minimo, per riprendere in mano una battaglia che continuerà a essere presentata nelle piazze e nei luoghi di lavoro.

Il salario minimo legale dice una cosa molto semplice: sotto i 9 euro l’ora, è sfruttamento.

È una misura da istituire assolutamente nel nostro paese, così come già fatto nella maggioranza dei paesi europei e non solo, perché darebbe una risposta vera sul tema dei salari, rafforzerebbe le contrattazioni collettive e tutelerebbe ancora di più i CCNL di categoria delle organizzazioni sindacali e delle associazioni datoriali più rappresentative; darebbe, in sostanza, una mano a quella moltitudine di contratti collettivi che, a oggi, sono ancora da rinnovare (di tutti i settori privati sono circa la metà, dati CNEL).

Credo che il nostro partito debba continuare a battersi, per introdurre nel nostro paese una legge sulla rappresentanza sindacale affinché garantisca nei luoghi di lavoro, nelle commesse pubbliche e private, l’applicazione dei CCNL di categoria, firmati dalle organizzazioni sindacali “confederali più rappresentative” e impedendo meccanismi in cui, nei settori lavorativi più fragili, si applichino contratti cosiddetti “pirata”, che generano meccanismi di dumping contrattuale e svalutano la forza lavoro, comprimendo diritti economici e normativi nei luoghi in cui il lavoro abita.       

La sicurezza è un altro tema su cui la destra fa solo propaganda. Vanno approvati i decreti attuativi, in modo da mettere a terra le leggi esistenti e va cambiata subito la norma voluta da Salvini, che ha portato a liberalizzare il sistema dei subappalti a cascata, facendo applicare le tutele nel codice degli appalti pubblici anche a quelli privati.

Ma va, al contempo, attivata la cultura della sicurezza in tutto il sistema lavoro, con una maggiore è più attenta formazione, privilegiando il sistema della partecipazione alla gestione del lavoro e dell’impresa per un’occupazione più sicura e di qualità.

A Roma il Partito Democratico deve aprire una grande vertenza sul lavoro buono e di qualità, soprattutto alla luce delle risorse del PNRR e del Giubileo.

Il sindaco Gualtieri, rispetto alle passate amministrazioni, sta proponendo una politica sul lavoro più attenta e sensibile a questi temi.

Lo abbiamo visto con il protocollo firmato dalle organizzazioni sindacali di categoria e dalle associazioni datoriali sul comparto edile, che dà una risposta importante e immediata.

Ma questo non basta.

La nostra città è piena di fragilità lavorative, che colpiscono i giovani, le lavoratrici e i lavoratori, a volte anche monoreddito, che faticano ad arrivare a fine mese e che vivono quotidianamente contesti lavorativi precari. Lo abbiamo potuto osservare dagli studi e dalle ricerche effettuate dalle organizzazioni sindacali CGIL e UIL.

Credo che Roma abbia una grandissima opportunità di migliorare il lavoro, anche con l’istituzione del salario minimo nel sistema degli appalti dell’amministrazione capitolina.   

Si può fare. Lo abbiamo visto in altre grandi città del nostro paese, dove le amministrazioni hanno saputo cogliere questa opportunità e dare una risposta vera a migliaia di lavoratori e lavoratrici.

Il salario minimo e l’allargamento di protocolli sul lavoro tutelato in altri settori economici, possono essere un fattore di promozione di un modello che faccia diventare Roma, leader tra le capitali del lavoro buono e di qualità. Perché, anche sul tema del lavoro, questa amministrazione capitolina verrà giudicata nella prossima tornata elettorale.

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